Lite shock in diretta: La Gruber senza freni mette in riga Sallusti. Ecco che gli dice – IL SUPER VIDEO

Una semplice domanda. Una domanda che, in un Paese nato dalla Resistenza, non dovrebbe essere difficile. Una domanda che invece, ancora oggi, sembra per alcuni diventare un ostacolo insormontabile.

Durante la puntata di Otto e Mezzo su La7, condotta da Lilli Gruber, il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, è stato invitato più volte a dichiararsi apertamente antifascista. Eppure, nonostante la chiarezza dell’interrogativo, Sallusti ha scelto di non rispondere, di deviare, di rifugiarsi in citazioni storiche e polemiche fuori tema.

Un momento televisivo che ha suscitato scalpore e che merita di essere raccontato nei dettagli, perché tocca il cuore stesso della nostra memoria democratica.

La domanda di Gruber: semplice, diretta, necessaria

Tutto nasce da una domanda chiara di Lilli Gruber: «Ti dichiari antifascista?».
Una domanda limpida, che arriva nel pieno delle discussioni sulle celebrazioni del 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo.
Una domanda che in qualsiasi democrazia matura troverebbe una risposta immediata: “Sì, sono antifascista”.

Ma Alessandro Sallusti sceglie un’altra strada. Anziché rispondere, comincia a parlare di Papa Ratzinger, della contestazione alla Sapienza del 2008, della Russia comunista, dell’Islam radicale. Un salto logico che nulla aveva a che vedere con l’interrogativo posto.

Gruber, con tenacia, lo riporta sulla questione: «Non sto parlando di Ratzinger. Ti chiedo: ti dichiari antifascista, sì o no?».
Sallusti tergiversa ancora: «Non cado nella tua provocazione», accusa la conduttrice. Poi, incalzato, si rifugia in una litote: «Non sono mai stato fascista».
Una risposta che non equivale ad affermare di essere antifascista, come Gruber stessa sottolinea con chiarezza.

Carofiglio e il parallelismo geniale: il fascismo come una truffa

A rendere ancora più limpido il senso della discussione ci pensa Gianrico Carofiglio, ospite in studio. Con il suo stile sobrio ma inesorabile, lo scrittore e giurista offre una spiegazione tanto semplice quanto illuminante.

Carofiglio paragona la domanda sull’antifascismo a quella che si potrebbe fare a chiunque: “Sei contrario alle truffe?”. Se qualcuno, invece di rispondere sì o no, cominciasse a dire “non ho mai truffato nessuno”, sarebbe chiaro che sta evitando di dichiarare la propria contrarietà alla truffa.
Allo stesso modo, il fascismo – come una truffa – non è una semplice opinione: è un crimine contro la libertà, contro la dignità umana, contro la democrazia.

Come ha ricordato Carofiglio, la questione è tutta qui, ed è incredibilmente semplice: si è contrari al fascismo, oppure no?

E se anche una domanda così chiara diventa “complicata” per alcuni, significa che c’è qualcosa di molto serio da interrogarsi sulla cultura politica di una parte del Paese.

La forza dei simboli, l’importanza delle parole

Non si tratta solo di retorica.
Non si tratta solo di memoria storica.
Si tratta di scegliere, oggi, da che parte stare.

Essere antifascisti non significa essere “di sinistra”, come certa propaganda vorrebbe far credere. Essere antifascisti significa riconoscere che il fascismo è stato, e resta, una violazione radicale dei diritti umani, della libertà di pensiero, della dignità delle persone.

Chiunque ami la libertà, chiunque creda nella Costituzione nata dalla Resistenza, deve essere antifascista.
Senza se e senza ma.

Non si può celebrare il 25 aprile senza riconoscere questo principio fondamentale.
Non si può costruire un futuro democratico senza affermare con chiarezza da che parte stare.

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Una domanda che resta nell’aria

Alla fine della trasmissione, la domanda di Lilli Gruber è rimasta senza una vera risposta.
Sallusti ha parlato, ha divagato, ha polemizzato, ma non ha mai detto quelle due semplici parole: “Sono antifascista”.

Un silenzio che pesa.
Un silenzio che racconta più di mille parole.
Un silenzio che ci obbliga a non abbassare la guardia.

Perché come scriveva Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.
E conoscere significa anche avere il coraggio di dire, senza paura:
“Io sono antifascista”.
VIDEO:

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