La notte elettorale è stata dominata da numeri, analisi e proiezioni, ma uno dei momenti più discussi arriva da un confronto acceso in diretta tra il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e il direttore del TG La7 Enrico Mentana. Sullo sfondo, la vittoria elettorale di Roberto Fico in Campania. Al centro del confronto: la guerra in Ucraina, il ruolo dell’Europa e la strategia — finora fallimentare — del sostegno militare illimitato a Kiev.
Il punto di frizione: la tempistica del negoziato
Conte ribadisce una posizione già nota ma estremamente divisiva:
“Il negoziato sarebbe dovuto partire nel marzo 2022, subito dopo l’aggressione russa.”
Secondo l’ex premier, l’errore dell’Unione Europea e dell’Occidente è stato puntare tutto sull’opzione militare senza avere una strategia diplomatica credibile. Una tesi che rievoca la linea adottata da alcuni Paesi non allineati, tra cui India e Brasile, e che nel panorama europeo resta minoritaria.
Conte accusa: “Ci avete venduto illusioni militari”
Il leader del Movimento usa toni forti, perfino sarcastici:
“Si vorrà dire invece che avevano ragione i governi europei a scommettere sulla vittoria militare, che l’economia russa stava crollando, che la controffensiva ucraina era efficace, che c’era un imminente cambio di regime… tutta propaganda inutile.”
Conte sostiene che la narrativa dominante, amplificata da stampa e governi, fosse basata su previsioni mai confermate: dal collasso di Mosca alla presunta impossibilità della Russia di sostenere una guerra prolungata.
Mentana interviene: “Chi ha mai parlato di cambio di regime imminente?”
A quel punto il confronto si accende. Mentana interrompe Conte contestando una delle sue affermazioni:
“Chi ha mai parlato di un cambio di regime imminente?”
Conte non arretra e rilancia:
“I titoli dei giornali italiani. Gliene farò avere un elenco. Forse Direttore si è distratto…”
Mentana replica secco:
“È il mio mestiere, lo so bene.”
Lo scambio, breve ma diretto, diventa immediatamente virale.
Non è solo divergenza geopolitica: è una collisione tra due narrazioni — quella istituzionale dei media mainstream e quella anti-escalation promossa dal Movimento 5 Stelle.
Una frattura politica e culturale
Lo scontro non è isolato: anticipa e alimenta un dibattito già aperto in Europa. Il M5S è infatti tra le poche forze politiche europee a votare sistematicamente contro le misure legate al riarmo e al finanziamento dell’industria bellica, opponendosi all’EDIP e al nuovo bilancio UE che quintuplica i fondi per la difesa.
La nuova vittoria elettorale nel Sud Italia — con Fico e Decaro — dà voce a una porzione di elettorato che chiede meno armi e più diplomazia. Su questo terreno lo scontro tra Conte e Mentana assume un significato più ampio: un confronto tra due paradigmi di politica estera.
Il peso del contesto: guerra, elezioni e consenso
Il botta e risposta arriva mentre il tema della guerra torna centrale nel dibattito pubblico. Con il conflitto fermo in una fase di stallo militare e con molte capitali europee in campagna elettorale, le strategie adottate nei primi mesi del conflitto vengono rilette alla luce dei risultati reali: nessun cessate il fuoco, nessuna riconquista significativa, nessun cambiamento politico in Russia.
Conte punta su questa lettura per presentare il M5S come l’unica forza in grado di proporre una via alternativa: stop al riarmo, apertura diplomatica, coinvolgimento multilaterale.
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Il confronto tra Mentana e Conte non è soltanto una parentesi televisiva: è il simbolo di un conflitto politico e culturale che attraversa l’Italia ed è destinato a proseguire.
Da una parte chi rivendica la linea NATO-europea come necessaria per fermare l’aggressione russa; dall’altra chi vede nell’escalation armata un vicolo cieco e chiede una svolta diplomatica.
In mezzo, l’opinione pubblica: stanca della guerra, ma ancora divisa su come fermarla.
Il dibattito è appena iniziato — e difficilmente resterà confinato agli studi televisivi.



















