È diventato rapidamente virale lo scontro andato in onda su La7 durante la trasmissione In Onda, condotta da Luca Telese. Protagonisti della polemica l’editorialista ed ex direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, e lo stesso Telese. Tema del dibattito: la tragedia di Gaza e le proposte avanzate in queste settimane da parte di Israele e sostenitori statunitensi.
Molinari ha sostenuto che l’esodo dei palestinesi dalla Striscia non possa essere definito come “deportazione forzata”, bensì come una sorta di “emigrazione volontaria”. Un’affermazione che ha provocato lo sdegno immediato del conduttore Telese, ma che soprattutto ha scatenato nelle ore successive un’ondata di critiche, amplificate da un durissimo intervento di Andrea Scanzi.
Le parole di Molinari e la replica di Telese
Durante il dibattito, Molinari ha dichiarato: “Il termine ‘forzata’ non è mai stato usato né da Trump né dal governo israeliano. Il piano prevede che i palestinesi si allontanino da Gaza e ritornino una volta che la ricostruzione sarà completata”.
Una tesi che Telese ha subito definito irricevibile: “Ma come si fa a chiamarla volontaria? Gli sparano addosso, è deportazione. Non solo ci sono i bombardamenti, ma anche carestia e fame. Parlare di emigrazione volontaria significa ignorare la realtà dei fatti”.
Lo scontro in diretta ha mostrato due visioni radicalmente opposte: da un lato, una lettura istituzionale e giustificazionista del linguaggio usato nelle relazioni diplomatiche; dall’altro, l’insistenza su ciò che accade concretamente a Gaza, dove la popolazione civile è vittima di violenze, restrizioni e bombardamenti.
L’affondo di Scanzi: “Tragicomico e moralmente irricevibile”
A commentare il dibattito è arrivato poche ore dopo Andrea Scanzi, che sui social ha demolito l’intervento di Molinari con il suo consueto stile tagliente: “Quindi per Molinari i palestinesi emigrano volontariamente da Gaza. Testuale: ‘Quella dei palestinesi da Gaza è emigrazione volontaria, non forzata’. Ora, che una delle firme più in vista di un giornale dalla storia nobilissima parli quasi come un cheerleader del peggior sionismo revisionista, ecco: la situazione mi sembra davvero pesante. Qualcosa a metà strada tra il tragicomico e il moralmente irricevibile”.
Scanzi non si è limitato a criticare il merito delle affermazioni, ma ha messo in discussione anche il profilo intellettuale dell’ex direttore di Repubblica: “Ho sempre guardato a Molinari come a una firma priva di guizzi, dialetticamente avvincente come una lavanda gastrica, intellettualmente stimolante come Marika Fruscio. Ora però siamo oltre il gusto personale: siamo davanti a un problema serio, culturale e morale”.
Un dibattito che spacca l’opinione pubblica
Il tema di Gaza continua a dividere profondamente il dibattito italiano. Da una parte, c’è chi insiste nel mantenere una linea di prudenza, sposando le formulazioni ufficiali israeliane e statunitensi; dall’altra, chi denuncia apertamente quella che definisce senza mezzi termini una deportazione, o addirittura un genocidio.
Lo scontro a In Onda ha reso plasticamente questa frattura. Il pubblico social si è schierato in larga parte con Telese, giudicando “imbarazzanti” le parole di Molinari. Ma non sono mancati commenti a difesa della necessità di attenersi al linguaggio delle diplomazie.
Il caso esploso nello studio di La7 dimostra ancora una volta come la questione palestinese sia diventata un banco di prova per giornalisti, opinionisti e politici italiani. La frase di Molinari, secondo cui quella dei palestinesi sarebbe “emigrazione volontaria”, non solo ha incendiato la discussione in diretta, ma ha anche generato un contraccolpo durissimo fuori dagli studi televisivi, con l’intervento di Andrea Scanzi che ha definito quella posizione “tragicomica e moralmente irricevibile”.
Uno scontro che resterà come uno dei momenti più controversi dell’attuale stagione televisiva, ma che soprattutto riporta al centro il dramma umanitario di Gaza e la difficoltà del nostro Paese nel trovare un linguaggio e una linea politica condivisa.
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Lo scontro tra Molinari e Telese, amplificato dall’affondo di Scanzi, non è solo un episodio televisivo, ma il riflesso di una frattura culturale e politica che attraversa l’Italia. La scelta delle parole, soprattutto quando si parla di tragedie umanitarie come quella di Gaza, non è mai neutra: definire “emigrazione volontaria” ciò che milioni di persone vivono sotto le bombe significa trasformare la semantica in un’arma politica.
Il dibattito di In Onda ha mostrato come, di fronte a un dramma globale, i media italiani oscillino tra il linguaggio delle diplomazie e la necessità di chiamare le cose con il loro nome. Ed è proprio in questa distanza – tra retorica e realtà – che si gioca la credibilità del giornalismo e della politica. Alla fine, le polemiche intorno a Molinari e Telese rischiano di passare, ma resta intatta la domanda che arde sotto le macerie di Gaza: come può l’Europa, e con essa l’Italia, continuare a tacere davanti a una crisi che ha il volto di migliaia di vittime innocenti?



















