L’attacco del rettore
La vicenda della Global Sumud Flotilla continua a incendiare il dibattito politico e mediatico in Italia. Durante la puntata di Piazzapulita andata in onda il 2 ottobre su La7, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha rivolto un durissimo attacco al ministro della Difesa Guido Crosetto, reo di aver ringraziato Israele per aver usato “la minor forza possibile” nell’abbordaggio delle navi con a bordo cittadini italiani.
Montanari, senza mezzi termini, ha definito inaudito l’atteggiamento del ministro:
“Il ministro ha ringraziato il governo israeliano per aver usato la minor forza possibile. Io non ho mai visto un governo ringraziarne un altro dopo un atto illegale. Invece di denunciare l’alleanza, richiamare l’ambasciatore e protestare con forza; grazie per aver violato il diritto internazionale, grazie per aver sequestrato dei nostri connazionali, grazie per non averli ammazzati”.
Parole che hanno acceso lo studio e innescato una reazione immediata da parte del ministro.
La telefonata di Crosetto in diretta
Pochi minuti dopo le dichiarazioni di Montanari, Crosetto ha chiesto di intervenire telefonicamente. Il suo collegamento ha però esasperato i toni, trasformandosi in un vero e proprio scontro con il conduttore Corrado Formigli.
Il ministro ha esordito sottolineando la differenza tra la realtà e le ricostruzioni mediatiche:
“Io non posso vivere la realtà che vorrei, ma devo, come ministro della Difesa, affrontare situazioni drammatiche. L’obiettivo era semplice: garantire che i nostri concittadini fossero messi in sicurezza. Ho ringraziato Israele perché l’operazione poteva essere condotta in modi molto peggiori”.
Formigli ha cercato di interromperlo per porre domande, ma il dialogo si è trasformato in un battibecco. Il giornalista ha detto: “Non siamo un citofono, ministro. Accetterà anche una domanda”. Crosetto, infastidito, ha ribattuto: “Si calmi, Formigli. Non volevo disturbare il suo giocattolo e distruggere il suo racconto”.
L’affondo finale di Montanari
Lo scontro è proseguito fino alla chiusura del collegamento. Montanari, durissimo, ha accusato Crosetto di essere complice di una narrazione funzionale a Israele:
“Propaganda, propaganda di un complice del genocidio”.
Il rettore ha insistito sul fatto che il governo avrebbe dovuto reagire con una condanna ufficiale e un richiamo diplomatico, non con parole di ringraziamento a fronte di un sequestro avvenuto in acque internazionali.
Le giustificazioni del ministro
Crosetto ha rivendicato invece la linea pragmatica dell’esecutivo, ricordando che la priorità era “evitare violenze e garantire la sicurezza degli italiani a bordo”. Ha aggiunto che il governo Meloni “non è secondo a nessuno in Europa” per gli aiuti portati negli ultimi anni alle popolazioni colpite dalla guerra in Medio Oriente.
In un secondo collegamento, stavolta a Dritto e rovescio su Rete 4, Crosetto ha mantenuto toni più moderati, ribadendo che il blocco navale israeliano “è stato considerato legittimo dall’ONU” e che “non ci sono stati feriti, stanno tutti bene”.
Una polemica destinata a crescere
L’episodio televisivo ha già suscitato reazioni politiche. L’opposizione accusa il governo di avere una posizione troppo allineata a Israele, mentre intellettuali e movimenti pacifisti parlano di “rinuncia totale alla difesa dei principi del diritto internazionale”.
Lo scontro in diretta tra Crosetto e Montanari rappresenta il simbolo di un dibattito che divide il Paese: da un lato chi chiede una linea dura contro Tel Aviv, dall’altro chi privilegia la realpolitik per proteggere i cittadini italiani coinvolti.
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Lo scontro tra Montanari e Crosetto cristallizza una frattura che attraversa politica, media e opinione pubblica: il confine tra tutela dei connazionali e rispetto del diritto internazionale diventa terreno di scontro simbolico, dove ogni parola pesa come un atto. Da un lato, l’appello del rettore a una risposta netta e coerente con i principi; dall’altro, il richiamo del ministro alla realpolitik e alla priorità della sicurezza. Ne esce un Paese diviso tra l’urgenza di una postura morale esplicita e la necessità di scelte operative immediate, con il rischio che la discussione si riduca a slogan contrapposti. Se il governo rivendica prudenza e risultati, i critici denunciano un arretramento sui valori. Il prosieguo della vicenda Flotilla — tra verifiche giuridiche, rapporti diplomatici e responsabilità politiche — dirà se l’Italia saprà tenere insieme fermezza di principi e capacità di protezione, evitando che la dialettica pubblica scada in propaganda e che la ragion di Stato diventi sinonimo di rinuncia.



















