Lo scontro shock tra Ponzani e Orsini da Sommi: “Lei è una grandissima…” e parte la bagarre – VIDEO

Il contesto: Gaza, Netanyahu e l’operazione “Carri di Gedeone”

Dopo l’annuncio, lo scorso 5 maggio, del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo gabinetto di guerra di una nuova operazione militare nella Striscia di Gaza – denominata “Carri di Gedeone” – il dibattito sull’uso del termine “genocidio” per descrivere quanto sta accadendo nel territorio palestinese è tornato al centro della scena. Un tema incandescente, che ha trovato spazio anche nell’ultima puntata di Accordi & Disaccordi, il talk politico in onda su Nove e condotto da Luca Sommi, con la partecipazione fissa di Marco Travaglio e Andrea Scanzi.

Ospiti del dibattito, due voci molto note e spesso in contrasto nel panorama intellettuale italiano: Michela Ponzani, docente di storia contemporanea a Tor Vergata, e Alessandro Orsini, professore di sociologia del terrorismo alla Luiss. Ne è scaturito un confronto teso, incentrato non solo sulla terminologia giuridica e storica, ma anche sul giudizio politico e morale da dare alla condotta di Israele.

Ponzani: “Gravissimi crimini di guerra, ma attenzione a usare il termine genocidio”

Michela Ponzani ha aperto il suo intervento con una condanna netta delle azioni del governo israeliano, ma ha voluto anche introdurre una riflessione sull’uso prudente del termine “genocidio”:

“Io starei un pochino attenta sull’uso del termine genocidio. Quello che sta accadendo a Gaza è un enorme crimine di guerra”, ha affermato.

La storica ha sottolineato le responsabilità del governo Netanyahu: bombardamenti sugli ospedali, morti tra i bambini affamati, ostacoli alla ricostruzione, fino all’ipotesi di resort di lusso costruiti sui luoghi della devastazione. “È un progetto criminale, che va al di là di qualsiasi civiltà occidentale – ha detto – noi ai morti diamo degna sepoltura, non ci costruiamo sopra il lusso sfrenato”.

Sull’uso della parola “genocidio”, Ponzani ha richiamato il rigore storico e giuridico:

“Il genocidio è l’eliminazione pianificata, scientifica di un popolo. È accaduto nel cuore dell’Occidente, nella Germania nazista, alimentata dal veleno dell’antisemitismo. Usare quel termine con leggerezza rischia di annacquarne il significato”.

Orsini: “Altro che crimini di guerra, questo è un genocidio pianificato”

Molto diversa la posizione di Alessandro Orsini, che ha ribaltato la premessa stessa della discussione:

“A Gaza non ci sono crimini di guerra, semplicemente perché non c’è una guerra: non ci sono due eserciti che si scontrano”.

Per Orsini, l’asimmetria tra l’esercito israeliano – “ipertecnologico” – e la popolazione palestinese è il primo segnale che avvicina la situazione alla definizione di genocidio. A sostegno della sua tesi ha citato dichiarazioni recenti di esponenti del governo israeliano:

“Il ministro Smotrich ha detto pochi giorni fa: ‘Gaza sarà completamente distrutta. Stiamo sparando sui civili per costringerli ad andarsene’. Questa è pianificazione, è scientificità. È genocidio”.

Quando Ponzani ha replicato – “Sparare sui civili non è già un crimine di guerra?” – Orsini ha risposto stizzito: “Lei è inelegante se continua a interrompermi”, provocando un acceso scambio tra i due.

Orsini ha poi denunciato l’intesa tra il governo israeliano e l’amministrazione Trump, che secondo lui punta a deportare oltre un milione di palestinesi da Gaza, impedendo loro il ritorno.

“Questa è pulizia etnica, ma le scienze sociali faticano spesso a distinguere tra pulizia etnica e genocidio, perché i due concetti si sovrappongono”, ha concluso.

Due approcci, due sensibilità: rigore giuridico o denuncia morale?

Lo scontro tra Michela Ponzani e Alessandro Orsini ha messo in luce due modi diversi di leggere la tragedia in corso a Gaza. Da una parte, la storica che invita a pesare le parole per non svuotare di significato termini carichi di responsabilità storiche come “genocidio”; dall’altra, il sociologo che, di fronte ai fatti, chiede un linguaggio che rifletta la portata eccezionale dell’orrore.

Entrambi condannano duramente le politiche del governo israeliano, ma divergono sul livello semantico e simbolico del giudizio. Il confronto si è acceso proprio su questo crinale: l’urgenza morale di denunciare uno sterminio con parole forti, contro il timore di compromettere il rigore storico e giuridico nell’uso di concetti definiti dal diritto internazionale.

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Conclusione: parole che dividono, orrori che uniscono

Al di là delle differenze di approccio, lo scontro tra Ponzani e Orsini fotografa l’impotenza dell’intellettuale di fronte a un orrore che sembra non trovare argini. Crimine di guerra o genocidio, poco cambia nella sostanza della tragedia: migliaia di morti civili, un territorio devastato, un’umanità che perde ogni giorno un pezzo di sé.

In fondo, il vero problema non è tanto come chiamare Gaza, ma il fatto che Gaza continui a bruciare sotto gli occhi del mondo. E che i silenzi – istituzionali, politici, diplomatici – pesino spesso più delle parole che si scontrano nei talk show.
VIDEO:

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