Durissimo l’intervento di Luca Sommi, ospite a L’Aria Che Tira su La7, che ha accusato senza mezzi termini il premier israeliano Benjamin Netanyahu di nascondere la verità sul conflitto in corso a Gaza.
“Netanyahu non vuole che i giornalisti internazionali entrino a Gaza – ha affermato Sommi – perché non vuole che il mondo veda cosa sta succedendo. È genocidio, e il motivo della censura è esattamente questo”.
Secondo Sommi, l’esclusione dei reporter stranieri non è un dettaglio secondario, ma una strategia precisa: impedire testimonianze indipendenti e mantenere il controllo totale sul racconto mediatico della guerra.
La censura come arma di guerra
Il giornalista ha ricordato che dall’inizio dell’offensiva israeliana sono morti oltre duecento cronisti locali, mentre i pochi filmati che arrivano all’opinione pubblica mondiale provengono quasi esclusivamente da cittadini palestinesi armati solo dei loro smartphone. “Se ci fosse trasparenza – ha detto Sommi – la stampa internazionale avrebbe libero accesso. Invece no: si oscura tutto, perché ciò che accade è troppo grave da mostrare”.
Anche Iacchetti: “Una deportazione che ricorda Auschwitz”
Un’eco simile è arrivata anche da Enzo Iacchetti, che nei giorni scorsi aveva parlato con toni altrettanto duri della situazione in Medio Oriente. Il comico e conduttore ha denunciato il silenzio e l’ipocrisia della politica italiana, richiamando la memoria della Shoah:
“La deportazione dei palestinesi ricorda quella degli ebrei verso Auschwitz – ha detto Iacchetti –. Oggi avviene a piedi, con i carri armati alle spalle che li cacciano dalla loro terra. Il nostro governo si indigna un po’, ma poi tace, senza muovere un dito per fermare questo assassino”.
Un paragone forte, che sottolinea la gravità di quanto sta accadendo e la necessità di non voltarsi dall’altra parte.
La memoria storica e l’attualità
Sommi ha richiamato un precedente storico importante: nel 1982, durante il massacro nei campi di Sabra e Shatila, il generale israeliano Ariel Sharon vietò l’accesso alla stampa internazionale per impedire che le immagini dei massacri arrivassero al mondo. “Quello che succede oggi – ha ricordato Sommi – è la prosecuzione di un vizio antico: controllare l’informazione per nascondere le proprie responsabilità. La differenza è che oggi esistono i social, e nonostante il bavaglio imposto, l’orrore riesce comunque a trapelare”.
Bambini senza acqua né cibo
Le denunce non si fermano alla censura. Sommi e Iacchetti hanno entrambi insistito sulla condizione dei civili palestinesi: bambini piccolissimi che muoiono di fame e sete, ospedali al collasso, soccorsi fermi ai confini. “Siamo di fronte a un crimine contro l’umanità – ha dichiarato Sommi – e non si può minimizzare parlando di operazioni militari. A Gaza stanno morendo neonati, donne, anziani. È un genocidio”.
La critica al governo italiano
Entrambi hanno puntato il dito anche contro la politica italiana, accusata di ipocrisia. Secondo Sommi e Iacchetti, l’Italia continua a mantenere rapporti diplomatici e militari con Israele, senza spingere per sanzioni, embargo sulle armi o riconoscimento dello Stato di Palestina. Una posizione che, a loro avviso, rende il nostro Paese complice di un massacro.
Le parole di Luca Sommi e Enzo Iacchetti hanno riportato al centro del dibattito pubblico italiano il tema della censura, della responsabilità internazionale e della memoria storica. Entrambi hanno rotto il silenzio che spesso avvolge Gaza, denunciando quello che definiscono senza esitazione “un genocidio nascosto”.
E mentre i governi occidentali continuano a esprimere indignazioni a metà, tra frasi di circostanza e assenza di azioni concrete, le voci di chi osa parlare apertamente diventano un punto di riferimento per chi non vuole rassegnarsi all’oblio.
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L’intervento di Luca Sommi e le parole di Enzo Iacchetti hanno squarciato il velo di ipocrisia che avvolge la tragedia di Gaza, riportando con forza al centro il tema della verità e della memoria. La denuncia della censura imposta da Netanyahu e il richiamo a episodi storici come Sabra e Shatila mostrano come il controllo dell’informazione diventi, ancora oggi, un’arma di guerra. Il parallelo con Auschwitz, per quanto doloroso, mette in luce la gravità di una deportazione che priva un popolo della propria terra e della propria dignità.
In un panorama politico segnato da mezze parole e indignazioni di facciata, le voci di Sommi e Iacchetti rappresentano un atto di coraggio civile: ricordano che la verità non può essere messa a tacere e che il silenzio equivale a complicità. Gaza non è un capitolo distante, ma una ferita che interroga la coscienza di tutti.




















