Luca Sommi epico contro le querele fatte a Ranucci – Ecco come asfalta il cdx – VIDEO

Il giornalista attacca la classe politica dopo la bomba sotto l’auto del conduttore di Report e la multa da 150 mila euro: “Chi querela i giornalisti per zittirli deve pagare. Serve una legge subito”

Un durissimo atto d’accusa quello lanciato da Luca Sommi nel suo ultimo video, diventato virale in poche ore.
Il giornalista, intervenendo sul suo canale per commentare l’attentato a Sigfrido Ranucci e la successiva multa di 150 mila euro inflitta al programma Report, ha denunciato senza mezzi termini l’ipocrisia della politica italiana:

“Tutti pronti a dire ‘solidarietà’ dopo la bomba sotto l’auto, ma nessuno che abbia ancora ritirato le querele temerarie contro Ranucci. È la solita recita, la solita propaganda. Le belle parole non bastano più.”

“Solidarietà sì, ma togliete le querele: quello sarebbe un vero gesto politico”

Sommi ha ricordato come, dopo l’attentato che ha rischiato di uccidere Ranucci e la figlia, tutte le forze politiche abbiano espresso sostegno e vicinanza al giornalista:

“Nella piazza di Roma c’erano tutti — dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte all’Alleanza Verdi-Sinistra, fino a esponenti di Fratelli d’Italia. Tutti a dire che la libertà di stampa è sacra. Bene, allora dimostratelo.”

Poi l’affondo:

“Il primo vero segnale di solidarietà sarebbe ritirare le cause temerarie contro Report.
Quelle querele non servono a difendere l’onore, ma a intimidire il giornalismo d’inchiesta.
Se davvero la politica vuole difendere la libertà di informazione, deve iniziare da lì, non da un tweet o da un applauso in piazza.”

Sommi propone anche una riforma urgente della legge:

“Basterebbero quattro righe: chi fa una causa in malafede contro un giornalista e il giudice la riconosce infondata, paga lui. Paga la stessa cifra che chiede come risarcimento.
È una regola di civiltà, non un favore ai giornalisti.”

 

“Le cause temerarie servono solo a zittire chi indaga sul potere”

Sommi ha spiegato come il meccanismo delle querele civili e penali venga spesso usato per imbavagliare la stampa:

“Quando un giornalista riceve una causa per diffamazione o per danni d’immagine, anche se sa di aver detto il vero, è costretto a difendersi per anni.
Deve mettere da parte soldi, bloccare i beni, e intanto non può più parlare di quel tema. È una forma di censura legale.”

Il giornalista ha ricordato che “il 99% delle cause temerarie si chiude nel nulla”, ma intanto il danno è fatto: “Chi indaga sul potere viene messo sotto pressione, spaventato, spinto al silenzio. Questo è il vero veleno per la democrazia.”

“Una multa mai vista: 150 mila euro per Report. È un messaggio intimidatorio”

Nella parte finale del suo video, Sommi ha commentato la decisione del Garante della Privacy, che ha inflitto a Report e a Sigfrido Ranucci una sanzione da 150 mila euro per la diffusione di un audio privato tra l’attuale ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la sua ex moglie, relativo al cosiddetto caso Boccia.

“Non si era mai vista una multa del genere nella storia del giornalismo italiano. Le sanzioni più alte erano di 30 o 50 mila euro. Qui parliamo di una cifra tripla.
È un messaggio intimidatorio, un modo per dire ai giornalisti: non toccate il potere.”

Sommi ha ricordato che Report ha rimosso l’audio dal sito dopo la richiesta della Rai, ma non per ammissione di colpa:

“Lo ha fatto per rispetto delle regole aziendali. Ma il punto è un altro: quel servizio riguardava un ministro, un uomo pubblico che aveva giurato sulla Costituzione.
Se un ministro si dimette per ragioni che toccano il suo ruolo istituzionale, io, cittadino italiano, ho diritto di sapere perché.”

“Ranucci non guarda in faccia a nessuno: la politica impari da lui”

Nel suo monologo, Sommi ha difeso con forza l’imparzialità del lavoro giornalistico di Ranucci:

“Report non è un programma di parte. Ranucci ha indagato sulla destra, sulla sinistra, sul potere economico e su quello mafioso.
Ma la differenza è che quando tocca un politico di destra, scattano subito le querele e le accuse di complotto.
Quando tocca un politico di sinistra, si fa finta di niente. È lo specchio di un Paese malato.”

E ancora:

“Non c’è un braccio di ferro tra politica e magistratura. C’è un braccio di ferro tra la destra e la giustizia, tra la destra e il giornalismo libero.
La sinistra, quando viene colpita, si difende in tribunale. La destra, invece, reagisce attaccando i giudici e querelando i giornalisti.”

“Basta ipocrisie: servono fatti, non tweet”

Il commento di Sommi si chiude con un appello alla responsabilità collettiva:

“Chi oggi dice ‘siamo tutti Ranucci’ deve dimostrarlo con i fatti.
La politica deve cancellare le sue querele e approvare una legge contro gli abusi giudiziari sui giornalisti.
Altrimenti, tutta questa solidarietà è solo fumo. È ipocrisia.”

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VIDEO:

Il video di Luca Sommi, dal titolo “Sostegno a Ranucci? Una multa da 150 mila euro”, è diventato in poche ore uno dei più commentati sui social, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e reazioni indignate.
Nel suo intervento, Sommi trasforma un episodio giudiziario in un atto d’accusa politico: la libertà di stampa non può essere difesa solo a parole, ma con leggi, coraggio e coerenza.

“Chi querela per intimidire deve pagare. E chi governa deve scegliere da che parte stare: con la libertà o con la paura.”

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