Roma, 25 settembre 2025 – Lo scontro politico sulla Global Sumud Flotilla si accende e si sposta anche sul terreno del dibattito mediatico. Dopo le parole della premier Giorgia Meloni, che aveva definito la missione internazionale verso Gaza “un atto irresponsabile”, il giornalista e opinionista Luca Sommi ha replicato con un intervento netto durante la trasmissione Agorà su Rai 3, ribaltando il concetto di responsabilità e puntando il dito contro l’inerzia della politica internazionale.
L’irresponsabilità secondo Sommi
“Io ho un altro concetto di irresponsabilità – ha esordito Sommi – ed è quello di non prevedere sanzioni per uno Stato come Israele che sta sterminando dei civili. Penso che sia irresponsabile non aiutare una popolazione, in particolare l’infanzia di una popolazione”.
Il giornalista ha poi ricordato la condizione drammatica della Striscia: “A Gaza ci sono giovanissimi, bambini. Non aiutarli, lasciarli senza acqua, cibo, ospedali, medicinali, senza un tetto di fronte all’inverno: questa è l’irresponsabilità vera”.
La natura della Flotilla
Sommi ha voluto chiarire la natura della missione, accusata dal governo di essere una “provocazione politica”:
“La Flotilla non nasce a caso per fare propaganda. Propaganda di che cosa? La Flotilla nasce per sopperire all’impotenza della politica, a quello che non riescono a fare i governi. Governare vuol dire gestire le situazioni di crisi, e laggiù c’è una crisi umanitaria spaventosa, con centinaia di migliaia di bambini che non hanno pane e acqua”.
Un’iniziativa civile, dunque, che prova a colmare il vuoto lasciato dalla comunità internazionale: “Si trovano dei civili che, con grande coraggio e sprezzanti del pericolo, partono con delle navi per dare un segnale alla politica: quando c’è un bambino in difficoltà il mondo si dovrebbe fermare. Bisogna portargli l’acqua e il pane”.
“Un segnale politico, non una provocazione”
Il giornalista ha riconosciuto i limiti dell’operazione, ma ha rivendicato la sua portata simbolica: “È certo che quello che hanno su quelle barche non risolverà il problema di Gaza, ma è un segnale politico, non di provocazione. È un segnale per dire ai governi: vi rendete conto di ciò che sta accadendo laggiù e di quello che non siete in grado di fare?”.
Lo scontro con il governo
Le parole di Sommi si inseriscono in un clima di forti tensioni politiche. Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno bollato la Flotilla come una missione “irresponsabile” e potenzialmente pericolosa, giustificando la presenza di navi militari italiane nel Mediterraneo come scorta di sicurezza. Un’interpretazione contestata da ampi settori dell’opposizione e da numerosi osservatori, che vedono nella Flotilla un atto di resistenza civile di fronte all’assedio di Gaza.
La polemica è destinata a crescere: da una parte il governo, che teme incidenti diplomatici e rivendica la linea della fermezza, dall’altra chi come Sommi accusa l’esecutivo di nascondersi dietro la retorica della sicurezza per giustificare l’immobilismo politico. Nel mezzo, il Mediterraneo che resta teatro di tensioni, e una popolazione civile a Gaza che continua a pagare il prezzo più alto.
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In conclusione, l’intervento di Luca Sommi ribalta il frame governativo: irresponsabile non è chi tenta di portare aiuti, ma chi lascia una popolazione senza acqua, cibo e cure mentre evita scelte politiche concrete. La Flotilla, pur nei suoi limiti materiali, diventa così un segnale politico di umanità che denuncia il vuoto della diplomazia e interpella i governi sul loro dovere di proteggere i civili. Continuare a brandire la “sicurezza” come alibi per l’immobilismo non fermerà l’indignazione pubblica né allevierà la crisi a Gaza: o si agisce con misure reali—cessate il fuoco, corridoi e sanzioni efficaci—oppure la distanza fra palazzi e opinione pubblica è destinata ad allargarsi.



















