Luisella Costamagna dà una lezione ad Alessandro Sallusti in TV – VIDEO EPICO

Lo scontro in diretta a È sempre Cartabianca

La puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4 si è trasformata in un acceso duello televisivo tra Luisella Costamagna e Alessandro Sallusti, direttore di Libero. Tema del contendere: il valore di Bella Ciao, il canto partigiano che ha accompagnato la lotta di liberazione dal nazifascismo e che ancora oggi risuona nelle piazze di mezzo mondo come inno universale alla libertà.

Sallusti, già nei giorni scorsi sulle colonne di Libero, aveva definito Bella Ciao “una canzone retorica, divisiva e persino omicida”. A suo dire, “una retorica partigiana che non ha più senso e che alimenta odio politico”. Parole che hanno scatenato la reazione durissima della giornalista.

Costamagna: “La libertà non è propaganda”

“Bella Ciao non uccide nessuno, anzi tiene in vita la memoria della nostra democrazia”, ha ribattuto Costamagna nello studio di Rete 4. “È il canto di chi ha combattuto e perso la vita per restituirci libertà e diritti. Non è un inno di parte, ma un patrimonio universale. Oggi lo cantano in Iran le donne che lottano per i loro diritti, lo cantano in Ucraina, lo cantano in America Latina. Se per lei è retorica, significa che vuole cancellare la memoria storica”.

Parole accolte da un lungo applauso del pubblico, mentre Sallusti tentava di ribadire che la sinistra avrebbe “strumentalizzato per decenni” il brano.

Lezioni di pacifismo a senso unico

Costamagna ha poi messo il dito nella piaga: “Lei, direttore, parla di Bella Ciao come se fosse un inno alla violenza, ma dimentica i suoi stessi editoriali. Appena pochi giorni fa, commentando l’omicidio di Charlie Kirk, scriveva che non bisognava ‘giustificare’ ma che in fondo quelle opinioni aberranti erano da condannare. Eppure, quelle stesse opinioni – razziste, discriminatorie – oggi le difende indirettamente attaccando chi si oppone al fascismo. È una contraddizione che non può reggere”.

L’affondo ha gelato Sallusti, che si è trincerato dietro la solita accusa alla “sinistra moralista”, mentre Costamagna ha continuato a rivendicare il valore del canto partigiano come “atto di civiltà, non di morte”.

L’ipocrisia della destra

La vicenda mostra ancora una volta il paradosso del dibattito pubblico italiano: esponenti e commentatori vicini alla destra che da un lato evocano la necessità di toni pacati, dall’altro bollano come “omicida” un canto che incarna il sacrificio di chi ha liberato l’Italia dal nazifascismo.

“Non è Bella Ciao ad alimentare odio – ha concluso Costamagna – ma la propaganda di chi tenta di riscrivere la storia per giustificare le proprie debolezze politiche di oggi. La Resistenza non si tocca, è la radice della nostra Repubblica”.

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La polemica su Bella Ciao conferma come in Italia la memoria storica sia ancora terreno di scontro politico. Da un lato, chi tenta di sminuire o denigrare il valore di un canto simbolo della Resistenza, dall’altro chi ne difende il significato universale come patrimonio di libertà e democrazia.

Lo scontro tra Costamagna e Sallusti a È sempre Cartabianca non è stato solo un duello televisivo, ma il riflesso di una frattura più profonda: quella tra chi considera la Resistenza un capitolo “divisivo” e chi la riconosce come fondamento della Repubblica.

Nel difendere con forza il valore di Bella Ciao, Costamagna ha rimesso al centro un messaggio semplice ma essenziale: non si tratta di propaganda, ma di memoria collettiva, di un canto che continua a unire popoli e movimenti in lotta per i diritti. Ed è proprio questo il punto che rende scomodo il brano a certa destra: la sua forza simbolica, capace di sopravvivere al tempo e di parlare ancora oggi di libertà, giustizia e resistenza all’oppressione.

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