C’è un dato che, più degli altri, racconta che il clima politico non è immobile. Non c’è alcun sorpasso, non c’è alcun terremoto, ma nel nuovo quadro degli orientamenti di voto qualcosa si muove davvero. La maggioranza continua a restare davanti, con Fratelli d’Italia primo partito e Giorgia Meloni ancora saldamente in testa. Eppure, nel dettaglio delle variazioni, emerge un segnale politico preciso: cresce il Movimento 5 Stelle, cresce il Partito Democratico, cresce una parte dell’area di opposizione, mentre il partito della premier arretra leggermente e aumenta anche la quota di chi oggi non si esprime.
È da qui che bisogna partire per leggere il sondaggio SWG del 9 marzo 2026: non dalla fotografia statica, ma dai piccoli scarti che iniziano a dire molto sullo stato dei partiti, sul peso di Giuseppe Conte e sulla capacità delle opposizioni di tornare a occupare uno spazio più competitivo.
Fratelli d’Italia resta primo partito, ma perde terreno
Il primo dato da registrare è che Fratelli d’Italia resta nettamente la prima forza politica del Paese con il 29,4%. È una quota ancora alta, che conferma il primato del partito di Meloni e il ruolo centrale della premier nel sistema politico italiano. Ma rispetto alla rilevazione del 2 marzo il partito cala di 0,4 punti, scendendo dal 29,8 al 29,4.
Non si tratta di un crollo, naturalmente. Però è un segnale da non sottovalutare. Quando un partito che guida il governo perde consenso mentre quasi tutte le principali forze di opposizione tengono o crescono, il messaggio politico è chiaro: una parte dell’elettorato non si sta più muovendo in una sola direzione.
Fratelli d’Italia, insomma, continua a dominare, ma non appare più in piena espansione. E in una fase segnata da tensioni internazionali, guerra, inflazione, prezzi dei carburanti e referendum, ogni piccolo arretramento diventa un indicatore da osservare con attenzione.
Il Pd cresce ancora, ma è il M5S a lanciare il segnale politico più forte
Il Partito Democratico sale al 21,8%, guadagnando 0,2 punti rispetto al 21,6 della settimana precedente. È una crescita contenuta, ma conferma una certa solidità del secondo partito italiano. Il Pd resta la principale forza di opposizione sul piano numerico e continua a mantenere una distanza rilevante rispetto a chi insegue.
Ma il dato politicamente più interessante, in questa rilevazione, riguarda soprattutto il Movimento 5 Stelle. Il partito guidato da Giuseppe Conte sale al 12%, in aumento di 0,3 punti rispetto all’11,7 precedente. È una crescita più marcata di quella del Pd e, soprattutto, arriva in una fase in cui Conte sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più netto come voce alternativa al governo su guerra, politica estera, costo della vita e giustizia.
Il 12% non riporta il M5S ai livelli del passato, ma rafforza l’idea che Conte resti oggi uno dei pochi leader dell’opposizione capaci di intercettare disagio, protesta e malcontento sociale in modo riconoscibile. Ed è proprio questo l’elemento che rende il dato più pesante di quanto sembri.
Conte consolida il suo spazio
Il Movimento 5 Stelle cresce mentre il quadro complessivo resta molto frammentato. Questo significa che Conte non sta semplicemente beneficiando di oscillazioni casuali, ma sembra consolidare una base politica che torna a premiarlo.
In una settimana segnata da polemiche sul ruolo dell’Italia nello scenario internazionale, dalle critiche alla gestione del governo e dalle tensioni attorno al referendum sulla giustizia, il leader pentastellato sembra riuscire a parlare a una fascia di elettorato che non si riconosce né nella linea del governo né in una opposizione troppo istituzionale.
Il dato del M5S, letto insieme alle ultime prese di posizione pubbliche di Conte, racconta proprio questo: il tentativo di occupare uno spazio netto, conflittuale, identitario. Uno spazio che gli consente di tornare a crescere e di restare centrale nella competizione interna al fronte alternativo al centrodestra.
L’opposizione, nel complesso, manda un segnale
Se si guarda alle principali forze di opposizione presenti in tabella, il quadro è abbastanza eloquente. Il Pd cresce di 0,2, il M5S cresce di 0,3, Italia Viva cresce di 0,2, Azione resta stabile al 3,3, +Europa resta stabile all’1,5. Verdi e Sinistra cala leggermente di 0,1, ma resta su un valore significativo del 6,8%.
Questo significa che, nella sostanza, l’area dell’opposizione non arretra. Anzi, nel suo complesso mostra un piccolo ma visibile rafforzamento. Non c’è ancora una traduzione automatica in un’alternativa di governo compatta, e non ci sono i numeri per parlare di sfida aperta alla maggioranza. Ma il messaggio politico esiste: il blocco alternativo non è fermo, e in alcune sue componenti torna perfino a crescere.
La sensazione è che il quadro si stia lentamente ricomponendo attorno a un equilibrio diverso da quello visto nei mesi precedenti, quando Meloni sembrava allargare quasi da sola il proprio vantaggio.
La maggioranza tiene, ma non avanza tutta insieme
Dentro il centrodestra i dati sono più misti. Forza Italia scende all’8,2%, perdendo 0,2 punti. La Lega invece sale al 6,8%, guadagnandone 0,2. Noi Moderati resta fermo all’1%. Il saldo complessivo racconta quindi una coalizione che resta competitiva ma non omogeneamente in crescita.
Anche questo è un passaggio importante. Quando il partito della premier arretra, Forza Italia cala e solo la Lega recupera qualcosa, significa che l’area di governo non sta vivendo una fase di slancio generale. Tiene la struttura, tiene il primato, ma manca un’espansione politica diffusa.
È la differenza tra essere ancora forti ed essere in una fase di avanzata. In questo momento, dai numeri, la maggioranza sembra appartenere più alla prima categoria che alla seconda.
Il dato che pesa: aumentano gli indecisi e chi non si esprime
C’è poi un numero che andrebbe letto quasi con la stessa attenzione dei partiti: il 30% di chi non si esprime. Era il 28% una settimana fa. Sale quindi di 2 punti.
È un aumento significativo, perché racconta una fascia di elettorato ampia, mobile, irrisolta. Non è detto che si tratti di voti “contro” il governo, ma è certamente un segnale di incertezza, di distanza o di sospensione del giudizio. E in politica, quando cresce l’area degli indecisi, significa che il consenso non è del tutto consolidato.
Questo 30% è il vero grande serbatoio potenziale delle prossime settimane. Chi riuscirà a parlare a questa zona grigia, a convincerla, a mobilitarla, potrà cambiare molto più di quanto oggi dicano gli scarti di pochi decimali tra un partito e l’altro.
I partiti centristi restano piccoli, ma Italia Viva sale
Nel campo centrista la situazione resta frammentata. Azione è stabile al 3,3. Italia Viva sale al 2,4 dal 2,2. +Europa resta all’1,5. Sono numeri ancora lontani da una soglia di vera centralità politica autonoma, ma raccontano una microdinamica interessante, soprattutto per Matteo Renzi, che registra una lieve crescita.
Resta però evidente che il vero asse della contesa continua a stare altrove: tra la leadership di Meloni da una parte e il tentativo delle opposizioni maggiori, soprattutto Pd e M5S, di costruire una risposta credibile dall’altra.
Cosa dice davvero questo sondaggio
Questo sondaggio non dice che il governo è in crisi. Non dice che il centrodestra è stato raggiunto. Non dice nemmeno che l’opposizione abbia trovato una formula vincente. Ma dice una cosa precisa: il vantaggio della maggioranza non si sta allargando e, anzi, alcune delle forze che la contrastano tornano a dare segni di vitalità.
Il dato più netto, sotto questo profilo, è quello del Movimento 5 Stelle. Conte cresce, torna a guadagnare terreno e si conferma un protagonista che non può essere archiviato. Il Pd cresce a sua volta e resta il perno numerico dell’opposizione. Il centrodestra, invece, conserva il primato ma non trasmette una sensazione di ulteriore espansione.
In una fase politica compressa da guerra, crisi internazionale, pressione economica interna e campagna referendaria, questi segnali possono contare molto più dei numeri assoluti.
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Il quadro resta aperto
La fotografia del 9 marzo 2026 ci consegna dunque un’Italia politica ancora guidata da Meloni, ma meno granitica di qualche settimana fa. Fratelli d’Italia resta primo partito, il Pd consolida il secondo posto, il M5S rialza la testa, il centrodestra non sfonda, gli indecisi aumentano.
È ancora presto per parlare di inversione di tendenza. Ma è abbastanza per dire che il quadro non è fermo. E quando il quadro si rimette in movimento, anche pochi decimali diventano un indizio politico pesante.
Conte lo sa bene, ed è probabilmente questo il dato che oggi interessa di più il campo dell’opposizione: nel momento in cui cresce il suo partito e si incrina, anche solo di poco, la spinta del partito della premier, la partita smette di sembrare scritta in anticipo.



















