Un lutto profondo scuote la politica italiana e, insieme, il mondo della ricerca e dell’università. Luigi Nicolais è morto a 83 anni: ingegnere chimico, docente, scienziato di profilo internazionale, è stato ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica amministrazione nel governo Prodi II e presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) dal 2012 al 2016.
La notizia ha riportato al centro una figura “di confine” rara nella vita pubblica italiana: uno studioso abituato ai laboratori e alle aule universitarie, ma capace anche di tradurre il linguaggio dell’innovazione in scelte istituzionali, amministrative e politiche. Non un passaggio episodico, ma un percorso coerente: per anni Nicolais ha incarnato l’idea che scienza e decisione pubblica non siano mondi separati, e che il Paese possa crescere solo se la conoscenza diventa infrastruttura civile.
Dalle origini in Campania alla Federico II: la formazione e la carriera accademica
Nicolais era nato a Sant’Anastasia (Napoli) il 9 febbraio 1942. Si era laureato in Ingegneria alla Federico II di Napoli, l’ateneo a cui resterà legato per tutta la vita, fino a diventare professore ordinario di Tecnologie dei polimeri.
Il suo campo di lavoro – i materiali, i polimeri, i compositi – è uno di quelli in cui la ricerca non resta teoria: entra nell’industria, nella manifattura avanzata, nelle tecnologie della salute, nella sostenibilità, nelle applicazioni aerospaziali. In quella frontiera Nicolais si è costruito reputazione e autorevolezza, con una produzione scientifica ampia e riconoscibile, e con ruoli di responsabilità anche nel sistema della ricerca pubblica.
Accanto all’attività in Italia, ha avuto anche esperienze negli Stati Uniti: ha insegnato e lavorato in ambito accademico all’University of Washington e all’University of Connecticut, consolidando un profilo internazionale che in seguito sarà centrale anche quando si muoverà nelle istituzioni.
Il Cnr e la ricerca pubblica: una leadership nel cuore del sistema scientifico
Nel suo percorso un capitolo cruciale è quello legato al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Nicolais ha diretto strutture e progetti nel perimetro del Cnr ben prima della presidenza, fino a guidare l’ente dal 2012 al 2016, in una stagione delicata per la ricerca italiana, segnata dalla necessità di restare agganciati ai programmi europei, sostenere i giovani ricercatori e rafforzare i legami tra università, centri pubblici e imprese.
Il suo nome è associato a un’idea precisa: la ricerca come “catena di valore” nazionale, dove i risultati scientifici devono poter diventare trasferimento tecnologico, competitività, innovazione nei servizi pubblici e crescita sociale. È una visione che torna con forza anche nelle parole e nei ricordi arrivati nelle ore successive alla sua scomparsa.
Dal governo regionale al Parlamento: l’ingresso in politica
L’impegno politico e istituzionale di Nicolais non è stato una parentesi improvvisata. Dal 2000 al 2005 è stato assessore regionale in Campania con deleghe legate a università, ricerca e innovazione nella giunta guidata da Antonio Bassolino.
Nel 2006 entra nel governo Prodi II come ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica amministrazione (incarico mantenuto fino al 2008), in una fase in cui il tema della modernizzazione dello Stato – digitalizzazione, semplificazione, efficienza amministrativa – stava diventando decisivo per la competitività del Paese.
Successivamente viene eletto deputato (2008-2012), portando in Parlamento un profilo tecnico-scientifico non comune: la convinzione che la politica debba dotarsi di strumenti e competenze per governare l’innovazione, non inseguirla.
IMAST, Città della Scienza e la cultura dell’innovazione
Tra i tratti distintivi di Nicolais c’è l’aver investito molto su strutture e reti dedicate al trasferimento tecnologico. È stato fondatore e presidente dell’IMAST, distretto tecnologico sui materiali polimerici e strutture, e ha guidato anche realtà simboliche come la Città della Scienza di Napoli, lavorando su un’idea di divulgazione e cultura scientifica che non fosse accessoria, ma strategica per la società.
Un altro tassello è il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, che riunisce ricercatori italiani altamente citati a livello internazionale: Nicolais ha contribuito a fondarlo ed è stato indicato tra le figure più autorevoli della comunità scientifica nazionale.
Il cordoglio: “Un’impronta indelebile”
Tra i messaggi più significativi, quello della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha ricordato Nicolais per competenza, passione, senso delle istituzioni e capacità di unire visione scientifica e responsabilità pubblica.
Parole che sintetizzano bene il tratto forse più raro del suo profilo: la credibilità in due mondi che spesso si parlano poco. Da un lato la comunità accademica e della ricerca, dall’altro la macchina pubblica e l’arena politica. Nicolais, nel corso degli anni, è stato percepito come uno che non “prestava” la scienza alla politica per legittimarla, ma che provava a portare nella politica il metodo: analisi, progettazione, orizzonte di lungo periodo.
Camera ardente e funerali: gli appuntamenti a Napoli
L’ultimo saluto si terrà a Napoli. I funerali sono previsti martedì 13 gennaio alle ore 16 nella Basilica di Santa Chiara.
La camera ardente è stata allestita nell’Aula Pessina dell’Università Federico II, a partire dal pomeriggio di oggi, e riaprirà domani mattina fino al trasferimento del feretro in chiesa.
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Un’eredità che resta: scienza come “bene pubblico”
Al di là degli incarichi, resta la sostanza: Nicolais ha rappresentato una stagione e un’idea. Che l’Italia, per non perdere terreno, debba trattare la ricerca non come capitolo marginale, ma come bene pubblico: qualcosa che tiene insieme sviluppo economico, qualità della vita, servizi più efficienti, e persino la tenuta democratica, perché la conoscenza riduce disuguaglianze e amplia le opportunità.
Ecco perché la sua morte viene letta come un lutto doppio – politico e scientifico – e perché il cordoglio coinvolge mondi diversi. Luigi Nicolais non è stato soltanto un ex ministro o un ex presidente del Cnr: è stato uno dei volti più riconoscibili di quel tentativo, difficile ma necessario, di far dialogare in modo serio istituzioni e sapere.



















