24 aprile 2025 – In una mossa che sta scuotendo le fondamenta istituzionali dell’Unione Europea, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha deciso di tirare dritto sul piano di riarmo ReArm EU, ignorando il parere contrario dell’ufficio legale del Parlamento europeo e il voto unanime della commissione giuridica (JURI) dell’Eurocamera. La Commissione, infatti, ha confermato che la proposta legislativa SAFE – che prevede prestiti fino a 150 miliardi di euro per potenziare l’industria della difesa – sarà approvata solo da Commissione e Consiglio, escludendo il Parlamento.
Una scelta che ha già fatto parlare di “scandalo democratico” e che potrebbe aprire una crisi senza precedenti tra le istituzioni dell’Unione.
Il ricorso all’articolo 122: l’escamotage contestato
Secondo il portavoce della Commissione, Thomas Regnier, il fondamento giuridico di tale scelta risiederebbe nell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che consente misure straordinarie in caso di “gravi difficoltà” per uno o più Stati membri. “Ci troviamo di fronte a un rischio reale per la sicurezza dell’Unione”, ha dichiarato, “ed è per questo che la Commissione ha proposto un nuovo strumento per consentire agli Stati membri di acquistare congiuntamente beni per la difesa”.
Ma l’ufficio legale del Parlamento ha bocciato l’interpretazione della Commissione, definendo il ricorso all’articolo 122 “scarsamente motivato” e “non appropriato”. Secondo il parere giuridico, infatti, l’articolo in questione non può essere invocato per coprire l’intera architettura del piano ReArm, che include non solo misure emergenziali, ma anche strumenti di politica industriale strutturale. I giuristi europei hanno suggerito una soluzione tecnica: dividere la proposta in due atti separati, uno relativo alla parte finanziaria, che potrebbe eventualmente basarsi sull’articolo 122, e uno sulla parte industriale, che dovrebbe invece fare riferimento all’articolo 173.3 del Tfue. Ma la Commissione ha ignorato il suggerimento.
La reazione dei deputati: “Scavalcati, umiliati, esclusi”
La risposta politica non si è fatta attendere. Già mercoledì, il Movimento 5 Stelle ha minacciato il ricorso alla Corte di Giustizia europea, denunciando lo “sfregio alla democrazia” e chiedendo alla Conferenza dei Presidenti dell’Eurocamera di convocare con urgenza un dibattito con risoluzione nella prossima plenaria di maggio a Strasburgo. “Von der Leyen venga in aula a giustificare perché vuole tappare la bocca al Parlamento”, si legge nella nota ufficiale del gruppo. “Con la sua arroganza, Ursula von der Leyen sta provocando un pericoloso scontro tra le istituzioni europee, che rischia di scivolare nel caos. Se ne pentirà”.
Anche da parte di altri gruppi si registrano tensioni crescenti. Alcuni deputati parlano apertamente di “golpe tecnico” e denunciano la pericolosa deriva di una Commissione che si fa sempre più esecutiva e meno responsabile di fronte al Parlamento, unico organo eletto direttamente dai cittadini europei. “Se l’Eurocamera viene sistematicamente bypassata, allora è legittimo chiedersi se siamo ancora in una democrazia parlamentare”, ha commentato un eurodeputato del gruppo dei Verdi.
Un precedente pericoloso
La forzatura istituzionale della Commissione rischia di creare un precedente pericoloso per il futuro della governance europea. L’articolo 122, concepito per emergenze circoscritte, sta diventando – denunciano i critici – uno strumento di governo d’eccezione, utilizzato per scavalcare i meccanismi democratici. E ciò accade proprio mentre la Commissione propone il più grande piano di riarmo mai varato dall’Unione, in un contesto geopolitico teso e con le elezioni europee alle porte.
Il rischio è duplice: da un lato si crea una frattura interna tra le istituzioni, con il Parlamento che vede erosa la propria legittimità; dall’altro si alimenta la sfiducia dei cittadini verso un’Unione percepita sempre più come tecnocratica e autoritaria.
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Verso un maggio esplosivo
L’appuntamento decisivo sarà la plenaria di maggio, quando si capirà se il Parlamento intende accettare passivamente la decisione della Commissione o se, al contrario, reagirà con forza, magari arrivando anche a bloccare o rallentare altre iniziative legislative.
Intanto, il caso è già stato ribattezzato dai media “Scandalo Europa”, un titolo che restituisce tutta la gravità di una vicenda che non riguarda solo la politica di difesa, ma il futuro stesso dell’architettura democratica dell’Unione. Se la Commissione europea può decidere da sola su 150 miliardi di euro, ignorando i pareri legali e il Parlamento eletto dai cittadini, allora la questione non è più solo tecnica o giuridica: è profondamente politica.
E chiama in causa il cuore stesso del progetto europeo.



















