Maiorino infiamma il Senato: “La maggioranza si vergogni, piegate le istituzioni alla legge del più forte”
Roma, 8 ottobre 2025 – Seduta infuocata oggi a Palazzo Madama. A scuotere l’Aula è stata la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, che con un intervento durissimo ha attaccato la maggioranza accusandola di piegare le istituzioni e di colpire gli ex magistrati impegnati nella lotta alla mafia.
Le sue parole, scandite con toni aspri e appassionati, hanno provocato brusii e reazioni dai banchi della destra, mentre tra le opposizioni sono scattati applausi convinti.
“Non ci occupiamo dei conflitti veri, ma di quelli presunti”
Maiorino ha preso la parola denunciando quello che definisce un paradosso parlamentare:
“Se qualche cittadino che ancora ha voglia di seguire i lavori, ormai stanchi, di questo Parlamento dovesse accorgersi che oggi ci occupiamo di conflitto di interessi, penserebbe che finalmente affrontiamo una questione nevralgica per tutta la storia repubblicana. E invece no”.
La senatrice pentastellata ha elencato una serie di casi rimasti ai margini dell’agenda parlamentare: la ministra Daniela Santanchè, indagata e accusata da tempo di conflitti legati alle sue attività imprenditoriali; il sottosegretario alla Sanità Marcello Gemmato, titolare di interessi nel settore privato della salute; un senatore che avrebbe omesso di dichiarare la propria carica di presidente di una società di cybersicurezza.
“Di tutto questo – ha proseguito Maiorino – non ci stiamo occupando. Ci concentriamo invece sul presunto conflitto di interessi degli ex magistrati antimafia che siedono nella Commissione Antimafia. Un rovesciamento totale delle priorità, che getta discredito sulle istituzioni”.
“Ex magistrati trattati peggio dei mafiosi”
L’accusa più dura della senatrice riguarda il trattamento riservato a figure di rilievo della lotta alla criminalità organizzata, come l’ex procuratore Roberto Scarpinato.
“Siamo arrivati al punto per cui si vuole riservare a ex magistrati antimafia immacolati – che forse non hanno mai preso neanche una multa – un trattamento più duro di quello previsto per un condannato al 416 bis. È uno schiaffo alla storia di questo Paese e al sacrificio di chi ha speso la vita a combattere la mafia”, ha dichiarato con tono indignato.
Per Maiorino, la scelta della maggioranza di mettere in discussione la presenza degli ex magistrati in Commissione non solo è ingiustificata, ma rappresenta una pericolosa torsione istituzionale: “Si sta piegando il Parlamento alla legge del più forte, riducendo la democrazia a un guscio vuoto”.
La domanda finale: “Quando si vergogneranno?”
Il culmine del suo intervento è stato un appello diretto: “Quando proverà un po’ di vergogna la maggioranza? Se non oggi, quando? Oggi che scegliete di colpire chi ha dedicato la propria vita alla ricerca della verità sulle stragi del ‘92 e ‘94, invece di affrontare i veri conflitti di interessi che inquinano le istituzioni?”.
Il suo attacco ha evidenziato un paradosso che rischia di alimentare ulteriori tensioni: mentre il Paese affronta sfide economiche e sociali drammatiche, il Parlamento si concentra su una norma percepita da molti come “ad personam”, mirata a colpire personalità simbolo della lotta alla mafia.
Una frattura politica sempre più profonda
L’intervento di Maiorino fotografa la frattura crescente tra maggioranza e opposizioni sulla gestione della Commissione Antimafia. Per il M5S e buona parte del centrosinistra, l’operazione in corso è una vendetta politica contro figure scomode, capaci di portare avanti indagini e di porre domande sgradite sui rapporti tra mafia, politica e poteri forti.
Per la maggioranza, invece, si tratta di ristabilire criteri di “imparzialità” ed “equilibrio”. Una giustificazione che, secondo Maiorino e i suoi, nasconde solo la volontà di ridimensionare il peso di chi non ha mai smesso di chiedere verità sulle stragi e collusioni.
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L’intervento di Alessandra Maiorino in Senato segna un nuovo punto di scontro nel già infuocato dibattito politico. Con parole nette e senza sconti, la senatrice ha accusato la maggioranza di “vergognarsi delle proprie scelte solo quando sarà troppo tardi”.
Un attacco che non solo difende gli ex magistrati antimafia, ma che chiama in causa il senso stesso delle istituzioni. Per il M5S, la battaglia è appena cominciata.



















