Manovra, putiferio in aula del Moviento 5 stelle contro Giorgia Meloni e Governo – VIDEO

Roma – martedì 23 dicembre 2025. La legge di Bilancio arriva al passaggio decisivo in Aula tra accuse incrociate e tensioni politiche, ma è il Movimento 5 Stelle ad alzare il volume dello scontro, parlando apertamente di una Manovra “nata già morta” e di una scelta che, a loro dire, colpirebbe in modo diretto lavoratori, poveri e pensionati. Nel mirino finiscono sia l’impianto complessivo del provvedimento sia una norma che, secondo i pentastellati, sarebbe stata inserita “di nascosto” e avrebbe effetti pesanti sulle cause per salario insufficiente.

A innescare l’ondata di reazioni è anche l’intervento di Giuseppe Conte, rilanciato dai canali social del M5S, in cui l’ex premier attacca duramente governo e maggioranza: “Hanno infilato nella Manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i lavoratori sottopagati”.

Conte: “Una norma vergognosa, così un lavoratore non può più avere gli arretrati”

Nel testo diffuso, Conte punta il dito contro una misura che, secondo la sua ricostruzione, impedirebbe al lavoratore di recuperare gli arretrati anche nel caso in cui un giudice riconosca che lo stipendio era troppo basso e in violazione dell’articolo 36 della Costituzione.

Conte la descrive come una decisione che rovescia il senso della tutela: “Con questa decisione di Meloni e soci, un lavoratore non può più avere gli arretrati, anche se un giudice stabilisce che ne ha diritto perché il suo stipendio è troppo basso e viola l’articolo 36 della Costituzione”.

Poi collega il tema al quadro più ampio dello scontro sul lavoro e sul potere d’acquisto: “Sono gli stessi del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al crollo del potere d’acquisto”. E chiude con una promessa politica: “Ci batteremo ancora contro questo ennesimo scempio”.

Appendino: “Emendamento nascosto, il governo umilia i lavoratori”

Sulla stessa linea interviene anche Chiara Appendino, che parla esplicitamente di una norma “ripescata” dopo essere stata già fermata nei mesi scorsi: “Dentro la Manovra il Governo ha infilato di nascosto una norma che cambia in peggio la vita di migliaia di lavoratori. È la stessa misura che Fratelli d’Italia aveva già tentato di far passare in estate e che era stata fermata grazie alla battaglia del M5S e delle altre opposizioni”.

Il punto, nella versione della deputata, è l’effetto pratico: se un giudice accerta che il salario non rispetta l’articolo 36, il lavoratore non potrebbe più recuperare quanto gli sarebbe stato sottratto negli anni precedenti. Appendino usa parole durissime sul messaggio politico che ne deriverebbe: “È un messaggio devastante: puoi sottopagare e violare la legge senza pagare il conto”.

E conclude con un attacco frontale alla maggioranza: “È l’ennesima prova di una destra che umilia chi lavora. Noi non lo accetteremo e continueremo a contrastare ogni tentativo di svuotare la Costituzione e i diritti conquistati con fatica”.

Castellone: “Manovra nata già morta, non risolve le urgenze e fa cassa su poveri e pensionati”

In Aula, e nella discussione politica attorno al provvedimento, arriva anche l’intervento della senatrice Mariolina Castellone, vicepresidente di Palazzo Madama e capogruppo del M5S in Commissione Industria (10ª). La sua accusa è complessiva: la Manovra sarebbe il prodotto di settimane di confusione interna alla maggioranza, ma senza che quella confusione abbia portato soluzioni concrete.

“Questa Manovra giunge oggi in Aula dopo settimane di totale confusione nella maggioranza, con liti e minacce di sfiducia ai suoi stessi ministri”, sostiene Castellone. E aggiunge: “Siamo davanti a una legge di Bilancio che nasce già morta e non risolve nessuna delle urgenze esistenti”.

Il capitolo imprese: “Tre anni di crollo della produzione industriale”

Castellone indica come prima emergenza quella delle imprese e della produzione industriale: “La prima è rappresentata dalle imprese, dal crollo della produzione industriale che va avanti ormai da tre anni consecutivi”. Nel suo intervento inserisce anche un riferimento ai possibili impatti esterni: “A cui si aggiungono i dazi di Trump”.

Poi arriva l’accusa politica sulle promesse: “Alle imprese la presidente del Consiglio aveva promesso di dare 24 miliardi di euro in tre anni e invece arriva solo un contentino”.

Povertà e ADI: “Quasi 6 milioni in indigenza, ma si taglia”

Secondo Castellone, la Manovra non solo non rafforza gli strumenti contro la povertà, ma interviene in modo peggiorativo: “La seconda emergenza è la povertà dilagante, con quasi 6 milioni di persone che vivono in totale indigenza. Non solo non c’è nulla per aiutare i poveri, ma anzi c’è un taglio all’Adi”.

Pensioni: “Promettevano assegni più consistenti, ora si accaniscono”

Un altro punto centrale dell’attacco riguarda le pensioni: “Si fa cassa sulle pensioni. La destra ha vinto una campagna elettorale promettendo assegni più consistenti a tutti i cittadini e invece ora si accanisce su di loro”.

Spese militari: “Austerità per finanziare 23 miliardi in tre anni”

Castellone chiude il ragionamento legando l’impianto della Manovra a un obiettivo politico che il M5S definisce inaccettabile: “Questa Manovra ha solo l’obiettivo di raggiungere quell’austerità che vi servirà per spendere 23 miliardi di euro nei prossimi tre anni in spese militari”.

E conclude rivendicando il ruolo di opposizione: “FdI, Lega e FI non si preoccupino: accanto ai cittadini ci siamo e ci saremo noi”.

Santillo: “Per gli italiani non ci sono soldi, per la casta sì”

Nel pacchetto di accuse pentastellate entra anche il tema dei costi della politica e dei presunti aumenti per gli esponenti di governo. Il deputato M5S Agostino Santillo, in un post, attacca: “Per gli italiani non ci sono soldi, per Premier, vice, ministri e sottosegretari sì”.

Il tono è durissimo e costruito per contrapporre sacrifici e privilegi: “Mentre Meloni chiede sacrifici a chi non arriva a fine mese, a Palazzo Chigi scatta l’abbuffata. Sotto l’albero, si sono appena regalati un aumento di stipendio”. E aggiunge: “Più soldi alla casta ma tagli a periferie e disabili”.

La linea del M5S: una Manovra che “punisce” chi è più debole e premia chi governa

Mettendo insieme i diversi interventi, la linea del Movimento 5 Stelle si sviluppa su tre direttrici precise:

1. Un impianto economico giudicato insufficiente per imprese e produzione, con l’accusa di promesse mancate e interventi ridotti.


2. Una scelta sociale ritenuta punitiva, perché non rafforza (o addirittura taglia) le misure per chi è in povertà e colpisce pensionati e redditi bassi.


3. Un punto “giuridico” esplosivo, la norma sul lavoro e sugli arretrati, descritta come un arretramento delle tutele e un messaggio di impunità per chi sottopaga.

 

Dentro questa cornice, lo scontro politico si sposta dal “quanto” si stanzia al “chi” si tutela: secondo M5S, la Manovra avrebbe un verso chiaro, e non sarebbe quello del sostegno ai più fragili.
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Con l’approdo della Manovra in Aula, le opposizioni annunciano battaglia su emendamenti e norme contestate. Il M5S, in particolare, concentra il fuoco sulla misura legata all’articolo 36 e sulla narrazione di un governo che, a loro dire, chiede sacrifici ma non protegge chi lavora e chi è in difficoltà.

Il passaggio decisivo, nelle prossime ore, sarà capire se la norma contestata verrà modificata o confermata, e se la maggioranza deciderà di intestarsi politicamente quel punto o di smussarlo per disinnescare lo scontro. Nel frattempo, la denuncia pentastellata è già diventata un messaggio netto: “Manovra shock”, “norma vergognosa”, “austerità” e “privilegi”. Parole che, al di là dell’esito parlamentare, puntano a trasformare la legge di Bilancio nel simbolo del conflitto sociale e politico di fine anno.

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