Marco Travaglio affonda il solito Italo Boc. che elogia Meloni, ma affonda le balle così… VIDEO

Roma, 20 ottobre 2025 — Nella puntata di Otto e Mezzo (La7) condotta da Lilli Gruber, il confronto tra Marco Travaglio e Italo Bocchino si è acceso sul terreno più politico del momento: PNRR, identità del governo Meloni e stato dell’economia.

Il nodo PNRR: meriti e narrazioni contrapposte

Bocchino ha collegato le difficoltà dei conti pubblici alle “misure di Conte” — Superbonus e Reddito di cittadinanza — che, a suo dire, “hanno impoverito la cassa pubblica”. Sul PNRR ha rivendicato il lavoro “di tre governi” e sottolineato che l’esecutivo Meloni “ha ottenuto le rate”, portando a casa le tranche previste.
Travaglio ha ribaltato la cornice: “I soldi del PNRR li ha presi Conte. Meloni schifava il PNRR e adesso si è salvata grazie a questo”, ha detto, contestando l’attribuzione dei meriti all’attuale premier.

“Estrema destra”? Per Travaglio è “andreottismo 2.0”

Il direttore del Fatto ha poi allargato il perimetro: l’etichetta di “estrema destra”, sostiene, non fotografa l’azione di governo. Meloni, secondo Travaglio, sarebbe allineata ai “falchi” europei, oggi entusiasta delle agenzie di rating che in passato criticava, schiacciata sugli americani e più filo-israeliana che filo-palestinese.
Ne deriva un profilo che definisce “andreottismo”: “tirare a campare”, evitare riforme che scontentano qualcuno — autonomia differenziata che “farebbe arrabbiare il Sud”, riforma fiscale che “farebbe arrabbiare gli evasori” — con il rischio di logorarsi nel “piccolo cabotaggio”. L’avvertimento finale: c’è una situazione sociale gravissima e, quando i cittadini “si accorgono che non hai fatto niente, se ne accorgono tutti insieme”.

Il confronto Travaglio–Bocchino va oltre la schermaglia del talk e consegna due chiavi di lettura del momento politico.

  1. PNRR: non è più solo un dossier tecnico; è il terreno su cui si misurano coerenza e attribuzione del merito. La tesi di Travaglio — “i soldi li ha presi Conte, ora Meloni se ne giova” — mette in difficoltà chi rivendica i risultati attuali senza riconoscere l’origine politica del Piano.

  2. Identità di governo: l’etichetta ideologica lascia spazio a una critica più materiale, quella del rendiconto. Se l’esecutivo preferirà il “tirare a campare” alle scelte che scontentano qualcuno, la prova decisiva sarà nel portafogli e nei servizi: potere d’acquisto, tempi e qualità delle prestazioni, cantieri e riforme effettivamente avviate.

In sintesi: Bocchino difende la continuità e l’operatività dell’attuale governo; Travaglio rivendica i meriti originari del PNRR e accusa la paralisi di scopo. A decidere chi avrà ragione non sarà la retorica televisiva, ma l’impatto percepito delle politiche nei prossimi mesi. Se gli impegni si tradurranno in risultati tangibili, il racconto reggerà; se resteranno rate incassate e riforme rinviate, prevarrà l’immagine di un governo che galleggia, mentre l’onda lunga del malcontento sociale finirà per presentare il conto.

Leggi anche

VIDEO:
Il duello in studio ha cristallizzato due narrazioni: Bocchino insiste sulla continuità istituzionale e sulla capacità dell’esecutivo di incassare le rate del PNRR, riducendo a errori del passato le falle di bilancio; Travaglio sposta il fuoco sul merito politico (i fondi negoziati da Conte) e sull’identità di governo, descritta come prudente fino all’immobilismo.
Al netto delle opposte letture, il punto dirimente resta quello indicato in chiusura da Travaglio: la prova dei fatti — potere d’acquisto, riforme realizzate, gestione del PNRR — sarà il vero giudice. Se l’esecutivo continuerà a rivendicare risultati senza trasformarli in cambiamenti percepibili, la frattura tra racconto e realtà rischia di diventare il tema politico dei prossimi mesi.

VIDEO:

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini