Marco Travaglio e la rivelazione shock in diretta. Ecco cosa devono sapere gli italiani – VIDEO

Nella puntata di Accordi & Disaccordi andata in onda su Nove, Marco Travaglio è tornato sullo scoop pubblicato da Il Fatto Quotidiano: la presenza dell’Immigration and Customs Enforcement in Italia durante le **Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e le Paralimpiadi, con un ruolo di supporto alle forze dell’ordine locali e – soprattutto – con compiti legati alla sicurezza complessiva dell’evento.

Il punto, per Travaglio, non è solo “chi arriva” ma per fare cosa. Ed è qui che, secondo lui, si misura “il salto”: non una scorta “di routine” agli atleti statunitensi, ma un’attività di intelligence sull’evento olimpico nel suo complesso.

Il contesto: lo scoop e la presenza già stabile a Roma

Travaglio ha ricordato che l’agenzia federale americana sarebbe impegnata in Italia “per tutto il periodo” di Olimpiadi e Paralimpiadi, aggiungendo che l’ICE è già presente stabilmente nella sede di Roma. Nel suo ragionamento, questa cornice rende meno credibile l’idea di una presenza “eccezionale” limitata al semplice accompagnamento di una delegazione sportiva: se l’agenzia è già strutturata sul territorio e viene richiamata esplicitamente per la sicurezza dell’evento, allora la funzione – sostiene – è un’altra.

L’accordo del 2014 e la questione dei “dati sensibili”

Il passaggio più delicato della sua ricostruzione riguarda l’esistenza, a suo dire, di un accordo dal 2014 che consentirebbe all’ICE di ricevere dalle autorità italiane dati sensibili, citando esplicitamente “DNA e tutto quanto gli occorre”.

In questa chiave, Travaglio descrive una relazione operativa che non sarebbe limitata alla logistica o a un presidio esterno, ma che toccherebbe livelli più profondi: cooperazione informativa e affiancamento alle strutture italiane. Da qui la tesi: “verranno, faranno quello che vogliono senza chiedere il permesso”, frase con cui insiste su un metodo che attribuisce agli apparati statunitensi e su cui costruisce la critica politica successiva.

“Sovranità limitata”: l’affondo politico

Il direttore del Fatto lega la vicenda a un giudizio più ampio: l’Italia, “come noto”, sarebbe un Paese a “sovranità limitata”, e lo sarebbe “in particolare” – dice – con un governo che alcuni continuano a definire “sovranista”.

Qui l’argomentazione non è tecnica ma politica: se un esecutivo si presenta come difensore della sovranità nazionale, allora – nel ragionamento di Travaglio – dovrebbe essere ipersensibile su qualsiasi presenza operativa straniera legata a sicurezza e intelligence. Il fatto che ciò avvenga (o che, almeno, se ne discuta in questi termini) diventa quindi, per lui, una contraddizione da mettere in evidenza.

Le “smentite” e la polemica sulle narrazioni

Travaglio sostiene che questa storia “mette in fila tutte le stupidaggini dette per negare una cosa vera”. È un’accusa rivolta al modo in cui – a suo dire – la notizia sarebbe stata minimizzata o spostata su binari più “accettabili”.

In questo passaggio introduce anche il confronto con la vicenda dei “pasdaran”, evocata per mostrare l’incoerenza di certe giustificazioni: come a dire che la linea difensiva cambia a seconda dell’imbarazzo politico che crea, fino a far apparire plausibili motivazioni che, però, non reggerebbero a un’analisi più precisa dei compiti effettivi.

Scorta atleti o intelligence sull’evento: dov’è “il salto”

La distinzione decisiva, nel suo intervento, è netta:

Scortare gli atleti: per Travaglio non è questo lo scopo dell’ICE.

Fare intelligence per l’evento: è questa, invece, la funzione reale che attribuisce all’agenzia.


Per spiegarsi, richiama un precedente storico e un esempio: “Israele scorta i propri, tanto più dopo quanto accaduto a Monaco”, riferendosi alle Olimpiadi in cui gli atleti israeliani furono presi di mira. Nella sua logica, se il tema fosse davvero la protezione di una delegazione, allora la cornice sarebbe quella (scorta e sicurezza diretta sugli atleti). Ma qui – insiste – “stiamo parlando della sicurezza dell’evento”.

Ed è questo, nella sua conclusione, “il salto” rispetto alle “scemenze che circolano”: non un dettaglio protocollare, ma un livello di coinvolgimento diverso, più strutturale e più politico.

Perché la questione pesa (secondo Travaglio)

Messa così, la vicenda non è una semplice notizia “di sicurezza” legata a una grande manifestazione internazionale. Nella lettura di Travaglio diventa un caso che incrocia tre piani:

1. Operativo: chi coordina, chi affianca, chi accede a informazioni e con quali strumenti.


2. Istituzionale: quali accordi regolano la cooperazione e quanto “spazio” decisionale resta alle autorità italiane.


3. Politico-narrativo: come viene raccontata la notizia e quali etichette (sovranismo, alleanza, emergenza) vengono usate per renderla più digeribile.

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Il messaggio finale di Travaglio, così come emerge dal suo intervento a Accordi & Disaccordi, è una correzione di prospettiva: non guardare all’ICE come a un corpo di scorta “per gli americani”, ma come a un soggetto che, durante Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, opererebbe sulla sicurezza complessiva dell’evento attraverso attività di intelligence e affiancamento. Per lui è qui che si misura la portata della notizia: meno folclore e più sostanza, perché – sostiene – quando entra in gioco l’intelligence, non è più una questione di “atleti da proteggere”, ma di poteri, accordi e sovranità.

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