Marco Travaglio e lo smacco al Centrodestra sulla festa del 25 aprile. L’Asfaltata! – IL SUPER VIDEO

Un confronto teso, acceso, e per molti versi emblematico quello andato in scena su Canale Nove, durante l’ultima puntata di Accordi e Disaccordi, condotta da Luca Sommi. In studio, ospiti fissi della serata, Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, e il giornalista Italo Bocchino, vicino alle posizioni del centrodestra. Il dibattito si è acceso attorno alle dichiarazioni rilasciate dal ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci sulla Festa della Liberazione del 25 aprile.

A innescare la miccia è stato proprio Sommi, che ha letto ad alta voce il passaggio più contestato:

“Non abbiamo mai pensato né di vietare né di ostacolare alcunché, figuriamoci una celebrazione così importante come l’anniversario della fine della guerra civile e del ripristino della democrazia.”

Una frase che ha provocato la durissima replica di Marco Travaglio.

“Tecnicamente è vero che fu anche una guerra civile”, ha ammesso il direttore del Fatto, “perché c’erano italiani che combattevano dalla parte della Repubblica di Salò al fianco dei nazisti. Ma se si insiste su questa definizione, dimenticando deliberatamente la parola Resistenza, si tradisce il senso stesso del 25 aprile. Quella non fu soltanto una guerra tra italiani: fu una lotta di liberazione contro un regime oppressivo e contro un esercito invasore.”

Secondo Travaglio, il centrodestra – o almeno una parte di esso – continua a oscillare tra imbarazzo e revisionismo storico ogni volta che si parla della Liberazione.

“Sono esterrefatto da questo atteggiamento. Questi signori si riempiono la bocca con la parola ‘nazione’, si definiscono sovranisti, patrioti, ma dimenticano chi ha veramente salvato l’onore della nostra nazione. Se oggi possiamo dire di aver contribuito alla nostra stessa liberazione, lo dobbiamo a pochi, pochissimi italiani che hanno deciso di opporsi ai nazisti rischiando tutto: la vita, la famiglia, il futuro.”

Non risparmiando la sua consueta ironia tagliente, Travaglio ha poi sottolineato come la Resistenza non sia stata una battaglia esclusivamente di sinistra, contrariamente alla narrazione che ancora oggi alcuni ambienti cercano di diffondere:

“Tra i partigiani c’erano monarchici come Edgardo Sogno, cattolici, liberali, socialisti, repubblicani. È inspiegabile il fastidio che certa destra prova nei confronti della Resistenza, quasi fosse un patrimonio di parte. Non lo era allora, e non lo è oggi.”

La critica si è fatta ancora più aspra quando il discorso si è spostato sulla richiesta di “sobrietà” avanzata da Musumeci per il 25 aprile:

“Non ho mai visto carnevali o bagordi il giorno della Liberazione. Non ho mai visto gente smutandarsi o ubriacarsi il 25 aprile. È una giornata di commemorazione sentita, composta. Parlare di ‘sobrietà’ significa insinuare che chi celebra il 25 aprile lo fa in modo scomposto, cosa assolutamente falsa. E poi, cosa c’entra la sobrietà con i funerali del Papa? È un’associazione mentale che non sta né in cielo né in terra.”

Secondo Travaglio, c’è un chiaro retropensiero dietro simili affermazioni:

“Questa fobia del 25 aprile è il segno che una parte della destra italiana non ha ancora del tutto rotto i suoi legami culturali e sentimentali con il passato peggiore. Non tutta, certo, ma la parte più ignorante e più arretrata continua a vivere la Resistenza come una sconfitta personale.”

Non sono mancati riferimenti alla Premier Giorgia Meloni, che Travaglio ha descritto come più scaltra dei suoi ministri:

“Meloni, che stupida non è, ha saputo stare un passo avanti, evitando di avventurarsi in dichiarazioni ridicole. Non si è lasciata trascinare dal revisionismo più becero, anche se il problema resta nella cultura politica di parte della sua coalizione.”

Durante il dibattito, Italo Bocchino ha tentato di difendere Musumeci, sostenendo che il suo riferimento alla guerra civile fosse “tecnicamente corretto” e che l’invito alla sobrietà fosse “un richiamo istituzionale”, vista la coincidenza con i funerali di Papa Francesco. Ma Travaglio ha replicato secco:

“La storia d’Italia non si può raccontare a pezzi. E chi, oggi, storce il naso davanti alla Resistenza, sta tradendo non solo la memoria di chi ha combattuto, ma l’essenza stessa della nostra democrazia.”

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Conclusione

In un momento storico in cui i valori della Resistenza vengono spesso messi in discussione o banalizzati, l’intervento di Marco Travaglio ad Accordi e Disaccordi ha ricordato a tutti che il 25 aprile non è una festa qualunque, ma il simbolo della rinascita civile di un Paese che aveva toccato il fondo della storia. Ridurre la Liberazione a un episodio da celebrare con imbarazzo o reticenza significa dimenticare che senza quei pochi coraggiosi, oggi non potremmo nemmeno parlare di democrazia.
La memoria non ha bisogno di “sobrietà imposta”, ma di rispetto. E, come ha sottolineato Travaglio, di verità.
VIDEO:

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