Marco Travaglio epico su Meloni e Atreju: “Si finge c…” e poi l’attacco super – VIDEO

È Marco Travaglio, ospite di Otto e Mezzo da Lilli Gruber, a offrire una lettura critica di Atreju e della fase politica del governo Meloni, partendo da un presupposto netto: l’autocritica è essa stessa una forma di potere.

Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, non è dunque sorprendente che chi governa possa permettersi di non praticarla. Lo stesso vale per la stampa: “era il quarto potere, speriamo che lo sia ancora”. Finché viene attaccata, osserva Travaglio, significa che continua a contare qualcosa.

Atreju non è il luogo dell’autocritica

Travaglio chiarisce subito che Atreju è una festa di partito, quindi non il contesto in cui aspettarsi riflessioni autocritiche. L’autocritica, spiega, arriva solo quando qualcuno ti costringe con domande vincolanti, non durante un comizio, che per sua natura serve a rafforzare un’identità e non a metterla in discussione.

Il “travestimento” di Meloni

Il cuore dell’analisi riguarda Giorgia Meloni. A Otto e Mezzo, Travaglio parla esplicitamente di un “travestimento” della presidente del Consiglio, che continua a presentarsi come una figura marginale, un “Calimero piccolo e nero”, mentre in realtà — sottolinea — è diventata grande.

Lo dimostrerebbe lo stesso titolo della festa di Atreju: Meloni ha il potere, “un grande potere”, e “tutti o quasi i poteri ai suoi piedi”. Per Travaglio, si tratta ormai di establishment puro, che però fatica ad accettare questo ruolo e continua a fingersi “sola contro tutti”, nonostante la realtà dica altro.

Il nervosismo sul referendum

Nel suo intervento televisivo, Travaglio segnala anche un clima di nervosismo all’interno della maggioranza, legato al referendum. Secondo lui, il tentativo di anticiparne la data nasce dalla paura che il “no” possa rimontare con il tempo, rendendo l’esito meno scontato.

L’intervista a Crosetto e la reazione della base

Uno dei passaggi più significativi dell’analisi riguarda l’intervista che Travaglio ha realizzato a Guido Crosetto proprio ad Atreju. A Otto e Mezzo spiega che l’aspetto più interessante non sono state le risposte del ministro, in larga parte prevedibili, ma le reazioni della base.

Molti giovani, ma anche persone più adulte, mostrano — racconta — una sofferenza evidente per:

l’appiattimento sulla Nato,

l’allineamento agli Stati Uniti,

il sostegno incondizionato a Netanyahu.


Per Travaglio, è stato un vero test politico, utile a misurare una comunità che “è tutt’altro che monolitica”, nonostante venga spesso descritta come tale. Persistono infatti forti ricordi e convinzioni legate a posizioni filoarabe e antiamericane, ancora molto radicate.

Giustizia, falsi e un punto vero

Nel commentare alcuni interventi di Meloni, Travaglio parla apertamente di “falsi clamorosi” sul tema della giustizia, pur riconoscendo che qualcosa di vero c’è stato. In particolare, osserva che le timidezze della sinistra sulla dismissione del gruppo Fiat in Italia non sono paragonabili allo sdegno mostrato quando la sinistra ha perso due pezzi importanti della sua “argenteria editoriale”.

Secondo Travaglio, la sinistra avrebbe dovuto essere molto più coraggiosa nel denunciare la fuga degli Elkann dall’Italia, in relazione agli stabilimenti, agli operai e alla scomparsa dell’industria automobilistica nazionale.

L’assist perfetto a Meloni

Quella mancanza, conclude Travaglio a Otto e Mezzo, ha rappresentato un assist politico enorme: “la sinistra e una parte del sindacato le hanno servito la palla”, e Meloni non ha fatto altro che schiacciarla.

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In questo quadro, le parole di Travaglio a Otto e Mezzo funzionano come una fotografia impietosa della fase politica che stiamo vivendo: una destra di governo che continua a raccontarsi come forza antisistema mentre occupa tutti i gangli del potere, una base che comincia a percepire le contraddizioni su guerra, Nato e Medio Oriente, e una sinistra che, per anni, ha regalato a Meloni argomenti e praterie polemiche con le proprie timidezze su lavoro, industria e grandi gruppi.

Atreju, nella lettura del direttore del Fatto, non è solo una festa di partito: è il palcoscenico su cui si vede una leader ormai pienamente “di sistema” che però recita ancora la parte dell’underdog, mentre il vero vuoto sta dall’altra parte, in un’opposizione incapace di trasformare in proposta politica le crepe che si aprono nella maggioranza. È lì che si giocherà la prossima partita: se qualcuno riuscirà a parlare a quell’inquietudine che Travaglio ha intravisto nella platea di Atreju, o se Meloni continuerà a schiacciare palloni serviti dagli errori e dalle omissioni degli avversari.

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