Marco Travaglio fa a fettine il Governo Meloni, ecco come gli dà il buon ferragosto! – INEDITO

Travaglio scatenato contro il governo Meloni: “Marcire, non marciare”

Marco Travaglio torna all’attacco e lo fa con una delle sue analisi più caustiche, rilanciata da Andrea Scanzi sui social. Il direttore del Fatto Quotidiano prende di mira il governo di Giorgia Meloni, smontandone uno per uno i presunti successi e dipingendo un quadro impietoso di inconcludenza, propaganda e immobilismo mascherato da “stabilità politica”.

Longevità di governo? “Un’aggravante”

Travaglio ironizza sul record di durata raggiunto dall’esecutivo Meloni, oggi il terzo più longevo della storia repubblicana dopo Berlusconi II e III e il governo Craxi:

“Se in questi 1024 giorni la Meloni avesse fatto qualcosa di notevole per gli italiani, la sua longevità sarebbe un’impresa; invece non ha combinato nulla, quindi è un’aggravante”.

Secondo il giornalista, mentre Berlusconi quantomeno usava il potere per “salvarsi dai processi”, Meloni non avrebbe realizzato né leggi per sé stessa né provvedimenti utili per i cittadini. L’unico tratto distintivo, a suo dire, sarebbe l’aver governato a lungo senza lasciare tracce concrete.

Politica estera: la sovranità proclamata ma mai esercitata

Per Travaglio, la politica internazionale dell’Italia è ormai un semplice riflesso delle direttive di Washington e Bruxelles. L’appoggio incondizionato a Biden — e, in prospettiva, anche a Trump — evidenzierebbe la subalternità di Roma agli equilibri atlantici. Il giornalista cita il “nuovo pacco di stabilità” imposto dall’UE, con 13 miliardi annui di costi aggiuntivi, e sottolinea l’assurdità di acquistare gas statunitense a prezzi quadruplicati rispetto a quelli russi.

Giustizia, impunità e riforme per i potenti

Anche sul fronte giustizia, il giudizio è durissimo. Travaglio accusa il governo di aver “sdraiato” le riforme sulle esigenze di potenti e corrotti, allungando i tempi dei processi e svuotando le indagini. Altro che giustizia più efficiente: per il direttore del Fatto, si tratta dell’ennesimo regalo alle élite.

Migranti: da “governo anti-sbarchi” a record di arrivi

Uno dei passaggi più polemici riguarda l’immigrazione. Travaglio ricorda che il governo Meloni aveva fatto della lotta agli sbarchi un pilastro identitario. Eppure, i numeri raccontano un’altra storia: gli arrivi sono più che raddoppiati. Non solo: l’Italia ha firmato un accordo con l’Albania per costruire centri di detenzione che costeranno un miliardo di euro alle casse pubbliche.

PNRR, economia e pensioni: le promesse mancate

Travaglio individua anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza una delle grandi criticità: ritardi, opere inutili e una gestione opaca rischiano di trasformare l’occasione del secolo in uno spreco epocale. L’occupazione resta bassa, la povertà cresce e l’evasione fiscale resta alta. Le promesse su pensioni e legge Fornero? Disattese. E la tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende? Archiviata, per non “infastidire Marina Berlusconi”.

Un bilancio impietoso

Travaglio non si limita a criticare, ma chiude con una frase che è già diventata virale:

“Il suo motto è quello futurista, ma alla rovescia: marcire, non marciare”.

Una battuta tagliente che sintetizza la sua valutazione: un governo statico, tutto propaganda e poca sostanza.

Il ritratto tracciato da Marco Travaglio è quello di un governo che ha saputo restare in carica, ma non incidere. Una macchina della comunicazione efficiente, capace di generare slogan, ma incapace di produrre risultati tangibili. Per il giornalista, la permanenza al potere di Giorgia Meloni non è segno di solidità, ma di stagnazione: un’Italia che non avanza, ma si accontenta di sopravvivere nella paralisi istituzionale. E mentre il governo festeggia record di durata, i cittadini attendono ancora i frutti delle promesse fatte.

L’analisi di Marco Travaglio non è solo un attacco politico, ma un vero e proprio atto d’accusa contro un esecutivo che, a suo dire, ha trasformato la permanenza al potere in un fine anziché in un mezzo per cambiare il Paese. Dietro lo slogan della stabilità, il direttore del Fatto Quotidiano intravede il vuoto: un governo che sopravvive senza innovare, che comunica senza agire, che promette senza mantenere.

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Dalla giustizia all’economia, dai migranti al PNRR, il quadro tracciato è quello di un’Italia ferma, in cui i problemi strutturali restano irrisolti e le disuguaglianze si acuiscono. Travaglio accusa Meloni di aver abbandonato ogni ambizione riformatrice per inseguire la gestione dell’ordinario — o peggio, la pura propaganda.

Il paradosso è che, nonostante l’assenza di risultati, l’esecutivo può vantare una delle durate più lunghe della storia recente. Ma, come Travaglio sottolinea con la sua battuta finale, “marcire” nella poltrona non equivale a “marciare” verso il progresso. E proprio in questa dicotomia sta, secondo lui, il vero fallimento politico del governo Meloni.

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