Il direttore del Fatto Quotidiano contesta la ricostruzione del governo: dalla posizione geografica dell’enclave alle regole di Schengen, fino alla falsa equivalenza tra regolarizzazione e cittadinanza
La crisi migratoria esplosa a Ceuta, enclave spagnola situata sulla costa nordafricana, si è trasformata rapidamente in un caso politico e diplomatico che ha coinvolto anche l’Italia. Mentre migliaia di persone tentavano di attraversare il confine con il Marocco e il bilancio delle vittime continuava ad aggravarsi, il governo italiano ha scelto di intervenire con dichiarazioni durissime contro la Spagna e con il ripristino temporaneo dei controlli sui collegamenti marittimi e aerei provenienti dal Paese iberico.
Una risposta che Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, ha demolito in un commento fortemente polemico rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.
La sua accusa è netta: l’esecutivo avrebbe trasformato nel giro di poche ore una tragedia umanitaria avvenuta in Africa in uno strumento di propaganda elettorale, diffondendo una rappresentazione geograficamente fuorviante, giuridicamente imprecisa e politicamente conveniente.
Nel frattempo, il bilancio della tragedia è salito ad almeno 72 morti, mentre le autorità spagnole e marocchine hanno progressivamente fermato gli attraversamenti e avviato il rientro di gran parte delle persone entrate nell’enclave.
«Quattro ore per trasformare Ceuta in un comizio»
Il punto di partenza dell’attacco di Travaglio è la rapidità con la quale i vertici della maggioranza hanno reagito alla crisi.
Meloni, Tajani e Salvini hanno collegato gli ingressi irregolari avvenuti a Ceuta alla sicurezza dell’Italia, chiedendo inizialmente di sospendere l’applicazione delle regole di Schengen nei rapporti con la Spagna. Il governo ha poi annunciato il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere marittime e aeree per i collegamenti provenienti dal territorio spagnolo.
Secondo Travaglio, i tre leader avrebbero osservato una massa di persone disperate e, invece di concentrarsi sulle cause della crisi e sulla necessità di una risposta europea, avrebbero individuato immediatamente un’occasione per rilanciare il tema dell’immigrazione nel dibattito interno.
La vicenda ha provocato un duro scontro diplomatico. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid, accusando il governo di Roma di utilizzare una situazione drammatica per alimentare confusione e propaganda politica.
Ceuta si trova in Africa, non alle porte dell’Italia
Il primo elemento richiamato da Travaglio è geografico. Ceuta è un territorio spagnolo di circa 18 chilometri quadrati situato sulla costa africana, circondato dal Marocco e separato dalla penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra.
Non esiste quindi un collegamento terrestre diretto tra Ceuta e il resto della Spagna. Per raggiungere la penisola iberica è necessario utilizzare una nave o un aereo e superare specifici controlli di identità e documentali.
Una persona entrata irregolarmente nell’enclave non potrebbe dunque attraversare liberamente la Spagna, la Francia e infine raggiungere l’Italia senza essere sottoposta a verifiche. La stessa Commissione europea ha precisato che non erano stati rilevati movimenti significativi da Ceuta verso la penisola o verso altri Paesi europei.
La critica di Travaglio riguarda proprio questa distanza tra la realtà e la narrazione politica: l’allarme lanciato dal governo italiano avrebbe favorito nell’opinione pubblica l’impressione che decine di migliaia di persone fossero già in viaggio verso l’Italia, nonostante non esistessero elementi concreti per sostenere uno scenario simile.
La frontiera che il governo vuole chiudere è già controllata
Il secondo punto riguarda il regime particolare applicato a Ceuta e Melilla.
Le due città appartengono alla Spagna e lo spazio Schengen si applica anche ai loro territori, ma sono sottoposte a regole specifiche proprio per la loro posizione geografica. Il Codice frontiere Schengen e gli accordi di adesione della Spagna prevedono controlli di identità e dei documenti sui collegamenti marittimi e aerei diretti da Ceuta e Melilla verso la Spagna continentale o altri Paesi Schengen.
Questo significa che chi entra a Ceuta dal Marocco non acquisisce automaticamente la possibilità di spostarsi liberamente nel resto d’Europa. Prima di raggiungere la penisola iberica deve attraversare un ulteriore controllo.
Secondo Travaglio, Tajani e gli altri esponenti della maggioranza avrebbero quindi chiesto di sbarrare una porta che, dal punto di vista dei controlli documentali, è già sorvegliata da decenni.
Anche l’espressione “sospendere Schengen con la Spagna” risulta politicamente suggestiva ma giuridicamente approssimativa. Uno Stato può reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, rispettando criteri di necessità e proporzionalità. Non può però espellere unilateralmente un altro Paese dallo spazio Schengen o cancellare la libertà di circolazione nei suoi confronti.
Tajani e la confusione tra cittadinanza e permesso di soggiorno
Uno degli attacchi più duri di Travaglio riguarda Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri aveva collegato la crisi di Ceuta alla decisione del governo di Pedro Sánchez di concedere, secondo la sua ricostruzione, la cittadinanza spagnola ed europea a più di 500 mila migranti irregolari.
Il provvedimento approvato da Madrid prevede però una cosa diversa. Si tratta di un processo straordinario di regolarizzazione amministrativa rivolto a persone già presenti in Spagna prima del primo gennaio 2026, con una permanenza continuativa di almeno cinque mesi, prive di precedenti penali e considerate non pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Chi possiede questi requisiti può ottenere inizialmente un’autorizzazione di soggiorno e di lavoro della durata di un anno. Non riceve automaticamente la cittadinanza spagnola né un passaporto europeo.
La distinzione è sostanziale. Un permesso di soggiorno consente di vivere e lavorare legalmente nel Paese che lo rilascia, mentre la cittadinanza attribuisce pieni diritti politici e lo status di cittadino dell’Unione europea.
Il processo riguarda inoltre persone che, nella maggior parte dei casi, vivevano e lavoravano da tempo in Spagna. Non è destinato alle persone appena entrate irregolarmente a Ceuta. Anche il governo spagnolo ha respinto il collegamento tra la regolarizzazione e l’assalto al confine, definendolo privo di prove.
Il precedente italiano della sanatoria Bossi-Fini
Travaglio ricorda inoltre che l’Italia ha già realizzato in passato regolarizzazioni di dimensioni molto rilevanti.
Nel 2002, con il centrodestra al governo, la legge Bossi-Fini fu accompagnata da una delle più grandi sanatorie della storia repubblicana, che coinvolse oltre 600 mila lavoratori stranieri.
La critica politica è evidente: esponenti di forze che hanno approvato o sostenuto grandi regolarizzazioni in Italia presentano oggi l’analogo provvedimento spagnolo come un incentivo automatico all’immigrazione clandestina e come una minaccia per l’intera Europa.
Per Travaglio, il paragone dimostra l’uso selettivo della memoria politica. Le regolarizzazioni vengono considerate strumenti amministrativi quando sono approvate dalla propria maggioranza e trasformate in prove di irresponsabilità quando vengono adottate da un governo politicamente avversario.
I dati sugli ingressi irregolari smentiscono l’attacco italiano
Un altro elemento richiamato riguarda il confronto tra Italia e Spagna.
La ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano il primo agosto ha evidenziato che l’Italia ha registrato un numero di ingressi irregolari sostanzialmente doppio rispetto alla Spagna, mentre Madrid sarebbe riuscita a ricondurre in Marocco circa 48 mila delle 50 mila persone entrate a Ceuta.
Questo confronto rende più fragile l’accusa di Tajani secondo cui la Spagna costituirebbe un pericolo per la tenuta delle frontiere europee.
Applicando alla lettera il criterio proposto dal ministro, osserva ironicamente Travaglio, l’Italia dovrebbe essere il primo Paese sottoposto a misure restrittive, dal momento che presenta numeri superiori a quelli spagnoli.
Il problema non è sostenere che Madrid abbia gestito perfettamente la crisi. Le dimensioni dell’ingresso e il numero delle vittime mostrano una gravissima perdita di controllo al confine. Il punto è stabilire se da quella crisi derivasse davvero un pericolo immediato per l’Italia tale da giustificare una risposta unilaterale contro l’intera Spagna.
Dalla solidarietà europea alla minaccia contro Madrid
Travaglio evidenzia poi una contraddizione nella posizione del governo italiano.
Per anni Meloni, Tajani e Salvini hanno chiesto che l’immigrazione fosse considerata un problema europeo. L’Italia, secondo la maggioranza, non avrebbe dovuto essere lasciata sola nella gestione degli sbarchi, dei rimpatri e dell’accoglienza.
Quando la pressione migratoria ha interessato la Spagna, però, quella richiesta di solidarietà avrebbe lasciato il posto alla minaccia di ripristinare i controlli e alle accuse contro il governo Sánchez.
La critica riguarda dunque la concezione stessa della cooperazione europea. Non è possibile invocare solidarietà quando il fenomeno interessa le coste italiane e abbandonare un Paese alleato quando la pressione si sposta su un’altra frontiera esterna.
Una crisi europea, sostiene il ragionamento di Travaglio, dovrebbe ricevere una risposta comune: sostegno operativo alla Spagna, pressione diplomatica sul Marocco, azione contro i trafficanti e gestione coordinata dei rimpatri. Non una competizione tra governi per dimostrare chi sia più duro contro i migranti.
Il ruolo del Marocco e il precedente del 2021
Un altro punto centrale è rappresentato dal comportamento del Marocco.
Rabat è stata più volte accusata di utilizzare il controllo delle frontiere e i flussi migratori come strumento di pressione diplomatica nei confronti della Spagna e dell’Unione europea.
Nel maggio del 2021, più di 8 mila persone entrarono a Ceuta dopo che le autorità marocchine avevano sostanzialmente allentato la sorveglianza del confine durante una crisi diplomatica con Madrid legata al Sahara occidentale. Il Parlamento europeo condannò esplicitamente l’utilizzo dei migranti e dei minori come leva politica contro la Spagna.
Secondo Travaglio, il governo italiano avrebbe scelto di colpire il Paese che subisce questa pressione, evitando invece di concentrare l’attenzione sul soggetto che controlla il lato marocchino del confine.
La ragione, nella sua interpretazione, risiederebbe anche nella politica italiana di esternalizzazione delle frontiere. Gli accordi con Libia e Tunisia si fondano infatti sulla cooperazione economica e politica con Paesi terzi affinché impediscano le partenze verso l’Europa.
Denunciare apertamente il ricatto migratorio esercitato da uno Stato nordafricano significherebbe quindi ammettere la fragilità di un sistema nel quale il controllo delle frontiere europee dipende da governi esterni, capaci di allentare o rafforzare la sorveglianza in base ai propri interessi.
Il gesto di Sánchez in difesa di Meloni
Nel commento viene ricordato anche un episodio avvenuto poche settimane prima.
Dopo che Donald Trump aveva sostenuto che Giorgia Meloni lo avesse implorato per ottenere una fotografia al G7 e che lui avesse accettato soltanto per pietà, Pedro Sánchez aveva espresso pubblicamente solidarietà alla presidente del Consiglio italiana.
Il premier spagnolo aveva definito difficilmente qualificabile l’attacco personale del presidente statunitense, schierandosi al fianco di Meloni nonostante le profonde differenze politiche esistenti tra i due governi.
A distanza di poco più di un mese, sottolinea Travaglio, il governo italiano ha risposto alla prima grave crisi affrontata da Sánchez attaccando Madrid, mettendone in discussione la politica migratoria e minacciando misure sui collegamenti tra i due Paesi.
Il richiamo serve a evidenziare quella che viene descritta come un’assenza di lealtà istituzionale: il leader spagnolo avrebbe difeso Meloni nel momento di un’offesa internazionale, mentre Roma avrebbe approfittato della difficoltà di Madrid per ottenere un vantaggio nel confronto politico interno.
Il meccanismo della propaganda
La conclusione dell’attacco di Travaglio riguarda il funzionamento della comunicazione politica.
Secondo il giornalista, Meloni, Tajani e Salvini conoscevano la posizione geografica di Ceuta, l’esistenza dei controlli speciali, la differenza tra permesso di soggiorno e cittadinanza e i dati comparativi sugli ingressi irregolari.
Nonostante ciò, avrebbero scelto consapevolmente una rappresentazione semplificata: la Spagna apre le porte, migliaia di migranti possono arrivare in Italia e il governo interviene per proteggere i confini.
È un racconto immediato, facilmente trasformabile in post, video e titoli televisivi. La spiegazione successiva delle regole di Schengen, della geografia di Ceuta e delle condizioni della regolarizzazione richiede invece tempo e attenzione.
La propaganda, osserva Travaglio, sfrutta proprio questa asimmetria: un messaggio allarmistico raggiunge rapidamente milioni di persone, mentre la smentita tecnica arriva più tardi e a un pubblico molto più ristretto.
Una crisi reale utilizzata per costruire un’emergenza italiana
La critica non nega la gravità di quanto accaduto. Decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine in poche ore, le autorità sono state sopraffatte e almeno 72 persone hanno perso la vita. Si tratta di una tragedia autentica, non di un’invenzione mediatica.
Il problema sollevato da Travaglio è un altro: trasformare automaticamente una crisi drammatica ma localizzata a Ceuta in un’emergenza per l’Italia.
Il governo avrebbe potuto chiedere un intervento europeo, sostenere la Spagna nella gestione del confine, sollecitare il Marocco a rispettare gli accordi e rafforzare gli strumenti comuni. Ha scelto invece una linea conflittuale, indirizzando la responsabilità politica verso Sánchez e collegando l’accaduto alla regolarizzazione di persone già presenti nel territorio spagnolo.
L’effetto è stato immediato: lo scontro diplomatico con Madrid ha occupato il dibattito pubblico italiano, riportando immigrazione e sicurezza al centro della comunicazione della maggioranza.
Leggi anche

Piazzato l’indagato al Ministero – Governo Meloni nella bufera – Beccato di Nuovo. Proprio lui…
Un nuovo caso scuote il Ministero della Salute e riaccende le polemiche sulle nomine decise dal ministro Orazio Schillaci. A
L’attacco di Marco Travaglio a Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini non riguarda soltanto le parole utilizzate nelle ore successive alla crisi di Ceuta. Riguarda il metodo con cui una tragedia viene selezionata, semplificata e trasformata in uno strumento di consenso.
Ceuta è in Africa, è separata dalla penisola iberica e dispone già di un sistema speciale di controlli. La Spagna non ha concesso automaticamente la cittadinanza a 500 mila irregolari, ma ha approvato permessi temporanei di soggiorno e lavoro destinati a persone già presenti nel Paese e in possesso di requisiti precisi. L’Italia, inoltre, registra una pressione migratoria superiore a quella spagnola e ha chiesto per anni solidarietà europea nella gestione degli arrivi.
Questi elementi non cancellano la gravità della crisi né assolvono automaticamente il governo Sánchez da ogni responsabilità. Impediscono però di utilizzare Ceuta come prova dell’esistenza di una rotta incontrollata dalla Spagna verso l’Italia.
Il vero bersaglio del commento di Travaglio è quindi la costruzione politica della paura. Una crisi umanitaria reale viene privata della propria complessità e utilizzata per raccontare agli italiani che una nuova invasione sarebbe alle porte e che soltanto una risposta muscolare potrebbe fermarla.
La sicurezza delle frontiere è una questione seria e richiede cooperazione, controlli efficaci, rimpatri nel rispetto delle leggi e rapporti trasparenti con i Paesi di origine e transito. Proprio per questo non dovrebbe essere affidata a slogan geograficamente improbabili o a equivalenze false tra regolarizzazione e cittadinanza.
Quando il dibattito pubblico viene guidato dalla paura anziché dai fatti, il rischio è duplice: non si risolve il problema migratorio e, nello stesso tempo, si indeboliscono i rapporti tra Paesi europei che avrebbero invece bisogno di lavorare insieme. È questa, nel ragionamento di Travaglio, la responsabilità più grave del governo: aver visto nelle vittime e nel caos di Ceuta non una crisi da affrontare, ma un’occasione elettorale da sfruttare.



















