Alla Festa del Fatto Quotidiano 2025, in corso al Circo Massimo, Marco Travaglio ha lanciato un messaggio chiarissimo: fermare Benjamin Netanyahu e la guerra di Israele a Gaza non è questione di buoni propositi o dichiarazioni di facciata, ma di misure concrete. “Servono sanzioni economiche e il blocco delle forniture di armi a Tel Aviv – ha dichiarato il direttore del Fatto – non i soliti annunci che non cambiano nulla”.
L’incontro al Circo Massimo
L’intervento di Travaglio si è svolto durante il panel dal titolo “Qatar, Gaza, Polonia, Francia: il mondo in fiamme”, a cui hanno partecipato anche il giornalista Luca Sommi, l’ex deputato e attivista Alessandro Di Battista e il magistrato Domenico Gallo. Un confronto che ha toccato i principali scenari di crisi globale, con particolare attenzione al conflitto in Medio Oriente e alle responsabilità dell’Occidente.
Gaza e l’inerzia internazionale
Travaglio ha sottolineato come la tragedia in corso nella Striscia di Gaza non possa più essere trattata come un conflitto “asimmetrico” tra due parti contrapposte: “Qui – ha detto – siamo di fronte a un genocidio. Continuare a fingere che Israele agisca per autodifesa è un insulto all’evidenza e alle vittime. Netanyahu va fermato con strumenti reali, non con comunicati stampa”.
La via delle sanzioni
Il direttore del Fatto ha insistito sulla necessità di agire sul terreno economico: interrompere le relazioni commerciali privilegiate, imporre restrizioni finanziarie e soprattutto chiudere i rubinetti delle forniture militari che continuano ad alimentare l’offensiva israeliana.
“Se l’Europa e gli Stati Uniti avessero davvero il coraggio di fermare gli armamenti, Netanyahu non potrebbe continuare indisturbato. Ma invece di agire, i governi occidentali scelgono la via più comoda: qualche dichiarazione di circostanza, qualche parola di solidarietà e poi la vita va avanti”.
Un Occidente complice
Travaglio ha puntato il dito contro la politica estera europea, definita “debole e ipocrita”. In particolare, ha criticato l’Unione Europea per non aver assunto alcuna misura vincolante contro Tel Aviv, mentre non ha esitato a colpire economicamente altri Stati in situazioni di crisi. “Questo doppio standard – ha aggiunto – rende l’Occidente corresponsabile. Non si può invocare la pace a parole e continuare a finanziare la guerra con i fatti”.
Le voci dal dibattito
Accanto a Travaglio, anche Di Battista ha ribadito la necessità di un’azione forte da parte della società civile e dei governi, mentre Sommi e Gallo hanno denunciato la deriva autoritaria che minaccia la stessa idea di democrazia in Europa, tra repressione delle manifestazioni pacifiste e criminalizzazione delle voci critiche.
L’intervento di Travaglio ha rappresentato uno dei momenti più forti della Festa del Fatto, con un messaggio che va oltre l’analisi giornalistica: senza sanzioni e senza uno stop immediato alle armi, qualsiasi dichiarazione dei governi occidentali rimarrà vuota retorica. Gaza, ha ricordato il direttore, non ha più tempo per aspettare.
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Le parole di Marco Travaglio al Circo Massimo hanno scosso il dibattito, trasformando un’analisi giornalistica in un appello politico e morale. Il direttore del Fatto Quotidiano ha smascherato l’ipocrisia dell’Occidente, capace di invocare la pace mentre continua a garantire sostegno economico e militare a Israele. Il suo richiamo alle sanzioni e allo stop delle armi segna un punto di rottura netto con la linea attendista dei governi europei, troppo spesso fermi a dichiarazioni di circostanza.
La sua conclusione è semplice quanto radicale: senza misure concrete, Gaza continuerà a sanguinare e l’Europa resterà complice silenziosa di una tragedia storica. Un monito che interpella non solo la politica, ma anche la coscienza collettiva di chi non può più fingere di non vedere.



















