Il direttore del Fatto Quotidiano, ospite ad “Accordi & Disaccordi” su Nove, demolisce il nuovo Decreto Sicurezza del governo: “Serve solo a far credere che ci stiano proteggendo, mentre devastano gli strumenti reali di indagine”. E chiude tornando sulla questione di Gaza: “Quando si smetterà di morire sotto le bombe, chi ha un’idea del dopo?”
“Inasprire le pene non serve: Beccaria lo diceva secoli fa”
Marco Travaglio parte da un punto fondamentale: l’illusione che aumentare le pene possa prevenire i reati. “Sappiamo da Cesare Beccaria che inasprire le pene non serve, se non in alcuni casi dove si può fare un bilanciamento costi-benefici. Ma il femminicidio, per esempio, è spesso il frutto di un raptus: credete davvero che chi uccide una ragazzina di 14 anni e la butta in una discarica venga scoraggiato da sei mesi in più di carcere?”.
Per il direttore del Fatto, il nuovo decreto è un “omnibus propagandistico” che mischia tutto: “Ci mettono dentro anche cose giuste come le pene contro chi truffa gli anziani o occupa abusivamente le case, così se li critichi ti dicono che sei a favore dei criminali. Ma sono solo foglie di fico per coprire una serie di norme inutili, velleitarie o dannose”.
“Cannabis light e scioperi: il paradosso delle priorità”
Travaglio non risparmia nemmeno le parti più assurde del decreto: “C’è persino il divieto sulla cannabis light. Non parliamo di canne: parliamo di un prodotto legale con cui molti hanno aperto piccole attività commerciali. Ma adesso si colpisce anche quello. E ve lo dice uno che non ha mai fumato una canna in vita sua”.
Nel frattempo, osserva, si colpiscono i diritti civili fondamentali: “Mentre ci dicono che stanno aumentando la sicurezza, reprimono proteste e scioperi, e limitano il diritto di manifestare”.
“Altro che sicurezza: stanno sabotando le indagini”
Tra le denunce più gravi c’è quella sulle intercettazioni e sulle indagini antimafia. Travaglio cita le parole del procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo: “Anche lui ha detto che queste norme non stanno né in cielo né in terra”.
“Limitare a 45 giorni le intercettazioni significa che se ti rapiscono un figlio, dopo un mese e mezzo si spengono i microfoni. E poi mettono limiti tali da rendere quasi impossibile sequestrare i telefonini anche ai sospettati di mafia. Questo non è un potenziamento della sicurezza, è un sabotaggio delle forze dell’ordine”.
“Non sicurezza, ma rassicurazione: propaganda da manifesto”
Citazioni anche da Piercamillo Davigo: “Dice bene quando afferma che questa non è vera sicurezza, ma un tentativo di rassicurazione mediatica, per coprire il fatto che stanno distruggendo gli strumenti che garantiscono davvero la nostra sicurezza”.
Il paradosso è evidente: “Chiamano tutto questo ‘decreto sicurezza’, ma la realtà è che minano le basi stesse dello Stato di diritto”.
Su Gaza: “Mentre si parla di genocidio, nessuno parla del dopo”
In chiusura di puntata, Travaglio è tornato anche sul tema di Gaza, già affrontato in un’intervista precedente, lanciando una riflessione profonda e scomoda.
“A Gaza si muore sotto le bombe da venti mesi. Ma nessuno discute che cosa succederà dopo. Anche le parole più forti – genocidio, sterminio – sono diventate un alibi per non fare nulla. Ci vuole qualcuno che fermi Netanyahu. E poi? Dov’è il piano? Chi pensa al futuro, alla ricostruzione, a un progetto politico che non sia solo violenza e vendetta?”.
Leggi anche

Figuraccia OLIMPICA RAI – Ecco cosa è successo – Telemeloni colpisce ancora? L’accaduto shock
La cerimonia d’apertura di Milano-Cortina doveva essere la vetrina perfetta: spettacolo, orgoglio nazionale, racconto all’altezza di un evento planetario. E
Conclusione: oltre le parole, i fatti
Marco Travaglio lancia un messaggio che unisce i due temi — sicurezza interna e conflitti internazionali: “Sia nel decreto sicurezza, sia nella crisi di Gaza, si parla tanto, si fa poco e si pensa meno ancora. Abbiamo bisogno di meno retorica e più verità, più idee concrete e meno propaganda”.
Un appello scomodo, che suona come una chiamata alla responsabilità di politici, media e cittadini: non basta dire di volere sicurezza o giustizia, bisogna sapere come costruirle davvero.
VIDEO:


















