Marco Travaglio smonta Tommaso Cerno in diretta TV – Ecco cosa gli ha detto su… – VIDEO

Il contesto: una fake news che non muore mai

Nella sua consueta rubrica di controinformazione televisiva, Marco Travaglio è tornato a parlare di uno dei temi più strumentalizzati degli ultimi anni: i cosiddetti “banchi a rotelle”, diventati meme, oggetto di scherno e simbolo, secondo molti, di un presunto spreco durante la gestione scolastica dell’epoca Conte-Azzolina.
Ma stavolta, l’occasione è servita anche per un attacco diretto – e molto duro – al giornalista Tommaso Cerno, definito da Travaglio “comico involontario” e accusato di diffondere disinformazione su un tema ormai chiarito da tempo.

Il video virale: Travaglio attacca Cerno e smonta la propaganda

“Guardate questo video”, ha esordito Travaglio mostrando un frammento in cui Tommaso Cerno, direttore de Il Tempo, ironizza sui banchi a rotelle. “Questo comico involontario fa lo spiritoso su una cosa che non conosce. E allora è bene raccontare come stanno davvero le cose”.

Travaglio riavvolge il nastro e porta lo spettatore al 26 giugno 2020: “L’Italia era appena uscita da un mese di lockdown. Conte e la ministra Azzolina presentano le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre. In un solo anno, il governo stanzia 8,7 miliardi per la scuola. Segnatevelo.”

I numeri veri: altro che invenzione di Conte

Secondo i dati forniti da Travaglio, quei fondi furono destinati a:

costruzione di nuovi edifici scolastici

creazione di 40.000 nuove aule

ristrutturazioni, digitalizzazione, e nuovi arredi

acquisto di 2,4 milioni di banchi, di cui 2 milioni fissi e 400.000 mobili a seduta innovativa


“Questi ultimi – spiega Travaglio – sono quelli che oggi vengono ridicolizzati come ‘banchi a rotelle’. Non li ha inventati Conte, non li ha scelti Arcuri. Sono usati in tutta Europa, specie in laboratori, aule magne, auditorium. Sono pensati per garantire distanziamento e flessibilità.”

Chi li ha voluti? I dirigenti scolastici

Una delle falsità più dure a morire, secondo Travaglio, è che quei banchi siano stati imposti dall’alto. “Furono i dirigenti scolastici, ben 16.000, a scegliere quanti e quali banchi ordinare. Arcuri bandì una gara pubblica e li acquistò in base alle richieste. Dove servivano fissi, arrivarono fissi. Dove servivano mobili, arrivarono mobili.”

E se qualche scuola poi ha cambiato idea? “Se un preside ha sbagliato, ha ordinato male e ha rispedito indietro, risponderà alla Corte dei Conti. Ma non si può trasformare un errore locale in uno scandalo nazionale.”

I veri responsabili dei tagli

Travaglio poi passa al contrattacco politico, puntando il dito contro l’attuale governo. “Oggi Meloni, Valditara, Giorgetti stanno tagliando pesantemente i fondi alla scuola. Solo nel 2024, -5 miliardi. E nel 2025 ci saranno 3.790 docenti in meno, e nel 2026 2.200 amministrativi in meno. Gli stipendi cresceranno solo di un terzo rispetto all’inflazione.”

E conclude: “Con quei soldi risparmiati, non migliorano la scuola. Comprano più armi. Poi ridono dei banchi a rotelle, quando Conte e Azzolina hanno stanziato per la scuola più fondi di quanti se ne siano mai visti tutti insieme. Altro che risate: è un capovolgimento della realtà.”

Una lezione di memoria (e coerenza) per Cerno

Il passaggio più tagliente riguarda proprio Tommaso Cerno, che nel 2020 sedeva tra i banchi del Partito Democratico, allora in maggioranza. “Cerno votava tutto. Elogiava Conte un giorno sì e l’altro pure. Anche i provvedimenti sulla scuola. Ora, per farsi bello in tv, si prende gioco dei banchi a rotelle. Ma la verità non si cancella con una battuta.”

Il messaggio finale: smontare la propaganda con i fatti

Travaglio chiude il suo intervento con un invito a chi ascolta e legge:
“Quando vedete sui social la frase ‘Conte = banchi a rotelle’, rispondete con i fatti:

Conte = 8,7 miliardi alla scuola

Meloni = -5 miliardi alla scuola


Perché le chiacchiere fanno ridere. Ma la realtà – quella vera – è scritta nei numeri.”

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VIDEO:

Il caso dei “banchi a rotelle”, trasformato in tormentone mediatico e arma di propaganda, si rivela ancora una volta per quello che è: una distorsione deliberata, costruita per screditare una stagione politica che, piaccia o meno, ha investito sulla scuola come mai prima. Marco Travaglio, dati alla mano, ha smontato punto per punto una narrazione tossica che continua a circolare a dispetto della realtà documentata.

E mentre la politica attuale taglia fondi e riduce organici, c’è chi preferisce ironizzare sul passato invece di rispondere alle emergenze del presente. Ma la verità, quella vera, resta incisa nei bilanci e nelle scelte: investire sull’istruzione non fa ridere. Fa crescere. E raccontarlo resta un dovere.

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