Massimo D’Alema shock – Ha spiazzato tutti con queste parole – Il video che nessuno si aspettava

Può piacere o meno, può risultare simpatico o antipatico, ma Massimo D’Alema ha pronunciato una delle analisi più nette e lucide che un politico italiano abbia finora espresso sulla guerra a Gaza, sul governo Netanyahu e sull’atteggiamento dell’Occidente — Italia compresa — di fronte a quella che definisce una tragedia annunciata.

Le sue parole sono un atto d’accusa senza sconti, rivolto non solo a Israele ma anche alle classi dirigenti europee e al governo Meloni, colpevoli, secondo lui, di aver scelto la linea della complicità passiva.

“Questa era la vita dei palestinesi anche prima del 7 ottobre”

D’Alema ha voluto smontare l’idea che tutto sia iniziato con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
«I palestinesi vengono cacciati dalle loro case e i coloni sono armati per legge, vanno in giro con le armi. Questa è la vita quotidiana dei palestinesi prima del 7 ottobre», ricorda. Un contesto che, secondo l’ex premier, è il frutto di una lunga deriva politica interna israeliana: «Ha preso campo in Israele una destra estremista, fanatica, che ha trovato nella tragedia del 7 ottobre l’occasione per una resa dei conti finale. L’obiettivo non è combattere Hamas, ma spingere i palestinesi ad andarsene».

L’accusa: “Uccidono i giornalisti con le loro famiglie, e non per errore”

Il passaggio più duro del suo intervento riguarda la repressione israeliana nei confronti di reporter e civili:
«Hanno ucciso ad oggi 271 giornalisti nella Striscia, preferibilmente insieme alle loro famiglie: ammazzo te ma anche i tuoi bambini. Vorrei rassicurare tutti che gli israeliani non fanno questo per errore. Hanno tecnologie molto avanzate per individuare le persone che vogliono uccidere. Quando viene sterminata una famiglia non è per errore, ma è perché si vuole sterminare una famiglia».

Parole pesantissime, che ribaltano la narrativa delle “vittime collaterali” e pongono la responsabilità come scelta consapevole e mirata.

“L’odio che vediamo oggi lo pagheremo noi”

D’Alema ha poi allargato lo sguardo agli effetti a lungo termine del conflitto:
«Non ci rendiamo conto di quale accumulo di odio e di rancore contro l’Occidente si stia determinando, non solo tra i palestinesi, ma nel mondo arabo in generale. Fra un anno, due anni, tre anni metteranno le bombe nei treni».

Un monito che non è solo morale, ma anche strategico: la mancata pressione internazionale su Israele rischia di tradursi in un problema di sicurezza per l’Europa intera.

Ipocrisia europea e doppio standard

L’ex presidente del Consiglio ha puntato il dito contro l’incoerenza dell’Unione Europea e dell’Italia nei rapporti con Israele:
«Abbiamo un accordo con Israele per la libera circolazione dei suoi prodotti, condizionato al rispetto dei diritti umani. Di tutto può essere sospettato Netanyahu, meno che di rispettare i diritti umani».

E qui arriva il paragone più tagliente:
«Putin è un assassino, e io sono d’accordo. Ma è la stessa Corte che ha emesso il mandato di cattura verso Netanyahu. Allora non capisco: pretendiamo di predicare i diritti umani, ma se non siamo coerenti con noi stessi nessuno ci prenderà più in considerazione».

“Qualcuno doveva pur dirlo”

In un panorama politico in cui le posizioni pubbliche su Gaza sono spesso caute, sfumate o ambigue, le parole di D’Alema si stagliano per chiarezza e durezza. Il suo intervento mette a nudo il nodo centrale: senza coerenza nei principi e senza coraggio politico, l’Europa rischia di perdere ogni credibilità, pagando un prezzo altissimo non solo in termini morali, ma anche di sicurezza.

Che si condivida o meno il personaggio, il messaggio resta: sul rispetto dei diritti umani non possono esistere eccezioni.

In un tempo in cui gran parte della classe dirigente preferisce il silenzio o il linguaggio ovattato, Massimo D’Alema ha scelto la via più difficile: dire ciò che molti pensano ma non osano esprimere pubblicamente. Le sue parole sono scomode, taglienti, spesso brutali — ma proprio per questo risuonano con forza in un dibattito pubblico anestetizzato dalla paura di prendere posizione.

Il suo intervento rappresenta una chiamata alla responsabilità per l’Europa e per l’Italia, accusate di ipocrisia, complicità e doppio standard. Ma è anche un monito strategico: il disprezzo silenzioso con cui l’Occidente assiste a certe violazioni non è solo un fallimento morale, è un errore politico che alimenta odio, rancore e instabilità.

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D’Alema non giustifica il terrorismo, né minimizza la tragedia del 7 ottobre. Ma ricorda, da politico esperto e da osservatore disilluso, che non si può invocare giustizia per alcuni e negarla ad altri, che il diritto internazionale non può valere solo quando conviene, e che nessuna pace può nascere sull’umiliazione e sulla vendetta.

In un’epoca di equilibri fragili e diplomazie accomodanti, qualcuno doveva pur dirlo. Lo ha fatto lui, con la libertà di chi non ha più cariche da difendere ma conserva ancora il peso delle parole. Sta ora alla politica decidere se voltarsi dall’altra parte o iniziare, finalmente, a guardare la realtà senza paraocchi.

 

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