L’intervento di Tomaso Montanari a Otto e Mezzo, nella puntata andata in onda nel pieno del caso Garofani, ha riacceso il dibattito politico su ciò che sta realmente accadendo nelle ultime settimane. Per lo storico e costituzionalista, gli ultimi attacchi rivolti da esponenti di Fratelli d’Italia al Quirinale non sarebbero un incidente istituzionale isolato, ma parte di una strategia precisa.
Il contesto: dal caso Garofani allo scontro istituzionale
A far esplodere la polemica è stato l’articolo pubblicato da La Verità, secondo cui Francesco Saverio Garofani, consigliere del Presidente della Repubblica, avrebbe espresso critiche verso il governo Meloni durante una conversazione privata. La reazione di FdI è stata immediata, con il capogruppo Galeazzo Bignami che ha chiesto una smentita pubblica.
Il Quirinale ha risposto con una nota dal tono insolitamente duro, definendo le accuse “ridicole” e mostrando irritazione per un attacco percepito come diretto al ruolo istituzionale del Capo dello Stato.
Montanari: “Non è un episodio, è un metodo”
Intervenendo in studio, Montanari ha collegato lo scontro a un quadro più ampio:
“Le intenzioni di Fratelli d’Italia sono serie e fanno paura. Questo attacco non è casuale: è l’avvio della campagna culturale e politica per arrivare al premierato”.
Secondo il professore, la strategia del governo si basa su un principio: prima delegittimare, poi riformare.
Il ragionamento è lineare:
1. La magistratura viene dipinta come un ostacolo politico.
2. Ora il Quirinale viene presentato come un potere non eletto, quindi antagonista dell’esecutivo.
3. Infine, si costruisce l’idea che solo un premier eletto direttamente debba incarnare la sovranità popolare.
Il rischio democratico individuato dall’analista
Montanari ha definito questo percorso “una deriva preoccupante”, perché indebolisce gli organi di garanzia pensati dalla Costituzione proprio per evitare concentrazioni di potere.
Per lui, il messaggio implicito è:
“Chi non è eletto dal popolo non ha legittimità a limitare o controllare il governo”.
Una lettura che, se accettata nell’opinione pubblica, potrebbe spianare la strada a una radicale riscrittura dell’architettura istituzionale.
Il premierato come obiettivo finale
La riforma sul premierato, già al centro del programma di governo, secondo Montanari avrebbe bisogno prima di essere giustificata e resa “accettabile”. E proprio per questo, sostiene, il conflitto istituzionale sarebbe utile:
polarizza il dibattito,
alimenta la narrativa del governo contro una presunta élite ostile,
consolida il consenso identitario.
In questo schema, il caso Garofani diventa soltanto un detonatore.
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Il commento di Tomaso Montanari non si limita alla cronaca del giorno, ma la inserisce in una cornice più ampia. Se la sua lettura fosse corretta, lo scontro odierno non sarebbe un episodio contingente: sarebbe il primo capitolo di una battaglia politica e costituzionale destinata a durare.
Resta ora da capire se l’opposizione, le istituzioni e l’opinione pubblica avranno la forza – e la volontà – di affrontare fino in fondo questo passaggio delicato della storia politica italiana.



















