Maurizio Crozza – Caso Quirinale – FDI – Ecco come umilia Giorgia Meloni – VIDEO EPICO

Maurizio Crozza torna sul Nove con una delle imitazioni di Giorgia Meloni più feroci e surreali degli ultimi mesi. Nella nuova puntata di Fratelli di Crozza, il comico genovese mette insieme tutti i nervi scoperti della politica italiana: il caso Garofani–Quirinale, l’ossessione per i complotti, il condono edilizio brandito in campagna elettorale, il ruolo iper-militante del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e le continue “irruzioni” di Antonio Tajani, trasformato in una specie di disturbatore di professione.

Il risultato è un quadro grottesco, dove la parodia di Meloni sembra muoversi perfettamente a suo agio in un’Italia che flirta con il complottismo, si innamora dei condoni e si affida a ministri pronti a “scatenare l’interno” al primo segnale.

Dal “gomblotto” al caso Garofani: quando una cena diventa “colpo di Stato”

Crozza apre il suo monologo mettendo alla berlina la narrazione del “complotto” ai danni della premier: il presunto piano politico attribuito al consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani, colpevole di aver parlato a cena – e per di più tra tifosi romanisti – di possibili scenari futuri per il centrodestra.

Il comico riprende la parola chiave che per anni è stata usata per sfottere i complottisti, il famoso “gomblotto” alla Biscardi-Di Pietro, e la rovescia sul caso Meloni: oggi è la destra di governo a evocare trame oscurissime dietro una chiacchierata al ristorante.

Crozza ironizza sull’idea che un consigliere del Presidente della Repubblica possa rivelare “piani segretissimi di colpi di Stato” davanti a un abbacchio, in mezzo a cori da stadio e battute su Roma: il presunto “golpetto” di palazzo si trasforma in un siparietto da trattoria. Dietro il sarcasmo, il bersaglio è chiaro: la sproporzione tra la gravità evocata da Fratelli d’Italia e l’esiguità del fatto originario.

“Meloni non la sposta nessuno”: la premier inarrestabile e l’Italia che ama i condoni

Dopo aver demolito il mito del complotto quirinalizio, Crozza si concentra sulla forza elettorale della premier. Nella sua parodia, Meloni è “inarrestabile”: nessuno la sposta da Palazzo Chigi perché, dice il comico, gli italiani la adorano e lei conosce alla perfezione ciò che li fa impazzire.

Ed ecco che entra in scena il tema del condono edilizio, definito la promessa “più berlusconiana” di tutte. Crozza sottolinea come il centrodestra, a pochi giorni dal voto, si presenti compatto proprio su questo terreno: la promessa di sanare abusi edilizi come regalo elettorale agli italiani che sognano di regolarizzare verande, mansarde e ampliamenti furbetti.

La satira colpisce nel segno: il condono non è raccontato solo come misura economica, ma come scorciatoia culturale, la rassicurazione che in Italia, alla fine, tutto si può aggiustare.

Piantedosi, il “gladiatore” della premier: dai decreti sicurezza al condono

A questo punto Crozza cambia marcia e sposta il fuoco su Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Lo tratteggia come il soldato più fedele di Meloni: sempre in prima linea sui dossier più divisivi – dai decreti sicurezza ai centri in Albania, dagli sgomberi dei centri sociali alle politiche migratorie – e adesso anche sul fronte del condono edilizio.

Il comico mette in ridicolo la presa di posizione del ministro che definisce il condono una “scelta di buon senso” e parla di “sanatorie non solo per i migranti”. Da qui nasce il corto circuito comico: nella caricatura di Crozza, nella testa di Piantedosi tutto si mescola – catasto e diritto d’asilo, verande e umanità, balconi e barconi.

Il ministro diventa così il “gladiatore dell’interno”, l’uomo che scende nell’arena ogni volta che c’è da difendere le politiche più dure della premier. Crozza lo sintetizza in un’immagine cinematografica: al suo segnale, “scatenate l’Interno”.

“Povera sinistra, che pena mi fa”: la Meloni tra Carmelo Bene, Mina e Wikipedia

La parodia non si limita a colpire governo e ministri: Crozza si diverte anche a ritrarre una Meloni onnivora, che passa con naturalezza da Carmelo Bene a Anna Magnani, dalla Sora Lella a Mina e Raffaella Carrà, fino a un surreale elenco di voci su Wikipedia dedicate alla Campania, recitate una dopo l’altra come se stesse leggendo un rosario di omaggi alla sua terra elettorale.

In mezzo a queste digressioni colte e pop, arriva la stoccata alla controparte: la premier di Crozza si lascia scappare un «Povera sinistra, che pena mi fa», pronunciato con un misto di compatimento e sarcasmo. È una battuta secca, ma dice molto: nella visione del comico, Meloni può permettersi di ridere degli avversari perché li sente deboli, privi di leadership e proposte.

Tajani che “saltella”: il vicepremier trasformato in disturbatore comico

Un’altra trovata della puntata è il ruolo affidato ad Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, che Crozza trasforma in un personaggio invadente e insistente. Nella scena, ogni discorso della finta Meloni viene interrotto dalle sue continue irruzioni in studio: entra, commenta, si intromette, fino a far perdere la pazienza alla presidente del Consiglio.

In un passaggio destinato a circolare sui social, la Meloni di Crozza lo rimette al suo posto ricordandogli di essere “ministro degli Esteri, non il Gabibbo”. L’effetto è duplice: da un lato ridicolizza la sovraesposizione mediatica del leader di Forza Italia, dall’altro suggerisce che nel centrodestra i confini di ruolo tra i protagonisti siano tutt’altro che definiti.

La visita al Quirinale: Mattarella “prende le misure” del premierato

Uno dei momenti più riusciti, raccontato anche dalle cronache dei siti di informazione, è quello della visita al Quirinale. Qui Crozza mette in scena un Sergio Mattarella di una pazienza ironica, che accoglie la presidente del Consiglio con il tè, “passa il metro per prendere le misure” del nuovo assetto istituzionale e le ricorda con tono gentile: “Giorgia, ricordati che sei ancora presidente della Repubblica”.

È una gag che concentra in pochi secondi l’intero dibattito sul premierato: da un lato l’ansia della maggioranza di rafforzare ulteriormente il ruolo del presidente del Consiglio, dall’altro il ruolo di garanzia del Capo dello Stato, costretto a misurare ogni passo per non trasformarsi in figurante di un sistema sbilanciato.
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Nel complesso, la puntata di Fratelli di Crozza dedicata a Giorgia Meloni è molto più di una serie di imitazioni riuscite. È una radiografia, deformata ma riconoscibile, dell’attuale fase politica:

un governo che si sente sotto assedio e vede complotti anche dove ci sono solo cene tra amici;

una premier raffigurata come inamovibile, protetta dall’amore di un elettorato a cui sa promettere condoni e scorciatoie;

ministri-guerrieri che confondono sicurezza, edilizia, migranti e consenso;

un vicepremier che occupa la scena a colpi di comparsate,

e sullo sfondo un Quirinale ridotto a teatro di sospetti incrociati.


Crozza, come sempre, esagera per far ridere. Ma il suo paradosso più efficace è proprio questo: l’Italia che descrive sembra ormai così abituata al linguaggio del “gomblotto”, alle promesse di condoni e alla politica come spettacolo continuo, che a tratti è difficile capire dove finisca la satira e dove cominci la realtà.

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