Nel nuovo episodio di Fratelli di Crozza, andato in onda ieri sera, Maurizio Crozza ha fatto quello che spesso la politica evita e l’informazione ignora: spiegare con chiarezza e ironia l’importanza di andare a votare, soprattutto quando si tratta di un referendum. E l’ha fatto a modo suo, con una lezione di democrazia e partecipazione rivolta a chi oggi scoraggia il voto per tornaconto politico.
Il comico ha puntato il dito contro il centrodestra, che da settimane sta spingendo per l’astensionismo in vista dei cinque referendum su lavoro e cittadinanza dell’8 e 9 giugno. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo rappresentante dello Stato, ha invitato apertamente a non votare, seguito da esponenti come Matteo Salvini e Antonio Tajani. Giorgia Meloni, invece, non ha mai preso posizione esplicita, ma il silenzio è diventato una strategia chiara: non raggiungere il quorum, e lasciare che i quesiti vengano affossati.
Cosa si vota l’8 e 9 giugno
I referendum sono cinque e toccano temi cruciali per i diritti civili e del lavoro:
Ripristino dell’articolo 18 per i licenziamenti illegittimi
Abolizione del Jobs Act e delle tutele crescenti
Eliminazione del limite dei 60 giorni per impugnare un licenziamento
Responsabilità solidale nelle filiere d’appalto
Accesso facilitato alla cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia da genitori stranieri
L’opposizione mobilitata per il Sì
Mentre il centrodestra alimenta il silenzio e l’invito all’astensione, il Movimento 5 Stelle, insieme a Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, +Europa e altre realtà civiche e sindacali, si sta mobilitando per il voto e per il “Sì” ai quesiti. Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi hanno preso pubblicamente posizione a favore della partecipazione, unendo le forze contro un astensionismo pilotato che rischia di svuotare il significato stesso del referendum.
Iniziative, eventi pubblici e campagne social sono già in corso per informare i cittadini, soprattutto i più giovani, sull’importanza di questa consultazione.
Crozza: “Quando voti il referendum, decidi tu”
E su questo ha insistito anche Maurizio Crozza, che ha detto chiaramente:
“È importante andare a votare. Ma soprattutto quando ci sono i referendum: è più bello votare al referendum che votare i partiti. Quando voti per un partito, poi decide il partito. Quando voti per un referendum, no. Siamo noi che decidiamo. Tu pensa che bello! Volete il ponte sullo Stretto di Messina? E siete liberi di scegliere tra un no e un no, cazzo!”
Con questa frase, Crozza ha smascherato l’assurdità della retorica politica: si chiede partecipazione solo quando serve per legittimare il potere, ma la si boicotta quando il potere passa nelle mani dei cittadini. E ha aggiunto:
“Cioè, ma il divorzio esiste proprio grazie al referendum!”
Un promemoria non da poco, in tempi in cui la partecipazione viene trattata come una variabile fastidiosa anziché un diritto.
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Conclusione: un referendum è democrazia, non un intralcio
Nel silenzio della grande informazione e nella strategia del centrodestra di sabotare il voto, la voce della satira è diventata più politica di chi siede al governo. Maurizio Crozza ha ricordato che il referendum è l’unico strumento in cui la volontà popolare non viene filtrata dai partiti, ma si esprime in modo diretto, netto, libero.
Mentre la destra invita a non votare, una parte ampia dell’opposizione – con in testa il Movimento 5 Stelle e la Cgil promotrice dei quesiti – sta costruendo il fronte del Sì: non solo per cambiare leggi sbagliate, ma per rimettere il cittadino al centro delle decisioni.
Andare a votare non è solo un gesto. È una scelta di libertà. E in un’epoca in cui l’apatia viene incoraggiata, scegliere di partecipare è già un atto rivoluzionario.
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