Maurizio Crozza epico smantella Giorgia Meloni e i politici del CDX sugli scioperi – IL VIDEO SUPER

Nel mirino: i “venerdì” della politica, i tweet della premier e la campagna elettorale a colpi di gadget. Il monologo di “Fratelli di Crozza” diventa un atto d’accusa satirico.

La scintilla: il tweet della premier e la replica in tv

Tutto parte dal post di Giorgia Meloni contro gli scioperi fissati di venerdì. In studio, a “Fratelli di Crozza”, Maurizio Crozza capovolge la cornice con un monologo serrato: il problema, suggerisce, non è il “weekend lungo” dei lavoratori, ma la “settimana corta” della politica.

«Dunque, dunque, fratelli… io prendo in giro i politici, prendo in giro il potere. Però certe volte vado a dormire e dico: “Ma prendo sempre in giro i politici? Perché?”… Quella gente che lavora 24 ore al giorno, 7 giorni su 7… vabbè, 6 su 7… 4… tre… nemmeno tre.»

Il ritmo comico scandisce la tesi: l’ironia sulla costanza del lavoro politico apre la strada alla stoccata centrale.

“Settimana corta” a Montecitorio

Crozza spinge sul tasto delle sedute concentrate a metà settimana, trasformandole in gag:

«Elezioni? Settimana corta per la Camera… lavorano due giorni a settimana. Eh, come lavorano… come no. Non mi viene in mente nessun altro al mondo che lavori due giorni alla settimana. Sono più vicini ai disoccupati che ai lavoratori.»

La satira porta in scena un Parlamento che, nel racconto comico, si accorcia tra martedì e mercoledì, mentre il venerdì — lo stesso giorno contestato agli scioperanti — diventa il simbolo di un’assenza.

Scioperare costa, governare impegna

Il passaggio più duro arriva quando Crozza sovrappone il tweet della premier alla realtà materiale dello sciopero:

«Nuovo sciopero generale della CGIL… Meloni: in quale giorno della settimana cadrà il 12 dicembre? Ma accipicchia, è venerdì! E allora… quando scioperi, i lavoratori rinunciano a un giorno di stipendio per protestare su come state governando. Anzi, non governando, visto che in Parlamento non ci andate. Siete diabolici: avete tolto ai lavoratori anche il piacere di gridarvi “Andate a casa!”, perché ci siete già

Il comico rovescia il frame: se il venerdì è il giorno della protesta, la responsabilità — nel suo racconto satirico — non ricade su chi sciopera ma su chi dovrebbe garantire continuità istituzionale.

La campagna “Amazon”: gadget e voto-collezione

Altro affondo, altra gag: la campagna elettorale ridotta a mercato di gadget.

«Ora ci sono le regionali, bisogna fare campagna elettorale. Voi non avete idea di quanto tempo ci voglia per trovare l’accendino fucile giusto… Regionali: gara di gadget per acchiappare voti. Chi regala pacchi di pasta o accendini fucile? … Non è una campagna elettorale, è Amazon. A votare non ci vai con la scheda, ci vai col carrello

La politica come scambio di merci, il voto come checkout: il paradosso funziona perché esaspera un vizio antico — il clientelismo simbolico — con lessico da e-commerce.

“Baratto all’italiana” e il caso Cuffaro (in chiave parodica)

La satira tocca anche vicende giudiziarie note al grande pubblico, con il consueto filtro caricaturale:

«No, non c’è niente da fare: noi italiani quando va bene siamo ancora al baratto… dagli accendini per un voto alla frittura di paranza… E Cuffaro? “Mafia Cuffaro condannato…” Si era già fatto 4 anni per favoreggiamento… Non è che avrà firmato un contratto 4+4

L’obiettivo è la memoria corta della politica e la tentazione di normalizzare pratiche e protagonisti che hanno segnato la cronaca. Il registro resta dichiaratamente comico, ma la rasoiata arriva.

Il metateatro in studio: la troupe al centro

Per spezzare il crescendo, Crozza porta sul palco tecnici e cameraman, spostando la lente su chi lavora dietro le quinte:

«Facciamo un applauso a tutti i cameraman… Ruggero, Lupo, Simone, Gabriele, Alessandro e Fulvio… Lo sgabello ce l’abbiamo. Andrea, ti dispiace… Silvano, un po’ di musica abruzzese?»

È la chiosa meta: mentre si parla di lavoro e fatica, il comico illumina i lavoratori reali che rendono possibile lo show. Una nota che dà corpo all’argomento principale: il rispetto per chi lavora davvero.

Il bersaglio politico: Meloni e i parlamentari di centrodestra

La premier, con il suo tweet sul venerdì, è il bersaglio dichiarato; i parlamentari di centrodestra, evocati come campioni della settimana corta, diventano co-protagonisti involontari della gag. Il messaggio — nella lente della satira — è semplice: prima di stigmatizzare chi sciopera, la politica dimostri presenza e misura.

La forza del monologo: perché ha fatto rumore

Il pezzo funziona perché congiunge tre piani:

  1. la coerenza tra messaggi pubblici e prassi (scioperi vs. calendario parlamentare);

  2. la materia sociale dello sciopero (rinuncia a un giorno di paga, non “ponte”);

  3. la deriva merceologica delle campagne (gadget, regali, scambio simbolico).

Crozza non argomenta con dati: schiaccia le contraddizioni in una serie di immagini popolari e riconoscibili, dal carrello alla settimana corta. È il codice della satira: esagerare per rivelare.

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VIDEO:
Il monologo di Maurizio Crozza umilia — in senso satirico — la narrazione sul “venerdì fannullone” e ribalta la prospettiva: chi sciopera paga di tasca propria per farsi ascoltare; chi governa e legifera ha il dovere di esserci, soprattutto quando chiede sacrifici. Tra tweet polemici e campagne-carosello, “Fratelli di Crozza” ricorda che la credibilità non si misura con le battute sui lavoratori, ma con la serietà dei venerdì in Parlamento e con la capacità di rispondere ai problemi che spingono in piazza. Il resto è rumore: la satira lo fa esplodere, ma la politica deve disinnescarlo con i fatti.

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