Medio Oriente nel caos: raid Usa-Israele sull’Iran, Governo sotto shock – L’annuncio di Tajani

È iniziato con il rumore delle sirene e con il cielo che si è tinto di fumo nero sopra Teheran. Pochi minuti dopo, le prime immagini hanno mostrato colonne di fumo, esplosioni in più città, spazio aereo chiuso, traffico interrotto, civili in fuga. Nel giro di un’ora, quello che fino alla notte precedente era ancora un fragile negoziato è diventato uno scontro militare aperto.

Israele ha annunciato un “attacco preventivo” contro l’Iran. Gli Stati Uniti hanno confermato il proprio coinvolgimento. E la risposta di Teheran non si è fatta attendere.

L’operazione congiunta e l’escalation

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato di operazione preventiva per “rimuovere le minacce contro lo Stato di Israele”. L’operazione – denominata “Ruggito del Leone” – sarebbe stata pianificata per mesi con Washington.

Il presidente americano Donald Trump ha confermato l’avvio dell’operazione militare: “Abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando le minacce del regime. L’Iran non può avere un’arma nucleare”.

Secondo fonti statunitensi e israeliane, nel mirino sarebbero finiti siti militari, strutture legate al programma missilistico e nucleare, basi e centri strategici tra Teheran, Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah. Media americani parlano di decine di attacchi con aerei partiti da basi in Medio Oriente e da portaerei.

La risposta iraniana: missili contro Israele e basi Usa

La reazione è arrivata in poche ore. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato l’operazione “Truth Promise 4” contro basi statunitensi nella regione.

Secondo il Jerusalem Post, sarebbero stati lanciati 125 missili verso Israele, di cui 35 entrati nello spazio aereo israeliano. Le difese aeree avrebbero intercettato la maggior parte dei vettori. Sirene hanno risuonato da Gerusalemme a Haifa fino al sud del Paese.

Colpite – o prese di mira – anche basi americane in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. A Manama e Doha si sono udite esplosioni. Gli Emirati hanno confermato l’intercettazione di missili, con almeno una vittima civile ad Abu Dhabi nelle prime ore della rappresaglia.

Il dato più drammatico: colpita una scuola nel sud dell’Iran

Ma è nel sud dell’Iran che si registra l’episodio più tragico. Secondo l’agenzia iraniana Irna, un raid avrebbe colpito una scuola femminile a Minab, nella provincia di Hormozgan.

Il bilancio, inizialmente di 5 studentesse morte, è stato aggiornato a 24 vittime secondo funzionari locali. Altre fonti parlano di un numero ancora più alto. Decine i feriti.

È l’immagine che segna il salto di qualità dell’escalation: civili colpiti, scuole distrutte, famiglie in fuga.

Teheran sotto attacco, blackout internet

A Teheran si registrano esplosioni nell’area presidenziale e nei pressi del ministero dell’Intelligence. Secondo immagini satellitari diffuse da giornalisti del New York Times, parte del complesso residenziale attribuito alla Guida Suprema Ali Khamenei risulterebbe danneggiato.

Fonti iraniane parlano di alti comandanti dei Pasdaran uccisi nei raid, mentre Israele stima la possibile eliminazione di figure chiave vicine alla leadership.

Intanto NetBlocks segnala un blackout quasi totale di internet nel Paese: la connessione nazionale sarebbe scesa al 4% dei livelli normali.

Reazioni internazionali: appelli alla moderazione

Le reazioni diplomatiche sono immediate e preoccupate.

Il presidente francese Emmanuel Macron parla di escalation “pericolosa per tutti” e chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, denuncia che “sono i civili a pagare il prezzo più alto” e invita tutte le parti a tornare al tavolo negoziale.

L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen parlano di sviluppi “estremamente preoccupanti” e chiedono moderazione.

Mosca definisce l’operazione un “atto di aggressione armata immotivato”.

Il premier britannico Keir Starmer ha riunito il comitato di crisi Cobra, ribadendo la volontà di evitare un conflitto regionale più ampio.

L’Italia e la situazione dei connazionali

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato una riunione d’urgenza alla Farnesina. Secondo quanto riferito, nessun militare italiano risulta ferito, inclusi i 300 presenti nella base in Kuwait colpita dalla rappresaglia iraniana.

L’Italia si dice pronta a evacuare i circa 500 connazionali ancora presenti in Iran.

Spazi aerei chiusi, voli cancellati, regione paralizzata

Israele e Iran hanno chiuso lo spazio aereo. La Siria e l’Iraq hanno fatto lo stesso. Decine di compagnie aeree – tra cui Ita Airways – hanno sospeso i voli verso gran parte del Medio Oriente.

Il ministero del Turismo israeliano parla di 38.500 turisti stranieri bloccati nel Paese.

In Iran, il Consiglio di sicurezza nazionale invita i cittadini a lasciare Teheran “se possibile” mantenendo la calma.

Il Ministro della Farnesina ha dichiarato che non risultano cittadini italiani rimasti feriti a causa dei raid contro l’Iran, né nella base statunitense in Kuwait, bersagliata da missili lanciati da Teheran, struttura nella quale sono di stanza oltre 300 militari del nostro Paese.

Il responsabile della diplomazia italiana ha precisato che nel Medio Oriente risiedono o si trovano temporaneamente migliaia di nostri connazionali. Più di 20mila sono in Israele, mentre almeno 500 si trovano in Iran. “Sono moltissimi gli italiani presenti in Israele: ventimila sono residenti con passaporto italiano, a cui si aggiungono pellegrini, attualmente non più di duemila o tremila. Abbiamo poi cittadini negli Emirati, e numerosi in Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrein. Siamo pronti a organizzare il rimpatrio, qualora fosse necessario, anche per gli italiani che si trovano in Iran, nel caso arrivassero richieste in tal senso”, ha affermato Tajani nel corso di un incontro con la stampa.

Riguardo ai connazionali in Iran, il ministro ha riferito che le comunicazioni sono estremamente complesse, ma l’ambasciatrice Paola Amadei, con il personale ridotto rimasto nella capitale iraniana, sta coordinando le operazioni per quanti desiderano fare ritorno. “Siamo disposti, se necessario, a replicare quanto fatto in occasione del conflitto precedente, quando organizzammo l’evacuazione via Azerbaijan”, ha aggiunto il ministro, precisando inoltre che un cittadino ha già provveduto autonomamente a varcare il confine tra Iran e Azerbaijan, e che sono state attivate le pratiche per agevolarne il rientro in Italia.

Tajani ha fornito aggiornamenti anche riguardo ai soldati italiani impegnati nell’area. Una base statunitense situata in Kuwait ha subito seri danni in seguito a un’offensiva proveniente dall’Iran. “Da quanto ci risulta, l’offensiva iraniana è diretta contro installazioni americane, come quella in Kuwait, dove sono presenti oltre 300 militari dell’Aeronautica italiana. Ho comunque sentito il generale Conserva, il quale mi ha assicurato che non vi sono criticità”, ha riferito Tajani.

“I nostri soldati sono in condizioni di sicurezza in Libano, in Giordania, così come i carabinieri a Gerico. Al momento non sussiste una situazione di allarme grave per i nostri connazionali, in particolare per i militari, ma indubbiamente il contesto è difficile e complesso”.

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Una crisi che può cambiare l’equilibrio regionale

L’operazione è stata definita da Netanyahu come un passo contro una “minaccia esistenziale”. Trump ha parlato di distruzione dell’industria missilistica iraniana. Teheran promette una risposta “schiacciante”.

Nel mezzo, civili, scuole, basi militari, città paralizzate.

Il rischio non è più solo quello di uno scontro bilaterale. È quello di un incendio regionale che coinvolga Libano, Yemen, Siria, Golfo Persico e forse oltre.

La giornata si chiude con una certezza: il Medio Oriente è entrato in una nuova fase. E il punto di non ritorno potrebbe essere stato superato all’alba, tra le sirene di Teheran e il fumo che ha oscurato il cielo.

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