Mega scandalo nel Governo Meloni – I soldi dei cittadini spesi per… Beccati in pieno a… BUFERA!

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida è tornato al centro dell’attenzione, ma questa volta non per una gaffe o una frase infelice. A far discutere è una maxi-gara da 4 milioni di euro per la comunicazione del Masaf, vinta da un raggruppamento di aziende che intreccia in modo evidente politica, governo e apparati della comunicazione pubblica: dentro ci sono infatti il cugino di Raffaele Fitto e l’ex consulente di Matteo Salvini, oggi capo della comunicazione di Ferrovie dello Stato.

Dal “re delle gaffe” al ministro che lavora nell’ombra (ma investe sulla comunicazione)

Nella prima parte della legislatura, Lollobrigida era uno dei ministri più esposti: al centro di polemiche per dichiarazioni controverse – dalla “sostituzione etnica” ai treni fermati – era stabilmente nel podio delle figure più chiacchierate del governo Meloni.

Poi la svolta: meno uscite pubbliche, poche interviste, apparizioni televisive centellinate e un lavoro di recupero di consenso anche nei settori agricoli che, in passato, avevano contestato la sua gestione del dicastero.

Ma il fatto che il ministro si sia defilato dai talk show non significa affatto che abbia smesso di curare con attenzione la propria immagine e la comunicazione del ministero. Anzi: proprio sul terreno della promozione e degli spot il Masaf ha continuato a spingere forte, fino ad arrivare alla nuova gara da milioni di euro.

Made in Italy, spot e grandi eventi: la regia del Masaf targato Lollobrigida

Fin dal suo insediamento, Lollobrigida ha fatto della promozione del made in Italy agroalimentare uno dei pilastri della sua azione politica:

campagne su vino, pasta e prodotti d’eccellenza,

il sostegno alla candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco,

la presenza del ministero in eventi e kermesse di grande visibilità.


Sotto la sua regia, il Masaf e gli enti collegati “non hanno badato a spese” per campagne di comunicazione, spot, iniziative promozionali, sponsorizzazioni e partecipazioni a eventi anche non strettamente legati al cibo.

In passato è stato sottolineato come il ministro fosse spesso in prima fila nelle grandi manifestazioni sportive che beneficiavano di fondi o sponsorizzazioni del suo dicastero: un tipo di presenza che, pur formalmente legata alla promozione dei prodotti italiani, ha inevitabilmente un forte ritorno d’immagine anche per il titolare del ministero.

Il bando da 4 milioni per comunicazione, eventi e promozione

L’ultima tappa di questa strategia è l’assegnazione di una gara pubblica che consente al Masaf di spendere fino a 4 milioni di euro in due anni per:

servizi di comunicazione e promozione delle produzioni agroalimentari;

partecipazione del ministero a manifestazioni nazionali e internazionali;

organizzazione di eventi istituzionali e promozionali.


Il capitolato di gara elenca con precisione le tipologie di spesa:

affitto e allestimento di spazi in fiere ed eventi,

progettazione e realizzazione di campagne sui media e sui social,

video istituzionali, contenuti multimediali e opuscoli informativi,

attività di supporto per la comunicazione sul territorio.

 

La cifra, 4 milioni di euro, colpisce per dimensione. Il ministero sottolinea che si tratta di un accordo quadro, cioè una cornice con un tetto massimo di spesa: le singole attività e i relativi costi verranno definiti di volta in volta, man mano che il Masaf affiderà i singoli incarichi all’operatore (o agli operatori) individuati.

Va ricordato, peraltro, che questi 4 milioni non esauriscono le spese di comunicazione del ministero: una parte importante delle attività promozionali e degli eventi è gestita anche dagli enti collegati al dicastero, come Ismea, che a loro volta stanziano fondi per iniziative analoghe.

Perché un accordo quadro: la giustificazione del ministero

Nei documenti ufficiali di gara, il Masaf rivendica la scelta dell’accordo quadro come strumento privilegiato per gestire la comunicazione:

consentirebbe una maggiore flessibilità nella pianificazione dei fabbisogni,

permetterebbe di accorpare acquisizioni ripetute di servizi omogenei,

ridurrebbe i costi procedurali legati all’indizione di molte gare simili nel tempo.


In sostanza, la tesi è che, individuando da subito un gruppo di fornitori “stabili”, il ministero può limitarsi a negoziare con loro i singoli interventi, invece di dover ogni volta ripartire da zero con nuovi bandi.

C’è però il rovescio della medaglia: vincolare per due anni gli appalti di comunicazione a pochi soggetti significa anche rinunciare alla possibilità, caso per caso, di confrontare offerte diverse sul mercato e di cercare condizioni più vantaggiose per ogni singolo evento o campagna. Una scelta che, in un settore delicato come quello della comunicazione istituzionale, è destinata a essere letta anche in chiave politica.

Chi si è aggiudicato la gara: la rete di imprese

Alla gara hanno partecipato 21 soggetti. A spuntarla è stato un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) composto da tre realtà:

1. Spazio Eventi Srl – società con sede a Bari, specializzata in allestimenti e organizzazione di grandi eventi istituzionali. Ha curato, tra le altre cose, gli allestimenti della riunione dei capi di Stato e di governo del G7 in Puglia nel 2024.

Tra i soci di Spazio Eventi figura Fabrizio Fitto, cugino di Raffaele Fitto, ex ministro del governo Meloni e oggi vicepresidente della Commissione europea. Raffaele Fitto è uno degli uomini più influenti di Fratelli d’Italia.

 

2. Universal Marketing – grande operatore internazionale del settore food, con esperienza nella promozione di prodotti agroalimentari e nella gestione di campagne per marchi del comparto alimentare.


3. Artsmedia – agenzia di comunicazione pugliese.

Il fondatore è Giuseppe Inchingolo, oggi capo della comunicazione del Gruppo Ferrovie dello Stato, che detiene ancora il 50% della proprietà dell’agenzia.

Dalla “Bestia” alla guida della comunicazione di Ferrovie: il profilo di Inchingolo

Il profilo di Giuseppe Inchingolo aggiunge un ulteriore elemento politico alla vicenda.

Prima di approdare alla guida della comunicazione di Ferrovie dello Stato, Inchingolo:

è stato consulente esterno per la Lega di Matteo Salvini,

ha lavorato fianco a fianco con la famigerata macchina social del leader leghista, la cosiddetta “Bestia” guidata all’epoca da Luca Morisi,

ha poi fatto tappa al ministero dell’Interno, dove ha contribuito a dare una svolta social alla comunicazione istituzionale del ministro Piantedosi.


Oggi, pur ricoprendo un ruolo apicale nella comunicazione del principale gruppo pubblico del trasporto ferroviario, mantiene il controllo del 50% di Artsmedia, l’agenzia che fa parte del raggruppamento vincitore del bando Masaf.

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Formalmente, il bando nasce per promuovere le eccellenze agroalimentari italiane e sostenere la presenza del Masaf in fiere, manifestazioni e grandi eventi. Nessuno mette in dubbio che una parte di queste attività possa avere ricadute positive per il comparto.

Ma la composizione del raggruppamento vincitore – con dentro:

il cugino di uno dei principali ministri e ora uomo forte di FdI in Europa,

l’ex consulente di Salvini, oggi al vertice della comunicazione di un colosso pubblico,


rende inevitabile una lettura anche politica dell’operazione.

Da un lato, il ministro Lollobrigida ha imparato a esporsi meno direttamente dopo le polemiche che lo hanno travolto nella prima fase della legislatura. Dall’altro, il suo ministero continua a investire somme molto consistenti in comunicazione, immagine e presenza mediatica, affidandosi a un circuito di professionisti che incrociano in modo stretto partiti di governo, strutture statali e grandi eventi di prestigio.

È su questo crinale che nasce il caso “Lollobrigida shock”:
una vicenda che, al di là dei profili formali e della legittimità degli atti amministrativi, apre interrogativi politici e di opportunità su come – e con chi – il governo decide di investire i soldi pubblici destinati alla comunicazione del made in Italy.

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