Dal Lazio alla Sicilia, passando per la Lombardia e la Calabria: sindaci, assessori e consiglieri del partito di Giorgia Meloni coinvolti in indagini per corruzione, peculato, falso e perfino scambio elettorale politico-mafioso.
Roma, 2 novembre 2025 —
Il partito di Giorgia Meloni, che a ogni comizio si presenta come “la forza della legalità”, è oggi al centro di un’ondata giudiziaria senza precedenti.
Una raffica di inchieste, arresti e rinvii a giudizio che coinvolgono esponenti locali e regionali di Fratelli d’Italia, da Palermo a Genova, da Latina a Monza.
A raccontarlo nel dettaglio è l’inchiesta pubblicata sul Fatto Quotidiano da Ilaria Proietti e Lorenzo Giarelli, che ha ricostruito una mappa inquietante: un vero e proprio tour giudiziario dell’Italia meloniana.
“Se in via della Scrofa ci fosse una cartina dell’Italia — scrivono — i dirigenti di FdI farebbero bene ad attaccare una puntina in ogni città dove un loro amministratore è indagato o arrestato.”
“Servirebbe una scorta corposa di spilli, ma aiuterebbe a ca
pire che da mesi c’è qualcosa che non va nella classe dirigente del partito.”
Sicilia, la roccaforte del caos: indagati sindaci e vertici regionali
Il caso più recente arriva dalla Sicilia, dove Giosuè Maniaci, sindaco meloniano di Terrasini (Palermo), è finito sotto inchiesta per presunte irregolarità in un subappalto da 150 mila euro per i lavori sul lungomare.
Ma non è solo.
Nel mirino della magistratura ci sono Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana e fedelissimo di Ignazio La Russa, e Elvira Amata, assessora regionale al Turismo nella giunta Schifani.
Le accuse? Corruzione, peculato, falso e truffa.
Secondo gli inquirenti, Galvagno avrebbe intessuto rapporti opachi con imprenditori locali e utilizzato l’auto blu per scopi personali.
A processo anche Mimmo Russo, ex consigliere comunale a Palermo e sospeso da FdI dopo un arresto nel 2024. Le accuse nei suoi confronti spaziano dal concorso esterno in associazione mafiosa a una lunga lista di reati amministrativi.
Calabria: accuse di scambio elettorale politico-mafioso
Spostandosi più a Nord, in Calabria, la situazione non migliora.
Il consigliere regionale Giuseppe Neri, fino a poco tempo fa capogruppo di FdI, è accusato di scambio elettorale politico-mafioso.
Dopo il rigetto della richiesta di arresto da parte di Riesame e Cassazione, la sua posizione è stata stralciata in attesa di ulteriori sviluppi, ma il danno politico resta.
Neri si è dimesso dal suo ruolo di capogruppo, mentre l’inchiesta prosegue: un caso che — come sottolineano gli autori del Fatto — “lascia l’ombra lunga di rapporti opachi tra la politica meloniana e le reti di consenso sul territorio.”
Lazio: un intreccio di favori e corruzione
Anche il Lazio non è immune da scandali.
Solo due settimane fa è finito ai domiciliari il consigliere regionale Enrico Tiero, indagato per corruzione in un presunto sistema di favori, tessere e voti di scambio.
Tra le accuse più discusse, quella di aver favorito la stabilizzazione della figlia presso l’azienda sanitaria di Latina.
Nella stessa indagine figura anche l’assessore regionale Fabrizio Ghera, pure lui meloniano, sempre per corruzione.
E non manca un tocco “pittoresco”: il caso dell’ex assessore di Ponza Danilo D’Amico, arrestato in flagranza mentre, secondo la Procura, stava per intascare una mazzetta da 5.000 euro per un appalto di manutenzione del verde.
Frosinone e Ceccano: fondi ai migranti e criminalità organizzata
A Ceccano, nel Frusinate, la Procura indaga su rapporti tra amministratori locali e criminalità organizzata legati alla gestione dei fondi per l’accoglienza dei migranti.
Nel fascicolo figura il nome del sindaco Roberto Caligiore, esponente di Fratelli d’Italia, sospettato di essere parte attiva del meccanismo corruttivo.
Le indagini sono ancora in corso, ma i magistrati parlano di “una rete di favori e silenzi” che coinvolgerebbe imprenditori e dirigenti comunali.
Toscana: dossier, scandali e vendette interne
In Toscana, l’inchiesta si tinge di toni pulp.
Tutto nasce da un’indagine su Claudio Belgiorno, ex consigliere comunale di Prato accusato di truffa ai danni dello Stato per aver gonfiato rimborsi pubblici.
Da lì, una spirale di sospetti, dossier e vendette interne.
Un misterioso documento anonimo fa emergere foto private e presunti legami massonici del capogruppo FdI a Prato, Tommaso Cocci, che si ritira dalla corsa elettorale.
Belgiorno viene quindi indagato per revenge porn e diffamazione, con l’ipotesi di aver orchestrato la fuga di notizie per distruggere l’avversario politico interno.
Liguria: corruzione e dossieraggio
In Liguria, a finire sotto inchiesta è Sergio Gambino, ex assessore a Genova e figura influente di Fratelli d’Italia.
Due i filoni d’indagine: presunti favori a imprenditori in cambio di denaro e la diffusione di un dossier segreto contro la candidata Silvia Salis durante la campagna elettorale.
L’accusa, in questo secondo caso, è di rivelazione di atti coperti da segreto.
Lombardia: corruzione a Brugherio
Infine, in Lombardia, il capogruppo di FdI a Brugherio (Monza Brianza), Giuseppe Calabretta, è indagato per corruzione.
Un’inchiesta recente, che si aggiunge alla lunga lista di scandali che stanno progressivamente logorando l’immagine di un partito che si definisce “del merito e della legalità”.
Un partito in difficoltà morale
Nel complesso, la geografia delle inchieste racconta un partito che, mentre governa l’Italia, perde il controllo del proprio territorio.
Da Nord a Sud, il filo rosso è sempre lo stesso: abusi di potere, corruzione, clientele e intrecci pericolosi tra politica e affari.
Un dato che imbarazza Fratelli d’Italia, già scosso dalle polemiche per la riforma della giustizia e per il caso della casa di Giorgia Meloni a Roma.
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Conclusione: la cartina delle inchieste
Come scrivono Proietti e Giarelli, se davvero al quartier generale di FdI si appendesse una mappa dell’Italia e si segnassero tutti i luoghi dove un loro esponente è sotto inchiesta, “la cartina sarebbe più bucherellata di un colabrodo”.
E mentre Meloni continua a parlare di “onestà e patriottismo”, resta la domanda che molti italiani si pongono:
chi controlla i controllori?



















