Un dato che fa rumore, e che – se confermato da altre rilevazioni – rischia di pesare come un macigno nel racconto politico della legislatura: secondo il sondaggio Youtrend per Sky TG24 (data 22 gennaio 2026), il 62% degli italiani esprime un giudizio negativo sul governo guidato da Giorgia Meloni. Il giudizio positivo si ferma invece al 33%, mentre un 5% dichiara di non sapere.
La fotografia, già di per sé impattante, diventa ancora più significativa se la si inserisce nella serie storica rappresentata nel grafico: la linea del giudizio negativo appare in crescita rispetto ai livelli iniziali del periodo considerato, mentre la linea del giudizio positivo scende e si assottiglia nel tempo. In sintesi: aumenta la quota di chi boccia l’esecutivo, diminuisce quella di chi lo promuove.
I numeri del sondaggio: bocciatura netta e distanza ampia
La rilevazione riportata dal grafico indica:
Giudizio negativo: 62%
Giudizio positivo: 33%
Non sanno: 5%
Il punto politico è la distanza: quasi 30 punti tra chi giudica negativamente e chi giudica positivamente. È un divario che, nella percezione pubblica, segnala un esecutivo che fatica a convincere una parte molto ampia dell’elettorato, anche al di là delle appartenenze.
E c’è un altro aspetto: il “non so” è basso (5%). Questo significa che la maggioranza degli intervistati ha un’opinione formata, e che il giudizio – positivo o negativo – è relativamente polarizzato.
“A quanto è crollato”: il dato chiave è il positivo al 33%
Se l’headline è “il 62% boccia”, il dato che racconta il “crollo” è l’altro: il giudizio positivo al 33%. In un grafico di andamento, la cosa più rilevante non è solo la quota di scontenti, ma il fatto che la quota di sostenitori convinti (o comunque di persone che valutano bene l’azione del governo) si ferma intorno a un terzo del Paese.
Politicamente, è il tipo di cifra che può generare due conseguenze:
1. maggiore difficoltà a imporre l’agenda, perché ogni scelta controversa rischia di essere letta come “ulteriore prova” di un trend negativo;
2. pressione interna alla maggioranza, perché quando il giudizio positivo scende, i partiti alleati tendono a proteggere il proprio consenso e scaricare responsabilità.
La serie storica: perché il grafico racconta più della singola fotografia
Il valore del grafico Youtrend/Sky TG24 è che non mostra solo un numero, ma un andamento nel tempo (dal 2023 al gennaio 2026). Anche senza entrare nel dettaglio di ogni oscillazione, la traiettoria visiva suggerisce:
una tendenza del giudizio negativo a salire nel medio periodo, fino a stabilizzarsi oltre il 60%;
una tendenza del giudizio positivo a scendere, con una fase recente in cui appare particolarmente debole;
una quota “non sanno” che resta marginale.
Questo è importante perché un singolo sondaggio può essere legato a fattori contingenti; un trend, invece, parla di una percezione più strutturale.
Il paradosso politico: FdI cresce nei voti, ma il governo viene bocciato
C’è un elemento che, incrociando questi dati con quelli sulle intenzioni di voto circolati negli stessi giorni, diventa politicamente interessante: si può avere un partito di governo forte (o in crescita) e, contemporaneamente, un giudizio sull’azione dell’esecutivo che peggiora.
Questo accade spesso quando:
il consenso si concentra sul leader o sul partito principale,
ma la valutazione sull’operato complessivo del governo risente di fattori economici, sociali o di scelte impopolari.
In altre parole: la “tenuta elettorale” non coincide automaticamente con la “soddisfazione di governo”. E il 62% negativo, rispetto al 33% positivo, segnala proprio una frattura di percezione.
Che cosa significa davvero “giudizio negativo”: non è (solo) opposizione
Un altro punto spesso frainteso è questo: un giudizio negativo sul governo non coincide sempre con un voto immediato all’opposizione. Può includere:
elettori che hanno votato la maggioranza ma sono delusi su temi specifici;
elettori che condividono alcune posizioni ma criticano l’efficacia o i risultati;
cittadini che non si riconoscono in nessun partito ma valutano male la gestione complessiva.
Per questo il dato del 62% è politicamente sensibile: parla a una platea più ampia della sola opposizione, soprattutto se una parte di quel 62% è fatta da elettori “mobile” o ex sostenitori.
L’effetto sul Parlamento: più scontro e più nervosismo nella maggioranza
Quando una rilevazione segna un giudizio negativo così alto, il riflesso in Parlamento è quasi sempre lo stesso:
l’opposizione alza la pressione, chiedendo risposte e attribuendo responsabilità;
la maggioranza tende a compattarsi su alcuni temi identitari, ma può dividersi su altri per ridurre l’impatto del malcontento;
il governo può essere spinto a “correggere” alcune misure o a rilanciare con provvedimenti simbolici.
Non è automatico che un dato del genere produca cambiamenti immediati, ma spesso amplifica il clima: più tensione, più propaganda, meno margini per mediazioni tranquille.
Il fattore “non sanno” al 5%: pochi indecisi sul giudizio
In molti sondaggi il “non sa” è un cuscinetto che assorbe incertezza. Qui è basso, e questo conta: significa che la percezione dell’esecutivo è già incardinata. In altre parole, non è un governo su cui “non ci si è fatti un’idea”: la maggioranza del Paese ha già scelto come valutarlo, e quella valutazione è prevalentemente negativa.
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Conclusione: bocciatura ampia, consenso positivo ridotto. Il dato che pesa è 33%
Il titolo “sondaggio shock” si spiega con una cifra: 62% negativo. Ma se la domanda è “a quanto è crollato”, la risposta è nell’altro numero: il giudizio positivo è al 33%. Un terzo degli italiani promuove il governo, quasi due terzi lo bocciano.
È una fotografia che, sul piano politico, mette pressione su Palazzo Chigi: perché anche quando il primo partito regge nelle intenzioni di voto, un giudizio di governo così sbilanciato è un segnale di malessere diffuso e di fatica nel convincere.


















