Meloni sotto shock – Arriva il sondaggio sul Governo che sconvolge tutto – Ora l’esecutivo rischia di… I DATI

La fotografia politica che arriva dal sondaggio YouTrend per Sky TG24 del 29 maggio 2026 è netta: il 57% degli italiani esprime un giudizio negativo sul Governo Meloni, mentre il 36% dà una valutazione positiva. Il restante 7% non sa o non risponde. Un dato che, osservato nella serie storica riportata nella grafica, racconta una tendenza ormai consolidata: la quota di giudizi negativi resta stabilmente sopra quella dei giudizi positivi, con una forbice ampia che fotografa il progressivo logoramento dell’esecutivo.

Il dato politico: il giudizio negativo resta maggioritario

Il numero più pesante è proprio quel 57% di valutazioni negative. Non si tratta soltanto di una maggioranza relativa, ma di una maggioranza assoluta dell’opinione pubblica. Il Governo Meloni, pur mantenendo una base di consenso ancora significativa, sembra faticare sempre di più a parlare oltre il proprio perimetro elettorale.

Il giudizio positivo si ferma invece al 36%, un dato che conferma la presenza di uno zoccolo duro ancora fedele, ma che appare insufficiente per restituire l’immagine di un governo in piena sintonia con il Paese. La distanza tra giudizi negativi e positivi è di 21 punti percentuali, un margine che politicamente pesa e che rischia di trasformarsi in un problema strutturale se non verrà invertita la tendenza.

Il confronto con gli altri sondaggi: centrodestra meno dominante

Il sondaggio YouTrend per Sky TG24 si inserisce in un quadro più ampio, nel quale anche altre rilevazioni mostrano segnali di affaticamento per la maggioranza. Ipsos, nell’aggiornamento pubblicato a maggio, segnalava Fratelli d’Italia al 26,2%, definendolo il risultato più basso dalle elezioni europee, mentre la Lega veniva indicata al 5,8%, ai minimi storici. Sempre Ipsos rilevava un quadro di coalizione estremamente ravvicinato: centrodestra al 46,1% e campo largo/progressista al 46,6%.

Anche la rilevazione SWG diffusa dal Fatto Quotidiano va nella stessa direzione: Fratelli d’Italia resta primo partito con il 28,1%, ma perde 0,4 punti rispetto alla settimana precedente; il Partito Democratico sale al 22,5%, mentre il Movimento 5 Stelle arriva al 12,7%. Nello stesso scenario, il campo progressista viene stimato al 45,7%, davanti al centrodestra al 42,8%, senza considerare alcune forze politiche esterne ai due poli principali.

Perché il Governo cala: la distanza tra narrazione e vita reale

Il primo elemento che può spiegare il calo è la distanza tra la narrazione di stabilità del governo e la percezione quotidiana di molti cittadini. L’esecutivo rivendica continuità, autorevolezza internazionale e risultati sul lavoro, ma una parte consistente dell’opinione pubblica sembra non percepire un miglioramento concreto nella propria vita.

A pesare sono soprattutto economia, prezzi, salari e servizi. Ipsos rileva che il 75% degli italiani ritiene che le cose in Italia stiano andando nella direzione sbagliata, contro appena il 25% che vede una direzione positiva. Tra le principali preoccupazioni figurano crimine e violenza al 35%, inflazione al 32%, disoccupazione e sanità entrambe al 31%, e tasse al 28%. Inoltre, solo il 26% degli intervistati giudica positivamente la situazione economica del Paese.

Crescita debole e imprese più fredde

Il secondo fattore riguarda l’economia reale. Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, con una crescita acquisita per l’intero anno pari allo 0,5%. Si tratta di una crescita positiva, ma molto contenuta, che difficilmente riesce a produrre un effetto immediato di fiducia nell’opinione pubblica.

Nella nota sull’andamento dell’economia italiana, l’Istat segnala anche che la produzione industriale, pur cresciuta a marzo dello 0,7% su base congiunturale, nella media del primo trimestre è risultata in lieve diminuzione rispetto ai tre mesi precedenti, con un -0,2%. Anche questo dato contribuisce a spiegare un clima economico non pienamente espansivo.

A maggio, la fiducia dei consumatori migliora, passando da 90,8 a 93,4, ma l’indicatore composito della fiducia delle imprese scende da 95,1 a 94,1. L’Istat parla di un sentiment divergente: i consumatori recuperano parzialmente, mentre le imprese frenano, soprattutto nei servizi di mercato e nelle costruzioni.

Lavoro in crescita, ma il nodo resta il potere d’acquisto

Il governo può rivendicare un dato positivo sul lavoro: ad aprile 2026 gli occupati aumentano di 123mila unità su base mensile, il tasso di occupazione sale al 63,1% e la disoccupazione scende al 5,1%. Su base annua, gli occupati crescono di 269mila unità.

Ma il punto politico è che l’aumento dell’occupazione non basta, da solo, a generare consenso se i cittadini continuano a percepire salari insufficienti, affitti alti, servizi sotto pressione e difficoltà nel far quadrare i conti. L’Istat segnala che a fine marzo 2026 i contratti in attesa di rinnovo coinvolgono circa 4,1 milioni di dipendenti; la retribuzione oraria media nel primo trimestre è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma la crescita resta sotto il 3% per il terzo trimestre consecutivo.

Il logoramento politico della leadership

Il dato del 57% di giudizi negativi racconta anche un logoramento della leadership. Giorgia Meloni ha costruito buona parte del proprio consenso sull’immagine di stabilità, decisionismo e compattezza. Ma quando la percezione economica resta fragile e le opposizioni iniziano a ridurre la distanza nei sondaggi, quella stessa immagine rischia di indebolirsi.

Ipsos registrava comunque un lieve miglioramento nel gradimento dell’esecutivo e della premier, con un indice di gradimento pari rispettivamente a 41 per il Governo e 42 per Giorgia Meloni. Ma il dato va letto insieme agli altri indicatori: il governo può ancora contare su una base solida, ma non appare più politicamente dominante come nella fase iniziale della legislatura.

Una maggioranza ancora competitiva, ma meno inattaccabile

Il calo del consenso non significa automaticamente sconfitta elettorale. La maggioranza resta competitiva e mantiene radicamento territoriale. Lo dimostrano anche alcuni risultati locali: Reuters ha segnalato la vittoria del centrodestra a Venezia, con il candidato Simone Venturini vicino al 51%, in una tornata considerata un test politico importante.

Il punto, però, è un altro: il centrodestra non appare più nella posizione di forza assoluta che aveva nella prima fase del governo. I sondaggi indicano un campo politico più mobile, con opposizioni più vicine e un’opinione pubblica più critica. Il 57% di giudizi negativi non equivale a una caduta immediata dell’esecutivo, ma segnala una fragilità crescente.

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Conclusione: il consenso non è crollato, ma la fiducia si è incrinata

Il sondaggio YouTrend per Sky TG24 consegna un messaggio chiaro: la maggioranza degli italiani oggi giudica negativamente il Governo Meloni. Il 57% di valutazioni sfavorevoli, contro il 36% di giudizi positivi, non è solo un numero da commentare, ma un campanello d’allarme politico.

Il governo resta in piedi, conserva una base elettorale importante e può ancora rivendicare alcuni dati positivi, soprattutto sul lavoro. Tuttavia, la percezione del Paese sembra andare in un’altra direzione: crescita debole, salari che faticano a recuperare potere d’acquisto, imprese meno fiduciose, preoccupazioni diffuse su inflazione, sicurezza, sanità e tasse.

La vera sfida per Meloni, dunque, non è soltanto tenere unita la maggioranza. È ricostruire fiducia fuori dal proprio blocco di consenso. Perché quando il giudizio negativo supera stabilmente la soglia del 50%, il problema non è più comunicativo: diventa politico.

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