Milena Gabanelli torna in Tv e denuncia tutto sul caso Ranucci – Le parole forti! – IL VIDEO

L’ex ideatrice di Report parla a “Circo Massimo” dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci: “Un gesto vile che poteva uccidere. Manca il coraggio, non la libertà”

Un intervento intenso, commosso ma lucido quello di Milena Gabanelli a Circo Massimo su Nove, dove la giornalista è tornata a parlare dell’attentato che ha colpito il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.
Un ordigno esplosivo collocato sotto la sua auto a Campo Ascolano, nei pressi di Roma, che avrebbe potuto uccidere lui, la figlia o un passante.
Un episodio che, come lo ha definito Gabanelli, è “una bomba contro la democrazia”.

“È stato un colpo emotivo fortissimo. È un attacco a un’intera squadra”

“Emotivamente è uno shock”, ha esordito Gabanelli, ricordando gli anni di lavoro insieme a Ranucci e la nascita di Report, da lei fondata nel 1997.

“L’attacco a Sigfrido è l’attacco a una squadra, non solo a un singolo giornalista.
È un colpo che arriva a tutto un gruppo che da anni fa informazione con rigore, passione e responsabilità.
Sigfrido è il frontman, ma dietro di lui c’è una redazione che non si lascia intimidire. E non si farà intimidire nemmeno ora.”

 

La giornalista ha ricordato con orgoglio gli inizi difficili del programma:

“I primi dieci anni di Report, nessuno di noi aveva tutela legale.
Eppure andavamo avanti, consapevoli dei rischi, senza vittimismo.
Perché chi sceglie il giornalismo investigativo sa che darà fastidio, e che ci sarà sempre qualcuno pronto a minacciarlo.”

“Non è solo una bomba contro un uomo: è un attacco alla libertà d’informazione”

Nel suo intervento, Gabanelli ha sottolineato la gravità del gesto:

“È un atto vile, perché colpisce una famiglia, un padre, una figlia, per spaventare.
Ma è anche un atto politico, simbolico: una bomba contro la libertà di stampa, contro il diritto dei cittadini a essere informati.”

E ha aggiunto:

“Non bisogna essere ingenui: non serve parlare solo di criminalità o di follia isolata.
Quando si mette paura fisica a un giornalista che indaga su poteri economici, su appalti, su politica e criminalità organizzata, si sta attaccando la democrazia.”

“Non manca la libertà d’espressione, mancano giornalisti e editori coraggiosi”

Alla domanda se oggi in Italia la libertà di stampa sia davvero in pericolo, Gabanelli ha risposto con una riflessione che ha fatto discutere:

“Io non credo che manchi la libertà d’espressione.
Manca piuttosto il coraggio.
Manca il giornalista disposto a rischiare, e l’editore disposto a proteggerlo.”

 

Una frase che racchiude tutta la sua esperienza di reporter:

“La libertà c’è, ma bisogna esercitarla.
Chi fa questo mestiere deve sapere che rischia, e chi guida un giornale deve essere pronto a difendere i suoi cronisti, non a lasciarli soli.
Fortunatamente qualcuno ancora c’è. E va blindato, protetto, sostenuto.”

“La solidarietà politica non basta: servono fatti, non lacrime di coccodrillo”

Gabanelli ha poi lanciato un messaggio implicito anche alla politica, dopo i numerosi messaggi di solidarietà arrivati da tutto l’arco parlamentare:

“Ho visto un po’ di lacrime di coccodrillo.
Tutti pronti a dire parole di vicinanza, ma poi la realtà è che Report è stato ostacolato per anni, querelato, attaccato da più parti.
Se davvero la politica vuole difendere il giornalismo libero, allora lo dimostri: ritiri le querele temerarie e approvi leggi per tutelare chi indaga.”

Un concetto che riprende le denunce lanciate nei giorni scorsi da Luca Sommi, che aveva parlato di “ipocrisia politica” e invocato una norma che punisca chi fa cause infondate contro i giornalisti.

“Report non guarda in faccia nessuno: è per questo che dà fastidio”

Gabanelli ha ricordato che Report non ha mai risparmiato nessuno, né a destra né a sinistra:

“Sigfrido fa un giornalismo che non guarda la tessera di partito.
Quando tocca la destra, arrivano le querele.
Quando tocca la sinistra, cala il silenzio.
Ma le sue inchieste parlano sempre di potere, di soldi pubblici, di responsabilità.
E questo, a molti, dà fastidio.”

“Non fermeranno né Sigfrido né il giornalismo d’inchiesta”

Il messaggio conclusivo di Gabanelli è stato di forza e fiducia:

“Questo atto non riuscirà a intimidire né Sigfrido né la redazione di Report.
È un mestiere che abbiamo scelto, con consapevolezza.
Ma ora serve che il Paese capisca che difendere chi racconta la verità significa difendere se stesso.”

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VIDEO:

Il video di Circo Massimo con l’intervento di Milena Gabanelli — “L’attacco a Sigfrido è un vero shock” — ha raccolto in poche ore migliaia di visualizzazioni e un’ondata di solidarietà per Ranucci e per la squadra di Report.
La sua voce, insieme a quella di tanti colleghi, riporta al centro un tema cruciale: la libertà di stampa non si difende solo con le parole, ma con leggi, coraggio e coerenza.

“Blindiamo la libertà di informazione — ha concluso Gabanelli —
perché senza giornalisti liberi, non c’è democrazia che possa sopravvivere.”

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