Missili sulla base italiana a Erbil: Parla Tajani, ecco le ultime e come stanno i soldati – ULTIM’ORA

La guerra in Medio Oriente entra in una fase ancora più pericolosa e coinvolge direttamente anche l’Italia. Nella notte tra l’11 e il 12 marzo un attacco missilistico ha colpito l’area dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove si trovano diverse installazioni militari occidentali tra cui la base del contingente italiano. L’episodio ha immediatamente fatto scattare l’allarme tra le autorità italiane e internazionali, mentre nella regione continua una drammatica escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Secondo le prime informazioni fornite dal governo italiano, i militari italiani sono stati messi immediatamente al riparo nei bunker seguendo le procedure di sicurezza già previste per le situazioni di emergenza. Non risultano feriti tra il personale italiano, ma l’attacco rappresenta comunque un segnale estremamente grave, perché per la prima volta in questa fase del conflitto una base con presenza italiana viene direttamente colpita.

Tajani: “Attacco inaccettabile, valuteremo cosa fare”

La reazione del governo è arrivata nelle prime ore del mattino con le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito l’episodio “inaccettabile”.

“Valutiamo quanto accaduto e decideremo gli atti da compiere”, ha dichiarato il titolare della Farnesina commentando l’attacco contro l’area dell’aeroporto di Erbil. Tajani ha anche confermato che i militari italiani sono al sicuro nei bunker e che la situazione è costantemente monitorata dalle autorità italiane.

Il governo sta ora analizzando la dinamica dell’attacco e la sua possibile origine. Non è ancora chiaro se il missile o il drone che ha colpito l’area fosse diretto specificamente contro la base italiana o contro le installazioni militari occidentali presenti nello scalo.

Il racconto dal campo: “Siamo ancora nei bunker”

A raccontare cosa è successo nelle ore dell’attacco è stato il comandante del contingente italiano a Erbil, il colonnello Stefano Pizzotti, che ha fornito una prima ricostruzione dell’accaduto.

Secondo quanto spiegato dal comandante, la base era già in stato di preallarme per la crisi in corso nella regione. Quando è arrivata la segnalazione di una minaccia aerea, tutto il personale ha seguito immediatamente le procedure di sicurezza.

“È stato attivato l’allarme della coalizione e tutti si sono recati nei bunker assegnati. Poco dopo c’è stata una minaccia aerea che ha colpito la base italiana provocando alcuni danni a infrastrutture e materiali”, ha spiegato Pizzotti.

Il comandante ha poi rassicurato sulla situazione del personale:
“Il personale sta bene. Erano tutti protetti nei bunker e non ci sono feriti.”

Al momento non è ancora chiaro se si sia trattato di un missile o di un drone, dettaglio che gli esperti militari stanno cercando di accertare.

Erbil, una base strategica per l’Italia

La base italiana di Erbil rappresenta uno dei principali presidi militari italiani in Medio Oriente. Il contingente italiano opera nell’ambito della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro l’ISIS e nelle attività di addestramento delle forze di sicurezza irachene e curde.

La struttura si trova all’interno del perimetro dell’aeroporto internazionale della città, una zona dove sono presenti anche installazioni militari statunitensi e di altri Paesi della coalizione. Proprio per questo motivo l’area è considerata strategica ma anche particolarmente esposta a possibili attacchi da parte di milizie armate attive nella regione.

Negli anni passati l’aeroporto di Erbil è stato più volte bersaglio di razzi o droni lanciati da gruppi filo-iraniani. Tuttavia l’attacco avvenuto nelle ultime ore assume un significato diverso perché si inserisce in un contesto di guerra aperta tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Il conflitto si allarga in tutta la regione

L’attacco alla base italiana non è un episodio isolato ma parte di una notte di violenza che ha attraversato tutto il Medio Oriente.

Israele ha lanciato una nuova ondata di raid su Teheran, colpendo infrastrutture militari e obiettivi legati al regime iraniano. Contemporaneamente bombardamenti hanno colpito Beirut, dove un attacco israeliano avrebbe provocato almeno otto morti.

La tensione si è estesa anche allo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici per il commercio mondiale di petrolio. Qui una nave cargo è stata attaccata dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane e tre marinai risultano ancora intrappolati nella sala macchine.

Altri attacchi sono stati segnalati negli Emirati Arabi Uniti, dove una nave portacontainer è stata colpita da un proiettile di origine ancora sconosciuta. Nella città di Dubai, invece, due droni iraniani si sono schiantati in zone urbane senza provocare vittime.

Gli Stati Uniti intervengono sul fronte energetico

Nel frattempo gli Stati Uniti stanno cercando di contenere le conseguenze economiche del conflitto. Il presidente Donald Trump ha autorizzato il rilascio di 172 milioni di barili di petrolio dalla riserva strategica americana per stabilizzare i mercati energetici dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz.

Trump ha inoltre dichiarato che l’Iran sarebbe “vicino alla sconfitta”, lasciando intendere che Washington mantiene la capacità di colpire ulteriormente le infrastrutture energetiche e militari iraniane se necessario.

Parole che contribuiscono ad aumentare il clima di tensione internazionale e il timore che il conflitto possa allargarsi ulteriormente.

Le minacce iraniane e il rischio globale

La situazione si è ulteriormente aggravata quando l’agenzia iraniana Tasnim ha pubblicato una lista di possibili obiettivi che potrebbero essere colpiti in caso di escalation. Tra questi figurano persino le sedi di grandi aziende tecnologiche americane come Google, Amazon, Microsoft e Nvidia.

Una mossa che dimostra come la guerra non si stia più combattendo soltanto sul terreno militare ma anche su quello economico e strategico.

Nel frattempo in Bahrein quattro persone sono state arrestate con l’accusa di spionaggio per conto delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Secondo le autorità locali avrebbero raccolto immagini e coordinate di infrastrutture sensibili utilizzando attrezzature ad alta tecnologia.

Un attacco che coinvolge direttamente l’Italia

L’episodio di Erbil rappresenta comunque un passaggio molto delicato per l’Italia. Anche se non ci sono vittime, il fatto che un attacco missilistico abbia colpito una base con presenza militare italiana porta inevitabilmente il conflitto molto più vicino al nostro Paese.

Il governo italiano sta monitorando la situazione minuto per minuto, mentre i vertici militari restano in contatto costante con il contingente presente in Iraq.

Per ora il bilancio resta fortunatamente limitato ai danni materiali. Ma l’attacco dimostra quanto sia fragile l’equilibrio nella regione e quanto rapidamente il conflitto possa coinvolgere anche i Paesi europei presenti nelle missioni internazionali.

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Le prossime ore decisive

Le prossime ore saranno fondamentali per capire se l’attacco a Erbil rappresenti un episodio isolato oppure l’inizio di una nuova fase della guerra. Gli analisti temono che le basi occidentali presenti in Iraq possano diventare bersagli sempre più frequenti delle milizie legate a Teheran.

Nel frattempo i militari italiani restano in stato di massima allerta, mentre il governo valuta le possibili mosse diplomatiche e militari da adottare dopo quello che il ministro Tajani ha definito senza mezzi termini un attacco inaccettabile.

In una guerra che si sta rapidamente trasformando in un conflitto regionale, l’Italia si ritrova improvvisamente in prima linea. E il fatto che i soldati italiani siano stati costretti a rifugiarsi nei bunker nel cuore della notte è il segnale più chiaro di quanto la situazione stia diventando pericolosa.

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