L’intervento di Nicola Gratteri a Otto e Mezzo su La7 ha sorpreso e spiazzato molti osservatori. In un dibattito politico dominato dall’entusiasmo del governo Meloni per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, l’ex procuratore capo di Catanzaro ha riportato la discussione a dati concreti e a questioni che riguardano direttamente la vita quotidiana di calabresi e siciliani.
Un intervento che ha avuto l’effetto di ridimensionare la retorica attorno a un’opera da decenni al centro di polemiche, rilanci e promesse mai mantenute.
Il crollo del traffico sullo Stretto: dati che smentiscono la retorica
Gratteri ha evidenziato un dato che raramente viene messo in primo piano: il crollo del traffico veicolare sullo Stretto di Messina. “Otto-dieci anni fa attraversavano lo Stretto due milioni e mezzo di auto, oggi un milione”, ha ricordato.
Un calo del 60% che racconta un cambiamento strutturale. Sempre meno italiani scelgono di percorrere in macchina i 1.700 chilometri che separano Milano dalla Sicilia. Al contrario, la diffusione dei voli low cost ha modificato radicalmente i flussi turistici: si vola direttamente a Catania o Palermo, si noleggia un’auto e si trascorre la vacanza senza affrontare un viaggio estenuante.
Questa trasformazione delle abitudini di viaggio mette in crisi uno degli argomenti più usati dai sostenitori del Ponte: l’esigenza di rispondere a un traffico massiccio che, di fatto, oggi non esiste più.
“Fate un sondaggio tra calabresi e siciliani”
Il magistrato ha poi lanciato una provocazione semplice ma di grande impatto: chiedere agli abitanti di Sicilia e Calabria quali siano le loro priorità. La risposta, secondo Gratteri, sarebbe chiara: “Io, da calabrese, vorrei le stesse infrastrutture che ci sono in Veneto, in Emilia Romagna e in Lombardia”.
Il Ponte, dunque, non viene respinto come idea in assoluto, ma posto in secondo piano rispetto a bisogni molto più concreti. La costruzione di nuove strade, il potenziamento delle autostrade esistenti, l’Alta Velocità ferroviaria: sono queste le urgenze di un Sud che, rispetto al resto d’Italia, continua a pagare un divario infrastrutturale enorme.
La Messina-Palermo come simbolo del degrado
Uno dei passaggi più incisivi dell’intervento è stata la definizione della Messina-Palermo come “una mulattiera” rispetto alle autostrade del Nord. Una fotografia impietosa, ma realistica, delle condizioni di una delle principali arterie siciliane.
Il paradosso evidenziato da Gratteri è evidente: parlare di un collegamento avveniristico come il Ponte mentre le strade e le ferrovie delle due regioni restano ferme a standard inaccettabili. Il rischio concreto è quello di avere un’opera ingegneristica di livello internazionale che collega due sponde accomunate però da infrastrutture arretrate.
Il nodo politico ed economico: miliardi per un simbolo
Il Ponte sullo Stretto è tornato al centro dell’agenda politica con l’approvazione del progetto da parte del CIPESS, e il governo Meloni lo presenta come simbolo di rilancio del Mezzogiorno. L’investimento previsto è nell’ordine delle decine di miliardi di euro.
Gratteri ha fatto notare come una cifra simile, se destinata a strade, ferrovie e servizi, potrebbe trasformare radicalmente la vita di milioni di cittadini.
E qui emerge la contraddizione politica: mentre al Nord si discute di nuove tratte di Alta Velocità per collegare città già servite da infrastrutture efficienti, al Sud si punta su un’opera dal forte valore simbolico ma che rischia di lasciare intatti i problemi strutturali di mobilità.
Oltre Gratteri: un dibattito che divide il Paese
Le parole dell’ex procuratore non rappresentano un caso isolato. Da anni economisti, urbanisti e trasportisti sottolineano come la priorità per Calabria e Sicilia non sia il Ponte, bensì la modernizzazione delle reti interne.
Gli stessi dati dell’ISTAT e del Ministero delle Infrastrutture mostrano come il Mezzogiorno sia il fanalino di coda per qualità e quantità di collegamenti ferroviari, per stato della rete stradale e per tempi di percorrenza.
Il Ponte rischia così di diventare l’ennesima “grande opera” capace di drenare risorse e attenzioni, senza affrontare il vero nodo: il Sud rimane isolato non tanto perché manca un collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, quanto perché una volta arrivati in queste regioni ci si trova di fronte a un sistema di trasporti inefficiente.
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L’intervento di Gratteri a Otto e Mezzo ha avuto l’effetto di una doccia fredda su un dibattito spesso dominato da slogan e promesse. “Bisogna fare le autostrade, l’Alta Velocità ferroviaria, questo serve!”, ha ribadito.
Un richiamo al buon senso che evidenzia tutta la distanza tra il pragmatismo di chi conosce i territori e la retorica politica di chi li usa come palcoscenico elettorale.
Il Ponte sullo Stretto continua a essere il sogno di molti, ma senza infrastrutture adeguate rischia di trasformarsi in un’opera incompiuta sul piano sociale ed economico: un monumento alla politica degli annunci più che alla modernizzazione del Paese.



















