Nicola Gretteri e Piercamillo Davigo umiliano il Meloni e Nordio sulla Giustizia – VIDEO SUPER

Due voci autorevoli contro la separazione delle carriere

Alla Festa del Fatto Quotidiano 2025, il tema della riforma della giustizia è stato al centro di un confronto acceso e ricco di spunti. Sul palco del Circo Massimo sono intervenuti due protagonisti che, pur con percorsi diversi, condividono un giudizio critico e allarmato: l’ex magistrato Piercamillo Davigo e il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. Entrambi hanno messo in guardia dalle conseguenze delle riforme in discussione, giudicate potenzialmente devastanti per l’equilibrio democratico del Paese.

Davigo: “Vedremo solo scippatori in galera”

Davigo ha contestato l’impianto della riforma, a partire dalla formula “pubblico ministero autonomo e indipendente”. Secondo l’ex togato, non si tratta di una vera tutela per i singoli magistrati, ma di un mero escamotage linguistico che rischia di svuotare l’autonomia giudiziaria.

Sul nodo dell’articolo 112 della Costituzione (obbligatorietà dell’azione penale), Davigo è stato netto: i criteri di priorità già esistono, e toccare la norma produrrebbe soltanto effetti distorsivi. “Se, come ripetono ogni giorno, l’Italia è insicura per borseggiatori e scippatori, vedremo un sacco di scippatori in galera, con carceri ancora più affollate. Ma intanto i reati dei colletti bianchi resteranno impuniti”.

Durissimo anche il giudizio politico: “Le riforme della giustizia in Italia, di destra o di sinistra, hanno sempre avuto l’obiettivo di proteggere il potere. Quelle del centrodestra erano grossolane e spesso non funzionavano. Quelle del centrosinistra più raffinate, e quindi più pericolose”.

Gratteri: “No alla separazione delle carriere, fino all’ultimo”

Dal palco, Gratteri ha ribadito la sua contrarietà alla separazione delle carriere. Un “no” che continuerà a dire “in tutte le sedi, fino a 48 ore prima del voto per il referendum”.

Il procuratore ha denunciato il rischio di una deriva democratica legata alla disinformazione e all’uso strumentale della comunicazione politica: “Grandi fette della popolazione sono vulnerabili perché leggono il 50% di notizie false su internet. La politica gioca con parole e aggettivi, alzando ogni giorno il tiro, e questo è devastante”.

Ha poi puntato il dito contro il silenzio della stampa: “Tra riforma Cartabia e Nordio siamo scesi di 12 posti nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. Oggi ci sono Paesi africani davanti a noi. Ma i giornalisti italiani non hanno protestato abbastanza, e così i governi si sentono autorizzati a restringere l’informazione”.

Il nodo democratico

Le parole di Davigo e Gratteri convergono su un punto chiave: la giustizia italiana rischia di perdere la sua indipendenza a favore di riforme che piegano il sistema agli interessi politici del momento. Davigo richiama il modello italiano, indicato nel 2000 come “virtuoso” dal Consiglio d’Europa, mentre Gratteri denuncia una regressione democratica segnata dalla censura e dalla manipolazione del consenso.

Il messaggio è chiaro: il dibattito non riguarda solo la giustizia, ma la qualità stessa della democrazia italiana.

Su cosa farà il Referendum?

La riforma costituzionale sulla giustizia promossa dal governo Meloni, a firma del ministro Carlo Nordio, introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e magistrati requirenti (i pubblici ministeri). Ogni magistrato dovrà scegliere sin dall’inizio quale strada intraprendere, senza più possibilità di passaggio da una carriera all’altra.
Il progetto prevede anche modifiche al Consiglio Superiore della Magistratura, con un maggior ricorso al sorteggio per limitare il peso delle correnti, e la creazione di una Alta Corte disciplinare dedicata ai procedimenti contro i magistrati.

Se la riforma verrà approvata con i due terzi dei voti in Parlamento entrerà in vigore senza ulteriori passaggi; in caso contrario, sarà necessario un referendum confermativo, previsto nella primavera 2026.

I sostenitori della riforma parlano di una maggiore chiarezza e imparzialità, mentre molti giuristi e magistrati avvertono che così si rischia di frammentare la magistratura e di aumentare il controllo politico indiretto sul sistema giudiziario.

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I VIDEO:
L’allarme lanciato da Gratteri e Davigo alla Festa del Fatto va ben oltre il perimetro tecnico della giustizia: tocca le fondamenta stesse della democrazia italiana. La separazione delle carriere e la revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale, presentate dal governo come riforme di efficienza, rischiano in realtà di aprire la strada a un sistema più permeabile al potere politico e meno capace di perseguire i reati dei “forti”. Se a questo si aggiunge il silenzio mediatico denunciato da Gratteri e la crescente manipolazione del consenso, il quadro che emerge è quello di un Paese in cui libertà e diritti rischiano di essere sacrificati in nome di una riforma che divide e preoccupa. La battaglia referendaria che si profila all’orizzonte sarà dunque anche una prova di tenuta per la coscienza democratica collettiva.

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