Nino Di Matteo fa chiarezza su Cassazione e Berlusconi – Innocente? Ecco cosa svela…

ROMA — Dopo giorni di polemiche e interpretazioni controverse sulla recente decisione della Corte di Cassazione riguardante Marcello Dell’Utri, interviene con parole durissime il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Nino Di Matteo.
In un’intervista esclusiva rilasciata a WordNews.it, il magistrato ha chiarito la portata della pronuncia, denunciando “una rappresentazione fuorviante e falsata” dei fatti.

Le sue parole — riprese anche da Alessandro Di Battista in un post molto condiviso — smontano la versione diffusa da alcune testate e da esponenti politici secondo cui la Cassazione avrebbe “scagionato” Berlusconi e Dell’Utri da ogni rapporto con la mafia.

 

“Si è confuso un giudizio patrimoniale con fatti già accertati”

Di Matteo ha spiegato che la recente sentenza non riguarda i rapporti tra Dell’Utri, Berlusconi e Cosa Nostra, ma un procedimento di prevenzione patrimoniale, volto a valutare l’attuale pericolosità sociale dell’ex senatore di Forza Italia e la liceità del suo patrimonio.

«Questa recente sentenza della Cassazione — ha chiarito — riguarda esclusivamente la misura di prevenzione nei confronti di Marcello Dell’Utri, quindi la valutazione della sua pericolosità sociale e il collegamento tra il suo patrimonio e i suoi rapporti con la mafia, nonché la riconducibilità delle donazioni milionarie da parte di Berlusconi alla volontà di comprarne il silenzio.»

Il magistrato ha sottolineato che tale giudizio non può in alcun modo modificare o mettere in discussione la sentenza penale definitiva del 2014, con cui Dell’Utri fu condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Il patto tra Berlusconi e Cosa Nostra resta provato e definitivo”

Nel suo intervento, Di Matteo ha ricordato che la sentenza della Cassazione del 2014 ha sancito l’esistenza di un patto pluridecennale tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra, mediato da Dell’Utri, in base al quale l’allora imprenditore avrebbe versato somme ingenti di denaro a esponenti mafiosi in cambio di protezione.

«In quella pronuncia — ha spiegato — è attestato che Dell’Utri è stato mediatore e garante di un patto pluridecennale tra Berlusconi e la mafia, che aveva ad oggetto la protezione del Cavaliere in cambio di dazioni di denaro.
Quella sentenza ritiene provato che quel patto fu pienamente rispettato da entrambe le parti, dal 1974 al 1992. In quel periodo Berlusconi ha versato centinaia di milioni nelle casse di Cosa Nostra.»

Di Matteo ha ricordato che quel periodo storico coincide con anni di sangue, segnati da omicidi eccellenti e attentati contro magistrati, politici e rappresentanti dello Stato.

“Le verità giudiziarie non si cancellano a mezzo stampa”

Il magistrato ha criticato con forza il modo in cui molti giornali hanno presentato la recente decisione della Cassazione, accusandoli di confondere deliberatamente due piani diversi: il giudizio penale, ormai definitivo, e quello patrimoniale.

«Sostenere, come hanno fatto in questi giorni alcuni organi di stampa e molti esponenti politici, che la recente sentenza della Cassazione ha escluso ogni rapporto tra Dell’Utri, Berlusconi e la mafia è semplicemente falso», ha dichiarato.

E ha aggiunto che tale operazione mediatica costituisce “un pericoloso contributo alla cancellazione della memoria storica”, ricordando che Dell’Utri resta condannato in via definitiva e che quella sentenza «non può essere revocata né reinterpretata».

“Una memoria che riguarda anche il presente”

Di Matteo ha poi collegato la vicenda alla situazione politica attuale, ricordando che uno dei protagonisti di quella condanna — Dell’Utri — è tra i fondatori di Forza Italia, partito che oggi fa parte della maggioranza di governo.

«Solo il fatto che uno dei fondatori di un partito oggi al governo sia stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa — ha osservato — mostra che non parliamo di un passato remoto, ma di fatti che hanno ancora una rilevanza storica e civile nel presente.»

Il magistrato ha invitato a non “addormentare la coscienza collettiva” e a mantenere viva la memoria dei rapporti accertati dalla magistratura tra potere politico ed economico e le organizzazioni mafiose.

L’eco politica e il rilancio di Di Battista

Le parole di Di Matteo hanno trovato ampia eco anche nel dibattito politico.
L’ex deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha rilanciato sui social l’articolo di WordNews con un commento netto:

«Sostenere che la recente sentenza della Cassazione abbia escluso ogni rapporto tra Dell’Utri, Berlusconi e la mafia è semplicemente falso», ha scritto, citando proprio le parole del magistrato.

Il post è diventato virale, riaccendendo il dibattito sulla verità giudiziaria delle condanne e sulla manipolazione politica e mediatica di notizie legate ai rapporti tra mafia e potere.

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L’intervento di Nino Di Matteo segna un punto fermo nel dibattito aperto dopo la sentenza della Cassazione su Dell’Utri.
Il magistrato ha ribadito con chiarezza che la verità processuale — quella che riconosce un rapporto stabile e accertato tra Dell’Utri, Berlusconi e Cosa Nostra — resta intatta e non può essere riscritta dai titoli di giornale o dalle interpretazioni politiche.

Una presa di posizione che riporta la discussione su un terreno di rigore giuridico e di memoria storica, ricordando a tutti che, come ha detto Di Matteo, “i fatti rimangono consacrati nella loro gravità”.

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