Nordio confessa: “Con la riforma delle carriere mai più inchieste sui… – Bufera sul ministro

Roma, 4 novembre 2025 —
“Schlein non capisce che questa riforma gioverebbe anche a loro, se andassero al governo”.
Con questa frase, pronunciata in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha di fatto ammesso l’obiettivo reale della riforma sulla separazione delle carriere: ridurre drasticamente — se non eliminare — la possibilità che i pubblici ministeri indaghino su membri dell’esecutivo.

Una confessione involontaria ma clamorosa, come titola Il Fatto Quotidiano:

“Nordio vende sogni: mai più inchieste sui ministri”.

Dietro la retorica dell’efficienza e della “terzietà della magistratura”, emerge una riforma che — secondo opposizioni e magistrati — metterebbe fine all’indipendenza del pubblico ministero, trasformandolo di fatto in un ufficio accusatorio controllato dal potere politico.

L’intervista: “Schlein non capisce che conviene anche a loro”

Nell’intervista citata, Nordio si dice “sorpreso” che una persona “intelligente come Elly Schlein” non comprenda che la riforma “servirebbe anche al centrosinistra”.
Un passaggio che ha immediatamente acceso le polemiche: secondo molti osservatori, il Guardasigilli ha lasciato intendere che la finalità politica della riforma sia proteggere i futuri governi — di qualsiasi colore — dalle inchieste giudiziarie.

“Mi stupisce che non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”, ha detto Nordio, citando persino l’esempio del suo predecessore Clemente Mastella, indagato nel 2008 da un gip di Santa Maria Capua Vetere e poi assolto.

Il ministro ha poi sostenuto che “serve evitare invasioni di campo e recuperare alla politica il primato costituzionale”.
Una frase che, tradotta, significa una sola cosa: restituire alla politica un potere di controllo sui magistrati.

“Più impunità per tutti”: le critiche del Fatto e delle toghe

Il Fatto Quotidiano parla apertamente di “schiforma” e accusa Nordio di voler introdurre una riforma di casta che “mette in sicurezza la classe dirigente da ogni inchiesta scomoda”.
Secondo il quotidiano diretto da Marco Travaglio, l’obiettivo reale è quello di svuotare l’autonomia dei pm, impedendo che possano indagare liberamente su ministri e figure di governo.

Il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, ha commentato con tono ironico ma durissimo:

“Anche noi magistrati siamo convinti che la riforma non c’entri nulla con la giustizia. Serve solo alla politica per controllare la magistratura.”

Sulla stessa linea la responsabile Giustizia del PD, Debora Serracchiani, che ha definito le parole del ministro “una rivelazione imbarazzante: l’obiettivo è fermare i processi ai potenti”.

Duelli tv bloccati: Nordio evita il confronto

Intanto, il Fatto rivela anche un retroscena sui confronti televisivi:
Nordio avrebbe posto veti personali a diverse trasmissioni che volevano organizzare un dibattito sulla riforma, tra cui Porta a Porta e Quarta Repubblica.

I magistrati del fronte del No avevano proposto come interlocutore il professor Enrico Grosso, costituzionalista e presidente del comitato per il No, ma Nordio avrebbe rifiutato, chiedendo invece un confronto solo con i vertici del sindacato delle toghe, condizione giudicata “inaccettabile”.

Secondo quanto riportato, il ministero starebbe anche valutando strategie comunicative più controllate, dopo le critiche ricevute per l’assenza del ministro nei dibattiti pubblici.

L’ombra dell’impunità

La frase “mai più inchieste sui ministri” non è solo un titolo provocatorio.
Nel testo dell’intervista, Nordio promette che con la separazione delle carriere “si eviteranno invasioni di campo”, cioè — tradotto — che i pm non potranno più indagare direttamente sui membri del governo senza filtri.

Il rischio, denunciano le opposizioni, è quello di un sistema giudiziario addomesticato, in cui le indagini sui vertici politici diventano impossibili o sottoposte a permessi preventivi.
Un modello più simile a quello turco o ungherese che a una democrazia occidentale.

“Una riforma contro la Costituzione”

Il costituzionalista Enrico Grosso ha ricordato che “la Costituzione garantisce l’unità della magistratura e l’autonomia del pubblico ministero”.
Separare le carriere significa, dunque, scardinare l’equilibrio dei poteri previsto dall’articolo 104 della Carta.

“Il ministro non può dire che la riforma serve alla politica — spiega Grosso — perché in democrazia la giustizia non deve servire nessuno.”

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Conclusione: la verità sfuggita di bocca

Le parole di Nordio, al di là delle intenzioni, suonano come una confessione involontaria:
la riforma che il governo presenta come garanzia di equilibrio mira, in realtà, a proteggere la classe dirigente da futuri processi.

Un messaggio che non è sfuggito a Il Fatto Quotidiano, che parla di “promessa di impunità spacciata per efficienza”.
E mentre il ministro evita i confronti televisivi e i magistrati preparano il fronte del “No”, cresce l’impressione che la vera posta in gioco non sia la riorganizzazione della giustizia, ma il controllo del potere giudiziario da parte della politica.

“Nordio voleva convincere gli italiani che la riforma serve a rendere più giusta la giustizia”, scrive il quotidiano.
“Ma alla fine ha ammesso che serve solo a rendere più sicuri i potenti.”

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