Per mesi il governo Meloni ha costruito la propria narrazione su due pilastri:
1. più soldi in tasca agli italiani grazie alla lotta al caro-vita e al taglio delle tasse;
2. più sicurezza nelle città, nei confini, nelle scuole.
Un recente sondaggio, però, fotografa una realtà molto diversa da quella raccontata nei comizi e nelle conferenze stampa. Alla domanda “Il governo ha mantenuto le promesse su pensioni e tasse?” il 66% dei cittadini risponde “No”, solo il 19% dice “Sì”, mentre il 15% non sa o non si pronuncia.
Ancora più netto il giudizio sulla sicurezza: alla domanda “Con Meloni è migliorata la sicurezza?” il 78% risponde “No”, appena l’11% dice “Sì”, e un altro 11% preferisce non indicare.
Numeri che, messi in fila, descrivono un elettorato profondamente deluso: non solo non vede mantenute le promesse economiche, ma non percepisce neppure quel miglioramento della sicurezza che era stato uno dei cavalli di battaglia della destra.
Pensioni e tasse: la promessa tradita
Il primo dato parla di portafogli e buste paga, il terreno su cui qualunque governo viene giudicato. Che due italiani su tre ritengano che l’esecutivo non abbia mantenuto le promesse su pensioni e tasse significa, nel concreto, almeno tre cose:
1. Le misure varate non sono state percepite come un cambio di passo.
Il taglio del cuneo, le modifiche all’Irpef, i bonus spot non bastano a cancellare la sensazione di salari fermi e di prezzi alle stelle. Se il costo della vita continua a crescere, gli sconti fiscali vengono percepiti come briciole.
2. Sul fronte delle pensioni, la delusione è doppia.
Dopo anni di battaglie contro la “Fornero”, molti elettori di centrodestra si aspettavano una riforma strutturale. Invece hanno trovato quote provvisorie, finestre più strette, penalizzazioni e una sostanziale conferma dell’impianto precedente. Chi era stato convinto che “con noi si cambia tutto” oggi vede, nei fatti, molto meno di quanto immaginava.
3. Il racconto del “governo delle tasse in meno” non regge alla prova delle bollette e degli scontrini.
Le famiglie misurano la differenza alla cassa del supermercato, nel bollettino della luce, nel mutuo. Se quei numeri salgono, qualsiasi promessa sul fisco risulta smentita dalla realtà quotidiana.
Il fatto che solo il 19% ritenga mantenute le promesse dice che la base soddisfatta è minoritaria: si tratta probabilmente del nucleo più fedele e ideologicamente allineato, mentre il resto dell’elettorato – compresa una parte di chi aveva votato la destra – oggi esprime frustrazione.
Sicurezza: il tallone d’Achille del “partito dell’ordine”
Se il dato su pensioni e tasse è pesante, quello sulla sicurezza è devastante: il 78% degli intervistati non percepisce alcun miglioramento con il governo Meloni.
Parliamo del tema-identità della destra: immigrazione, criminalità, degrado urbano, violenza giovanile, “tolleranza zero”. È su queste parole d’ordine che Fratelli d’Italia, Lega e alleati hanno costruito per anni la loro immagine di “partito dell’ordine” contrapposto alla “sinistra buonista”.
Il sondaggio rovescia questa narrazione:
la propaganda sui “porti chiusi” e sul “blocco navale” si scontra con numeri degli sbarchi altalenanti, accordi opachi con Paesi terzi e drammi come Cutro;
le campagne sui rave, sulla “stretta” ai minori, sulla linea dura contro la microcriminalità non hanno prodotto quella sensazione diffusa di maggior sicurezza che gli elettori si aspettavano;
nelle periferie, nei centri cittadini, sui mezzi pubblici, la percezione di insicurezza resta alta e, in alcuni casi, cresce.
Che solo l’11% degli intervistati dica che con Meloni la sicurezza è migliorata significa che anche una parte dell’elettorato di destra non vede risultati concreti. Il rischio politico è evidente: quando il “partito della paura” non riesce più a gestire la paura, perde la propria ragion d’essere.
Il paradosso: governo forte nei sondaggi di voto, debole nel giudizio di merito
Un altro elemento interessante è il divario tra consenso elettorale e giudizio di merito.
I partiti di governo – soprattutto Fratelli d’Italia – continuano a mantenere percentuali di voto elevate nei sondaggi politici. Ma quando si chiede ai cittadini di esprimersi su singole politiche, il giudizio diventa molto più severo.
Questo paradosso ha diverse spiegazioni:
una parte dell’elettorato preferisce comunque la destra perché non vede alternative convincenti nel campo di opposizione;
il clima politico polarizzato spinge molti cittadini a restare “fedeli” anche quando sono delusi, per non “aiutare l’altra parte”;
la figura di Meloni, dal punto di vista comunicativo, resta percepita come determinata e coerente, qualità che in tempi di incertezza pesano più dei risultati concreti.
Ma un consenso fondato più sull’assenza di alternative che sulla soddisfazione rischia di essere fragile: bastano crisi economiche, scandali o nuove leadership avversarie per eroderlo rapidamente.
Il ruolo dei “non sa”: un 11–15% da non sottovalutare
Sia sulla domanda economica sia su quella sulla sicurezza, una quota rilevante degli intervistati – tra l’11% e il 15% – sceglie “non sa, non indica”.
È una fascia che non va letta come semplice disinteresse: spesso è fatta di persone che:
faticano a orientarsi nel bombardamento di informazioni e controinformazioni;
non vedono differenze sostanziali tra i vari governi che si sono succeduti;
si sentono tagliate fuori dai processi decisionali, convinte che “tanto non cambia nulla”.
È anche il bacino da cui può nascere una nuova ondata di astensione o di voto di protesta. Se domani emergesse un soggetto politico capace di parlare con credibilità di lavoro, servizi, sicurezza sociale, potrebbe pescare proprio lì.
Le conseguenze politiche: una sveglia per Palazzo Chigi
Questo sondaggio non è un semplice “termometro del malumore”: è una sveglia per il governo. Se ignorata, può trasformarsi in un incubo alle prossime elezioni.
Le principali conseguenze possibili:
1. La narrazione va riscritta.
Continuare a ripetere che “va tutto bene” quando i cittadini dicono il contrario rischia di accentuare la distanza tra Palazzo Chigi e Paese reale. Servirebbe un cambio di tono: meno trionfalismo, più ammissione dei problemi e indicazione di soluzioni concrete.
2. Pensioni, salari e fisco devono tornare centrali.
Senza interventi visibili su lavoro povero, precarietà, costo della vita, il governo rischia di perdere pezzi anche nel suo elettorato popolare. Non basteranno bonus temporanei o micro-ritocchi alle aliquote.
3. Sulla sicurezza servono risultati, non slogan.
Invece di nuove leggi simboliche, bisognerebbe investire su forze dell’ordine, giustizia, prevenzione sociale, politiche per le periferie, lotta alla criminalità organizzata. Altrimenti il tema finirà per essere cavalcato da altri – magari da nuove destre ancora più radicali.
4. Opposizioni chiamate a uscire dalla comfort zone.
Il sondaggio stronca il governo, ma non automaticamente legittima l’opposizione. PD, M5S e alleati devono dimostrare di saper tradurre questo malcontento in una proposta alternativa credibile, non solo in indignazione tv.
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Conclusione: la sentenza dell’opinione pubblica
“I cittadini hanno deciso”: la frase che accompagna il sondaggio non è solo uno slogan. In democrazia, la legittimazione di un governo non si esaurisce nel voto, ma continua ogni giorno nel giudizio che le persone danno delle sue politiche.
Oggi questo giudizio, almeno su pensioni, tasse e sicurezza, è duro:
promesse economiche considerate non mantenute da due terzi degli italiani;
sensazione di insicurezza invariata o peggiorata per quasi otto cittadini su dieci.
Il governo Meloni può scegliere di archiviare questi numeri come “percezioni sbagliate”, frutto di disinformazione o di ostilità mediatica. Oppure può prenderli per quello che sono: un segnale forte che arriva dal Paese reale, da chi ogni mese fa i conti con redditi insufficienti, servizi in affanno, quartieri dove la paura non si combatte a colpi di slogan.
Se sceglierà la prima strada, la frattura tra propaganda e realtà rischierà di allargarsi. Se imboccherà la seconda, questo sondaggio potrà diventare l’occasione per correggere la rotta. In ogni caso, una cosa è certa: *sulla sicurezza e sul portafoglio degli italiani, la luna di miele è finita.*



















