Il tema delle nomine e degli incarichi torna al centro del dibattito pubblico dopo la circolazione sui social di un contenuto che mette in fila ruoli e presenze istituzionali attribuite a Geronimo La Russa, collegandole al cognome e quindi alla figura del padre Ignazio La Russa, presidente del Senato. Il messaggio, costruito con toni sarcastici e accusatori, ripropone una critica già vista molte volte nella politica italiana: la distanza tra la retorica della meritocrazia e la percezione di un sistema dove i legami personali e familiari pesano ancora.
La cornice della polemica: “merito” contro “amichettismo”
Il punto di partenza è la contrapposizione tra due idee. Da una parte, l’aspirazione dichiarata — spesso ripetuta nel discorso pubblico — a superare l’“amichettismo”, cioè il meccanismo di incarichi assegnati per prossimità, relazioni, appartenenza. Dall’altra, la convinzione che in Italia la selezione reale continui a premiare reti di potere più che competenze verificabili.
È dentro questa frattura che si inserisce la polemica: l’accusa, esplicita, è che esisterebbe una corsia preferenziale legata al cognome e alla collocazione istituzionale della famiglia, e che certi incarichi verrebbero interpretati come “poltrone” assegnate con troppa facilità.
L’elenco degli incarichi citati: la logica dell’accumulo
Il contenuto social che ha alimentato la discussione sceglie una tecnica precisa: l’accumulo. Vengono elencati ruoli e ambiti diversi per costruire l’immagine di una presenza diffusa in più settori, quasi trasversale.
Nel testo circolato vengono citati, tra gli altri:
Presidente ACI nazionale
ACI Milano
presenza o ruolo in un CdA del Piccolo Teatro
riferimenti ad attività e contesti legati ad autodromi
riferimenti al settore assicurazioni
riferimenti alla motonautica
L’effetto, voluto, è creare la sensazione di una “collezione” di posizioni, presentate come se fossero tasselli di un album completato nel tempo.
Perché la questione diventa politica: il peso del ruolo del padre
Il nodo non è solo il numero o la varietà degli incarichi: la polemica diventa politica perché entra in campo il padre, Ignazio La Russa, oggi seconda carica dello Stato come presidente del Senato. Quando un familiare diretto ricopre uno dei ruoli istituzionali più alti, qualsiasi nomina o incarico che coinvolga un parente è destinato a essere letto anche in chiave simbolica.
In questi casi, anche quando tutto è formalmente corretto, la domanda che inevitabilmente si fa spazio nel dibattito pubblico è sempre la stessa: quanto contano davvero i criteri di selezione? E quanto incide, anche solo sul piano della percezione, l’ombra di un cognome potente?
La dimensione comunicativa: ironia e semplificazione
L’impostazione del messaggio è chiaramente orientata all’impatto emotivo più che alla ricostruzione tecnica. La formula “Formula 1, teatro, metropolitana e stadio” mette insieme mondi diversi proprio per rafforzare l’idea di onnipresenza. È un modo per dire: “è dappertutto”, senza entrare nel dettaglio di ogni singola posizione.
In parallelo, l’uso di espressioni come “collezionista di poltrone” serve a spostare il discorso sul piano morale: non si discute solo se un incarico sia legittimo o meno, ma se sia “opportuno”, se sia “troppo”, se sia compatibile con un racconto politico fondato sul merito.
Il punto sostanziale: trasparenza, criteri, conflitti d’interesse
Quando esplodono polemiche di questo tipo, il dibattito serio — al netto delle battute — si concentra di solito su tre aspetti:
1. Trasparenza: quali sono i percorsi con cui si arriva a certi ruoli? Chi decide e con quali passaggi?
2. Criteri di selezione: esistono procedure pubbliche, comparazioni di curricula, criteri misurabili?
3. Conflitti d’interesse e opportunità: anche in assenza di illeciti, un incarico può risultare politicamente inopportuno se alimenta un sospetto di favoritismo.
Sono questi, in generale, i punti che permettono di separare la propaganda (pro o contro) dai fatti verificabili.
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La discussione sugli incarichi attribuiti a Geronimo La Russa finisce per diventare, come spesso accade, un caso-esempio: non riguarda solo una persona, ma il modo in cui gli italiani percepiscono il rapporto tra politica, istituzioni e potere.
Finché il tema della meritocrazia resterà soprattutto uno slogan e non un insieme di procedure trasparenti e verificabili, ogni vicenda di incarichi multipli legata a un cognome “ingombrante” continuerà a trasformarsi in uno scontro politico immediato: tra chi vede l’ennesima prova del sistema delle relazioni, e chi rivendica la legittimità dei percorsi personali.



















