Nuovo Disastro del Governo che inguaia il Paese: Bruxelles gela Meloni sulla richiesta… – Ecco cosa è accaduto

La richiesta era stata annunciata soltanto poche ore prima. Di fronte all’accelerazione dell’inflazione e al nuovo aumento dei costi energetici, Giorgia Meloni aveva deciso di rivolgersi direttamente alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere ulteriore flessibilità sui conti pubblici, così da poter sostenere famiglie e imprese senza scontrarsi con i limiti europei alla crescita della spesa.

Da Bruxelles, però, è arrivata una prima risposta che ridimensiona le aspettative del governo italiano. La Commissione ha ricordato che una maggiore flessibilità è stata già messa a disposizione degli Stati membri, anche sul fronte energetico, e che proprio l’Italia ha già chiesto formalmente di utilizzare quei margini.

Non è tecnicamente una bocciatura definitiva della nuova richiesta italiana: il confronto con Roma può continuare e il tema potrà essere discusso nelle sedi europee indicate da Meloni. Ma il messaggio arrivato dalla Commissione è chiaro sul punto di partenza: prima di parlare di nuovi spazi, Bruxelles ricorda quelli già concessi.

Meloni chiede più spazio dopo il balzo dell’inflazione

La mossa della presidente del Consiglio arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia italiana.

Secondo i dati preliminari di settembre, l’inflazione italiana è salita al 4,2% su base annua, mentre i prodotti energetici hanno registrato un’accelerazione del 22,3%. Il nuovo scenario complica anche la preparazione della prossima legge di Bilancio, perché l’aumento dei prezzi esercita pressione sul potere d’acquisto e sui costi sostenuti dalle imprese.

Meloni ha quindi annunciato di essersi attivata nei confronti di von der Leyen chiedendo che l’aumento dell’inflazione venga tenuto in considerazione nell’applicazione dei parametri europei.

La premier ha spiegato di voler portare la questione prima al prossimo Ecofin e successivamente al Consiglio europeo.

La richiesta italiana è quella di riconoscere agli Stati membri una «flessibilità aggiuntiva» per intervenire a sostegno di famiglie e imprese colpite dal caro energia.

La risposta di Bruxelles: «Abbiamo già concesso maggiore flessibilità»

Poche ore dopo è arrivata la posizione della Commissione.

La portavoce capo dell’esecutivo europeo, Paula Pinho, interpellata durante il briefing quotidiano, ha ricordato che Bruxelles ha già adottato strumenti destinati ad ampliare gli spazi di bilancio degli Stati membri.

«Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri», è stata la risposta riportata dalle fonti presenti al briefing.

Il punto sollevato da Bruxelles riguarda soprattutto la decisione assunta nei mesi scorsi di estendere all’energia il meccanismo di flessibilità collegato alla clausola nazionale di salvaguardia.

La Commissione aveva infatti proposto già a giugno una flessibilità fiscale specifica per affrontare la crisi energetica: fino allo 0,3% del Pil all’anno nel periodo 2026-2028, con un limite cumulativo dello 0,6% del Pil.

Ed è proprio questo il margine che Bruxelles oggi ricorda all’Italia.

L’Italia ha già chiesto di utilizzare lo 0,6% del Pil

C’è poi un altro passaggio particolarmente importante.

Non soltanto quella flessibilità esiste già: l’Italia ha già avviato la procedura per utilizzarla.

Il portavoce della Commissione per il Bilancio, Balazs Ujvari, ha spiegato che finora due Stati membri hanno manifestato l’intenzione di ricorrere a questo strumento e che uno dei due è proprio l’Italia. Secondo quanto comunicato dalla Commissione, la richiesta italiana era arrivata circa due settimane prima ed è sottoposta all’esame dell’esecutivo europeo.

Già ad agosto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva spiegato in Parlamento che Roma avrebbe chiesto di sfruttare il massimo dello 0,6% del Pil previsto per l’energia.

La risposta europea assume quindi un significato preciso: l’Italia sta chiedendo nuovi margini mentre è già in corso l’iter per utilizzare quelli predisposti dall’Unione.

Da dove arrivano i 14 miliardi citati da Meloni

È in questo quadro che vanno letti anche i 14 miliardi di euro in due anni citati dalla presidente del Consiglio.

Meloni ha spiegato che il governo considera quella disponibilità uno degli strumenti principali per intervenire strutturalmente sui prezzi energetici sostenuti dalle imprese.

Non si tratta però di 14 miliardi di nuovi fondi europei versati direttamente all’Italia.

Il concetto è diverso: la flessibilità consente, entro determinate condizioni, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta previsto dalle regole fiscali europee, creando quindi spazio nel bilancio nazionale.

La distinzione è importante perché quei miliardi non sono un trasferimento da Bruxelles al Tesoro italiano: sono maggiore capacità di spesa nazionale resa possibile dalla disciplina europea.

Perché Giorgetti sostiene che la vecchia traiettoria non basta più

Il governo italiano sostiene tuttavia che lo scenario economico sia cambiato abbastanza da rendere necessario un ulteriore intervento.

Giorgetti ha spiegato il problema partendo dal meccanismo con cui viene determinato il percorso della spesa.

Secondo il ministro, l’Italia sta rispettando il proprio sentiero nominale, ma quel percorso era stato elaborato utilizzando ipotesi di inflazione sensibilmente inferiori a quelle che si stanno materializzando.

In altre parole, se i prezzi aumentano molto più del previsto, mantenere invariato il limite nominale alla spesa diventa più difficile perché anche acquistare gli stessi beni e servizi costa di più.

È su questa differenza che Roma vuole aprire una nuova discussione con Bruxelles.

La Commissione, almeno nella sua prima reazione, non ha però annunciato una nuova deroga.

Una richiesta diversa dalla flessibilità già concessa?

Qui si trova il vero nodo del confronto.

Meloni non si limita a voler utilizzare la clausola energetica già predisposta. Chiede che la maggiore inflazione venga presa in considerazione nel calcolo dei parametri europei e del deficit consentito, sostenendo che il quadro macroeconomico sia cambiato rispetto alle ipotesi utilizzate per costruire il percorso fiscale.

Bruxelles risponde ricordando che l’Unione ha già reagito alla crisi energetica con un meccanismo specifico.

Le due posizioni, quindi, non coincidono perfettamente.

Per questo sarebbe prematuro parlare di un «no» definitivo dell’Europa all’Italia: la richiesta aggiuntiva annunciata da Meloni dovrà essere valutata e discussa.

Ma allo stesso tempo la Commissione non ha accolto immediatamente l’argomento italiano. Ha invece ricordato pubblicamente gli strumenti che sono già stati concessi.

Cosa permette davvero la clausola europea

La flessibilità energetica non costituisce inoltre un’autorizzazione generalizzata a finanziare qualsiasi intervento.

Quando la Commissione presentò il meccanismo a giugno, il vicepresidente Valdis Dombrovskis spiegò che la flessibilità sarebbe stata limitata e mirata.

La Commissione ha indicato la possibilità di utilizzare questi spazi per interventi legati alla sicurezza energetica e a misure strutturali, mentre ha insistito sulla necessità che gli aiuti a famiglie e imprese siano temporanei e mirati e non aumentino la domanda complessiva di combustibili fossili.

Questo significa che anche i margini già concessi non costituiscono un assegno in bianco.

La manovra diventa ancora più complicata

Dietro il confronto tra Roma e Bruxelles c’è soprattutto la prossima legge di Bilancio.

L’inflazione al 4,2%, il rincaro dell’energia e la necessità di sostenere il potere d’acquisto aumentano la pressione sul governo proprio mentre il Tesoro deve mantenere sotto controllo deficit e debito.

Meloni vuole utilizzare gli spazi disponibili soprattutto per abbassare strutturalmente i costi energetici delle imprese.

Il problema è capire quanto spazio aggiuntivo Bruxelles sarà disposta a riconoscere oltre a quello già previsto.

Il governo punta quindi a trasformare la questione in un dossier europeo, sostenendo che il problema non riguardi esclusivamente l’Italia. La stessa Meloni ha affermato che altri Stati membri starebbero muovendosi nella stessa direzione.

Conte attacca: «Le elezioni fanno miracoli»

La vicenda ha immediatamente riacceso anche lo scontro politico italiano.

Giuseppe Conte ha criticato l’iniziativa della premier sostenendo che il governo chieda oggi maggiore libertà di spesa dopo aver accettato in Europa regole fiscali restrittive e dopo aver sostenuto maggiori margini di flessibilità per le spese legate alla difesa.

È la posizione politica del presidente del Movimento 5 Stelle, non la valutazione della Commissione europea.

Il punto sollevato dall’opposizione riguarda però una questione destinata a pesare nel confronto parlamentare sulla manovra: come utilizzare gli eventuali nuovi margini di bilancio e quali voci di spesa debbano avere la precedenza.

Non una «stangata», ma un primo segnale freddo da Bruxelles

La formula della “stangata Ue” o della “figuraccia europea” può descrivere una lettura politica polemica dell’episodio, ma non ciò che tecnicamente è avvenuto.

La Commissione non ha sanzionato l’Italia e, soprattutto, non ha ancora assunto una decisione definitiva sulla nuova richiesta formulata da Meloni.

Il dato documentato è un altro: Roma chiede flessibilità aggiuntiva e Bruxelles replica ricordando di averne già concessa, compreso un margine specifico per affrontare la crisi energetica.

E c’è un dettaglio che rende la risposta politicamente significativa: l’Italia è già tra i Paesi che hanno chiesto di utilizzare proprio quella clausola.

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Ora la partita si sposta all’Ecofin

La vicenda, dunque, non termina con la risposta arrivata oggi dalla Commissione.

Meloni vuole portare la questione all’Ecofin della prossima settimana e successivamente al Consiglio europeo. L’obiettivo italiano è convincere Bruxelles e gli altri governi che l’accelerazione dell’inflazione abbia modificato le condizioni sulle quali erano stati costruiti i percorsi di spesa.

La Commissione parte invece da un’altra considerazione: una risposta europea al nuovo shock energetico esiste già e consente agli Stati di ottenere margini aggiuntivi fino allo 0,6% del Pil cumulato per le misure energetiche.

È su questa distanza che si giocherà il confronto.

Per il governo italiano ottenere ulteriore flessibilità significherebbe trovare nuovi margini per affrontare caro energia e inflazione nella prossima manovra. Per Bruxelles, invece, il primo passo è verificare l’utilizzo degli strumenti già predisposti.

La risposta arrivata il 1° ottobre, quindi, non chiude la porta a Roma. Ma certamente non è il via libera immediato che Palazzo Chigi avrebbe potuto auspicare: Meloni chiede nuovo spazio e l’Europa, per ora, le ricorda che una parte di quello spazio è già stata concessa.

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