Dopo mesi di dibattito su riforme, manovre e scontri istituzionali, il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato affida a un intervento di inizio 2026 una tesi netta e volutamente dirompente: l’unico vero argine tra Giorgia Meloni e una “vittoria totale” sul sistema politico-istituzionale italiano sarebbe Sergio Mattarella. Non un singolo provvedimento, non l’opposizione parlamentare, non l’opinione pubblica frammentata, ma il Capo dello Stato come ultimo punto di resistenza in un percorso che – nella lettura proposta – porta dalla liberal-democrazia a una democrazia illiberale, fino a una forma di autocrazia “a piccoli passi”.
Il ragionamento è costruito come una sequenza: non serve un colpo di mano, sostiene l’autore, basta una somma di “piccole cose” (neppure troppo piccole) che, sommate, cambiano natura allo Stato. E l’Ungheria di Viktor Orbán viene indicata come il “prototipo” europeo di questo processo.
La “somma di piccole cose”: come nasce una democrazia illiberale
Il punto di partenza dell’analisi è un concetto chiave: la trasformazione non avviene in un giorno. Arriva quando un governo, passo dopo passo, occupa e stabilizza i centri di potere: informazione, economia, dissenso, apparati indipendenti, magistratura, regole del voto, costituzione. Nella ricostruzione, la traiettoria è lineare: si vince, si consolida, si rende il potere sempre meno contendibile, fino a mantenere la forma esterna della democrazia ma svuotarne la sostanza.
La domanda che guida l’intervento è esplicita: “A che punto è la notte, in Italia?”. E la risposta che arriva, nel testo, è un elenco di passaggi già compiuti o considerati in avanzamento.
Media “presi”: Rai, talk show e assetti editoriali
Uno dei capitoli principali è quello dell’informazione. Secondo Cancellato, i media pubblici e privati sarebbero ormai “presi”. La Rai viene descritta come “saldamente nelle mani del governo”, con un controllo ritenuto persino più marcato che in altre stagioni politiche. Mediaset, nel testo, viene invece raccontata come “regno dei talk show filo governativi”.
L’intervento si spinge poi sul terreno degli assetti proprietari e delle influenze economiche sull’editoria: vengono citati Libero e Il Tempo, associati alla figura di Antonio Angelucci, e si menzionano Verità e Panorama rispetto a un “socio forte” indicato in Federico Vecchioni. La tesi di fondo è che la pluralità dell’informazione risulti indebolita non soltanto dai contenuti, ma anche dalle convergenze proprietarie e di sistema.
Capitalismo “a misura degli amici” e intrecci economico-politici
Nel modello descritto, dopo l’informazione arriva l’economia: un capitalismo costruito “a misura degli amici”. Cancellato inserisce qui una serie di riferimenti a operazioni e rapporti considerati simbolici del rapporto tra governo e poteri economici. Nel testo compaiono, tra gli altri, il gruppo editoriale legato a Francesco Gaetano Caltagirone e il richiamo a partite industrial-finanziarie citate come esempio di un clima favorevole a interessi specifici.
Il messaggio è coerente con l’impianto generale: non basta controllare l’agenda mediatica, bisogna anche consolidare un ecosistema economico in cui i centri di potere risultino allineati o dipendenti.
Dissenso e “decreto sicurezza”: leggi contro i nemici ideologici
Il terzo asse è la gestione del dissenso. Nell’articolo, Cancellato richiama il decreto sicurezza, descritto come più interessato a colpire “nemici ideologici della maggioranza” – ad esempio chi protesta in piazza – che a tutelare i cittadini dai reati contro persona e patrimonio.
In questo schema, la sicurezza non è solo ordine pubblico: diventa una leva politica e simbolica per restringere spazi e ridefinire i confini della legittimità del conflitto sociale.
Corte dei Conti depotenziata, Albania e Ponte: il tema dei controlli indeboliti
Nella ricostruzione trovano spazio anche esempi legati al rapporto con la legalità amministrativa e al controllo della spesa pubblica. Il testo cita i centri per migranti in Albania e il Ponte sullo Stretto come temi su cui il pensiero corre quando si parla di “mancato rispetto della legge”, collegandoli a interventi della Corte dei Conti.
E qui entra un elemento decisivo: la Corte dei Conti viene indicata come appena depotenziata da una norma che ne limiterebbe “enormemente” i poteri di controllo. Nel quadro generale, questo passaggio serve a sostenere una tesi: un sistema democratico regge anche grazie ai contrappesi, e se i contrappesi vengono indeboliti, la traiettoria cambia.
Cosa “manca ancora” per completare il percorso
Dopo aver descritto ciò che, secondo l’autore, è già avvenuto o è in corso, l’intervento si concentra su ciò che mancherebbe per completare l’architettura.
1) Una giustizia inquirente assoggettata all’esecutivo
Il primo punto è la riforma della giustizia: Cancellato sostiene che il passaggio decisivo sarebbe l’assoggettamento dell’azione inquirente all’esecutivo. Collega questa ipotesi al referendum sulla giustizia, che – nel testo – viene raccontato come una consultazione “spostata” mediaticamente su casi di cronaca, trasformata in una battaglia emotiva e identitaria.
2) Una legge elettorale maggioritaria con premio robusto
Il secondo punto riguarda le regole del voto: l’autore parla della necessità, per il progetto egemonico, di una legge elettorale maggioritaria che dia un corposo premio di maggioranza a chi vince, così da consentire a chi governa di operare “anche in presenza di un elettorato diviso in due”. Viene indicato come uno degli obiettivi centrali della premier per l’anno appena iniziato.
3) Il premierato: più poteri alla Presidenza del Consiglio, meno al Parlamento
Terzo snodo: l’assetto costituzionale. Il testo richiama il premierato come riforma che rafforzerebbe la Presidenza del Consiglio sottraendo poteri al Parlamento. Nel disegno delineato, questa è la chiave per trasformare la leadership politica in una struttura istituzionale stabile e difficile da scalfire.
Mattarella come “argine”: il discorso di fine anno e il messaggio “non nascosto”
Arriviamo così al punto più forte dell’articolo: l’unico argine sarebbe un Presidente della Repubblica capace di leggere il disegno complessivo e “mettersi di traverso”. È qui che Cancellato cita il discorso di fine anno di Mattarella, interpretandolo come un messaggio alla presidente del Consiglio: il riferimento al “carattere democratico indelebile” della Repubblica, a ottant’anni dalla nascita, viene letto come un segnale politico-istituzionale preciso.
Nella logica dell’intervento, Mattarella non è solo una figura di garanzia: diventa il perno che può rallentare o impedire l’ultimo salto, cioè la trasformazione compiuta delle riforme in un sistema strutturalmente sbilanciato.
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La posta finale: “portarsi a casa il Quirinale” e la scadenza 2027
L’ultimo passaggio chiude con un orizzonte temporale: per Cancellato, è fondamentale per Meloni “portarsi a casa anche il Quirinale” quando finirà il mandato di Mattarella. La partita decisiva, l’“ultima battaglia” prima della “vittoria finale”, viene collocata nel 2027, quando si aprirà la fase della scelta del successore al Colle.
In questa lettura, il Quirinale è l’ultima casella: se cade anche quel presidio, il disegno di potere diventa completo e difficilmente reversibile.
Un intervento che è insieme analisi e chiamata all’allerta
Al di là dei toni, il testo di Cancellato è costruito come una chiamata all’attenzione: non su un singolo provvedimento, ma sulla direzione generale. L’idea di fondo è che la democrazia non venga rovesciata con un gesto eclatante, ma svuotata attraverso riforme, controllo degli spazi pubblici, compressione del dissenso e riduzione dei contrappesi.
E nel racconto proposto, se esiste ancora un punto in cui questo percorso può essere frenato, quel punto ha un nome e un ruolo istituzionale: Sergio Mattarella.




















