Padellaro senza freni attaca Musumeci sul 25 aprile da Formigli: “Cretin… politico” VIDEO EPICO

Il fondatore del Fatto Quotidiano attacca duramente il ministro per la Protezione civile. E sulla politica estera ironizza: “Trionfo italiano? Ma di cosa stiamo parlando?”
Durante la puntata di Piazza Pulita andata in onda su La7 il 24 aprile 2025, Antonio Padellaro ha rivolto un duro attacco al ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, a proposito delle sue recenti dichiarazioni sul 25 aprile. Nel corso di un acceso dibattito con Corrado Formigli, il giornalista non ha risparmiato giudizi taglienti, definendo “una frase ridicola” quella del ministro e parlando apertamente di “cretinismo politico”.

Padellaro ha commentato con tono ironico ma decisamente critico l’atteggiamento del governo Meloni in vista delle celebrazioni per la Festa della Liberazione. “C’era un po’ di facce da Ventotene”, ha osservato in apertura, riferendosi a un certo tentativo da parte dell’attuale classe dirigente di rievocare simbolicamente i padri fondatori dell’Europa democratica. Ma, ha precisato subito, “non solo facce da Ventotene, bisogna anche classificarle uscite”.

Ed è qui che entra in scena la critica a Musumeci. “Io non lo conosco”, ha premesso Padellaro, “ma ha detto una frase che dimostra una sorta di cretinismo politico”. Il riferimento è alle dichiarazioni del ministro sulla “sobrietà” necessaria in occasione del 25 aprile, che hanno suscitato polemiche e sconcerto in più ambienti. “Ma non è per sottovalutarlo – ha aggiunto Padellaro – ma come gli viene in mente di dire una cosa del genere? Cioè, la prima reazione è una frase ridicola”.

Secondo il giornalista, il problema va oltre il singolo episodio: è un atteggiamento sistemico. “Nel tentativo ogni tanto di imitare quello che fu, questi personaggi, di cui il governo Meloni è pieno, non tengono conto di essere ridicoli”, ha affermato, sottolineando quella che a suo avviso è una distanza abissale tra la retorica evocata e la realtà politica.

Padellaro ha poi allargato il tiro alla politica estera, parlando del recente incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Secondo alcune ricostruzioni, Trump avrebbe preso le distanze da precedenti critiche mosse agli europei, ma Padellaro ha prontamente smentito questa lettura: “Purtroppo non se l’è rimangiato, ha semplicemente negato la domanda specifica di un giornalista. Quindi siamo al contrario di tutto e menzioni abituali”.

In questo contesto di ambiguità e retorica sovraccarica, il giornalista ha evocato persino il vecchio asse Berlusconi-Putin, affermando con sarcasmo che in passato “di mare era Berlusconi-Putin”, quasi a ridimensionare l’attuale protagonismo italiano in campo internazionale.

Infine, l’affondo più ironico: “Un grande successo diplomatico internazionale? L’Italia torna protagonista? A me viene un po’ da ridere. Mi verrebbe da dire: ma di cosa stiamo parlando?” Padellaro non nega che l’incontro con Trump sia stato una “vittoria mediatica”, visto che “ne stiamo parlando”, e riconosce che “non poteva ottenere di più, su questo sono abbastanza d’accordo”. Tuttavia, conclude, “da qui a trasformarlo in trionfo…”.

Parole che rimbombano con forza alla vigilia del 25 aprile, mentre il dibattito pubblico si accende sul valore della memoria storica, sulla legittimità dell’antifascismo e sulla credibilità della classe dirigente nel rivendicare eredità che – per Padellaro – sembrano oggi solo imitate “in modo ridicolo”.

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Conclusione e VIDEO

Le parole di Antonio Padellaro arrivano come un pugno nello stomaco alla vigilia del 25 aprile, mettendo a nudo l’inadeguatezza, a suo dire, di una classe politica che tenta di appropriarsi della memoria storica senza comprenderne il peso e la profondità. La sua critica alla “sobrietà” evocata da Musumeci non è solo una questione di forma: è il sintomo, secondo il giornalista, di un vuoto culturale e simbolico, di un’incapacità di onorare davvero il senso della Liberazione, ridotto a formula da calendario.

Nel panorama politico attuale, fatto di slogan e repliche stanche del passato, Padellaro sembra suggerire che rivendicare il 25 aprile senza riconoscerne la carica antifascista è un’operazione vuota, perfino offensiva. E dietro l’ironia pungente e il sarcasmo che attraversano il suo intervento, resta un messaggio serio e urgente: non si può essere eredi di un’idea di libertà senza il coraggio di difenderla con coerenza, anche oggi.
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