Parlamento Ue, la figlia di Gino Strada, cecilia, smonta la logica Von der Leyne – IL VIDEO

È stata una giornata destinata a lasciare il segno quella di ieri nell’aula di Strasburgo. Durante una seduta del Parlamento europeo, l’eurodeputata Cecilia Strada, figlia del fondatore di Emergency Gino Strada, ha preso la parola con un intervento potente, netto, politico nel senso più alto del termine.

Un intervento che ha scosso l’emiciclo e il web, diventando virale nel giro di poche ore. Strada ha risposto con fermezza al video diffuso dalla commissaria europea per la gestione delle crisi Hadja Lahbib, che nei giorni scorsi aveva mostrato il suo “kit di resilienza” in caso di emergenza. Ma se nel video della commissaria il contenuto era più simbolico che politico, Strada ha ribaltato il piano: il suo kit non è fatto di oggetti, ma di diritti, principi, norme da difendere.

> “Nel mio kit di resilienza c’è il diritto internazionale umanitario, che ogni giorno è sotto attacco e viene stracciato non solo da Putin ma anche da Netanyahu”.

“Preoccupata”: il monito che spiazza

Nell’Aula, Strada ha scandito parole cariche di significato e indignazione. Ha ricordato che il diritto internazionale non è un dettaglio del passato, ma la bussola morale e giuridica con cui l’Europa dovrebbe affrontare ogni crisi: umanitaria, bellica, politica.

> “Sono preoccupata. Perché nel mio kit di resilienza c’è anche un’Europa che lavora per il disarmo, e non per la proliferazione”.

 

Un riferimento diretto al tema dell’export di armi, su cui Strada si batte da anni. E che l’ha portata, nel cuore dell’intervento, a una proposta concreta e radicale:

> “Nel mio kit c’è una gigantesca tassazione sugli extraprofitti dell’industria bellica”.

Un passaggio che ha provocato mormorii nell’aula, ma che rispecchia il percorso di chi ha fatto dell’impegno per la pace e i diritti umani una missione, ben prima dell’ingresso nelle istituzioni europee.

La replica a Vannacci: “I toni aggressivi sono minacce”

Ma non è finita qui. L’europarlamentare italiana ha voluto rispondere anche alle parole, al limite del provocatorio, pronunciate poco prima dal generale ed eurodeputato Roberto Vannacci (Lega), che rivolgendosi ironicamente alla commissaria Lahbib, aveva suggerito:

> “Cominci a prepararsi a correre. Potrebbe servire.”

Un’uscita che ha suscitato inquietudine e proteste tra i banchi progressisti, e che Strada ha condannato senza esitazioni:

> “I toni aggressivi, specie se rivolti a una donna in questa aula, sono percepibili come minacce. E non sono accettabili. Qui non si scherza sulla guerra.”

 

Una frase che ha chiuso l’intervento con la stessa dignità con cui era cominciato: mettendo al centro l’umanità, la legalità internazionale, il rispetto reciproco.

Una voce fuori dal coro

Quello di Cecilia Strada è stato più di un intervento: è stato un atto politico e morale, in controtendenza rispetto a una narrativa europea che spesso oscilla tra l’indifferenza diplomatica e il realismo militare.

Figlia di chi ha fatto della neutralità umanitaria un baluardo di civiltà, Cecilia non indossa solo l’eredità del cognome che porta. Se la sta costruendo da sola, pezzo per pezzo, in ogni suo intervento. E lo ha dimostrato ancora una volta a Strasburgo: con coraggio, lucidità, visione.

Una proposta concreta

La tassazione degli extraprofitti dell’industria bellica – evocata come parte del suo “kit di resilienza” – è destinata a entrare nel dibattito europeo. L’idea è chiara: se si investe in guerra, si deve restituire alla società una parte dei profitti, da destinare a sanità, educazione, accoglienza e riconversione economica.

Una proposta che spacca l’aula e divide i governi, ma che tocca un nervo scoperto: la crescente militarizzazione delle politiche europee, spesso in nome della sicurezza, ma a scapito della coerenza con i valori fondativi dell’Unione.

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In un tempo di guerre, escalation e ambiguità, l’intervento di Cecilia Strada è stato una boccata d’aria civile. Non solo per quello che ha detto, ma per come l’ha detto. Con fermezza ma senza arroganza, con rispetto ma senza silenzi. Una voce che ricorda che la politica può ancora essere uno spazio di verità.

E forse, oggi più che mai, ne abbiamo bisogno.
VIDEO:

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