Roma, 7 luglio 2025 — Un intervento che ha fatto rapidamente il giro del web e dei media, scatenando una pioggia di reazioni. È quello pronunciato dall’ex ambasciatore italiano in Yemen e Arabia Saudita, Mario Boffo, durante la trasmissione Omnibus su La7, dove ha offerto una lettura “fuori dal coro” delle origini della guerra in Ucraina.
Parole pesantissime che, secondo molti osservatori, rischiano di rilanciare il dibattito pubblico sulle responsabilità del conflitto e sul ruolo della NATO e dell’Occidente in generale.
“La NATO ha esteso la sua influenza, i russi hanno reagito: così nascono le guerre”
Nel suo ragionamento, Boffo ha tracciato un parallelo storico destinato a far discutere, spiegando che la guerra in Ucraina sarebbe il risultato di un lungo processo di tensione tra potenze.
> “Da Gorbaciov in poi, i russi hanno sempre chiesto di costruire una zona condivisa di sicurezza in Europa. L’apparato occidentale — ovvero la NATO, l’Unione Europea e gli Stati Uniti — ha invece preferito un progressivo allargamento verso Est, estendendo la propria influenza in Paesi e territori che Mosca considera parte della sua sfera di sicurezza”, ha affermato.
Boffo ha poi aggiunto, con parole che hanno lasciato sgomenta l’Aula:
> “Tutte le guerre sono nate così. Anche le Guerre Puniche scoppiarono perché una potenza aveva esteso la propria influenza su aree che l’altra considerava vitali per la propria sicurezza.”
“Serve un tavolo di dialogo vero, non propaganda”
Non si è limitato alla ricostruzione storica. L’ex ambasciatore ha invocato una svolta diplomatica immediata per fermare il conflitto in Ucraina e ridurre il rischio di escalation globale.
> “Dobbiamo sederci veramente a un tavolo, mettendo da parte la propaganda e i pregiudizi. Occorre che ciascuno riconosca le esigenze dell’altro e si trovi un equilibrio, evitando di restare bloccati nelle proprie posizioni.”
Secondo Boffo, solo un dialogo autentico può garantire una stabilità duratura:
> “Se ci fosse un dialogo vero, si potrebbe proteggere sia l’Ucraina sia tutte le aree di tensione che rischiano di incendiare l’Europa.”
L’eco del dibattito: tra accuse di “giustificazionismo” e appelli alla realpolitik
Il suo intervento, inevitabilmente, ha scatenato immediate reazioni, sia sui social che nel mondo politico. Alcuni lo accusano di “giustificazionismo filorusso”, altri lo difendono come voce lucida e pragmatica, in un contesto dove la diplomazia sembra paralizzata.
Nei commenti online, si alternano giudizi durissimi e sostegni trasversali. C’è chi lo paragona a un “negoziatore del passato” e chi lo accusa di “dare ragione a Putin”.
In ogni caso, il dato è chiaro: Boffo ha scosso il conformismo del dibattito mainstream, spingendo l’opinione pubblica a riflettere sulle radici profonde della crisi.
La politica si divide: “Parole gravi” o “riflessione utile”?
Sul piano politico, le prime reazioni sono di forte contrapposizione. Mentre alcuni esponenti del centrodestra accusano l’ex ambasciatore di aver “sminuito l’aggressione russa”, tra le fila di alcune forze di opposizione emerge una valutazione più articolata.
> “Non si tratta di giustificare Putin, ma di analizzare con lucidità un conflitto che rischia di trascinare il mondo verso la catastrofe”, ha commentato un deputato del M5S.
Nel frattempo, sui social il video dell’intervento continua a circolare, alimentando la polemica e spaccando l’opinione pubblica.
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L’intervento di Mario Boffo ha riportato alla ribalta un tema che molti evitano di affrontare apertamente: le responsabilità incrociate nella crisi ucraina e il ruolo dell’Occidente nell’innescare un’escalation che oggi appare senza via d’uscita.
Che lo si condivida o lo si contesti, il suo ragionamento impone una riflessione scomoda su quanto la diplomazia sia stata, finora, marginale nella gestione della guerra.
Il dibattito è destinato a proseguire, e difficilmente la politica potrà continuare a ignorarlo. Perché, nel cuore di un’Europa in crisi, ignorare le cause profonde di questo conflitto potrebbe rivelarsi un errore fatale.
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L’intervento di Mario Boffo ha riacceso con forza una discussione che la politica e i media tendono spesso a evitare: quella sulle origini profonde della guerra in Ucraina e sulle responsabilità condivise tra le potenze globali. Le sue parole, destinate a dividere l’opinione pubblica, hanno scardinato il consueto racconto di una crisi solo in bianco e nero, spingendo a riflettere sulle dinamiche di potere che, da decenni, hanno trasformato l’Europa orientale in una polveriera.
Al di là delle accuse di giustificazionismo o delle difese d’ufficio, resta il dato di fondo: oggi più che mai, la guerra in Ucraina appare come un conflitto in cui la diplomazia ha fallito e continua a restare in secondo piano. E proprio questo è il punto più inquietante emerso dall’intervento di Boffo: la totale assenza di volontà politica di fermare la spirale di escalation.
In un’Europa che si confronta con il rischio di nuovi conflitti, ignorare questa discussione non è più un’opzione. La vera sfida, ora, sarà capire se la politica saprà aprire finalmente uno spazio di dialogo, prima che sia troppo tardi.
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