Il clima sulla legge di Bilancio precipita e lo scontro politico si fa frontale. A margine dei lavori della Commissione Bilancio, il capogruppo M5S Stefano Patuanelli affonda contro il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Questa è la sua ventinovesima legge di Bilancio, ma un casino così non l’ha mai visto”. Nel mirino non c’è solo il metodo—le convulse ultime ore tra rinvii, bozze e correzioni—ma anche il merito: pensioni, TFR e tagli a misure per i lavoratori più fragili. Per il Movimento 5 Stelle la “figuraccia” certifica una maggioranza “incapace di portare a termine persino una manovra così piccola”.
Il contesto: Commissione sotto stress e scadenze strette
L’intervento arriva mentre la Commissione prova a chiudere il fascicolo con un pacchetto di emendamenti del governo e della maggioranza, tra rilievi tecnici e ritocchi in serie. È in questa cornice che Patuanelli parla di caos procedurale senza precedenti, rinfacciando al titolare del Mef l’esperienza accumulata su 29 manovre ma—sostiene—mai in uno scenario così disordinato.
Le contestazioni nel merito: pensioni, TFR e tagli ai più deboli
Patuanelli elenca i capitoli più critici secondo il M5S:
1) Pensioni.
“Continuano a toccare il tema delle pensioni”, accusa. Il riferimento è alla stretta su alcune vie di uscita e ai correttivi sugli assegni che, nella lettura del M5S, comprimono le aspettative di chi è prossimo al ritiro e aggravano l’incertezza per lavoratori e lavoratrici.
2) TFR e previdenza complementare (il nodo del ‘silenzio-assenso’).
Per Patuanelli è “gravissimo” l’intervento che obbliga di fatto i dipendenti, tramite un silenzio assenso molto breve, a convogliare il TFR verso la previdenza complementare invece di lasciarlo in azienda. Il punto politico è doppio: si tocca una voce di risparmio differito sensibile per milioni di dipendenti e lo si fa—denuncia il M5S—capovolgendo l’onere della scelta (se non ti opponi in tempo, il flusso va ai fondi).
3) Tagli alle misure per i lavoratori più fragili.
“Prevedono tagli ai benefici per i lavoratori più deboli”, sintetizza Patuanelli. Secondo l’opposizione, gli aggiustamenti di finanza pubblica finiscono per pesare soprattutto su dipendenti e redditi bassi, il segmento che avrebbe più bisogno di stabilità e tutele.
L’accusa politica: “Accanimento su dipendenti e poveri”
La cornice che il M5S prova a imporre è chiara: la Manovra “si accanisce su chi lavora da dipendente e sui più poveri”, mentre il governo, sul versante della crescita, non offrirebbe misure efficaci per salari, domanda interna e investimenti diffusi. Di qui il giudizio tranchant: una manovra “piccola” per dimensioni e respiro che la maggioranza non riesce comunque a chiudere senza inciampi.
La strategia 5S: subemendamenti e trincea in Aula
Sul piano operativo, Patuanelli annuncia una batteria di subemendamenti per correggere i punti ritenuti più critici—dalla reversibilità della scelta sul TFR alla tutela delle uscite pensionistiche più deboli, fino alla salvaguardia di agevolazioni e sostegni per i lavoratori a basso reddito. Il passaggio in Commissione diventa così la prima trincea, in attesa dello scontro in Aula.
Perché “un casino così”: procedura, bozze e credibilità della maggioranza
Dietro la parola “casino” c’è il combinato disposto di:
tempistiche compresse, con sedute a singhiozzo e continui aggiornamenti;
testi riscritti e norme limate in corsa;
fatiche numeriche in maggioranza su capitoli sensibili.
È su questo terreno che il M5S prova a colpire: affidabilità e controllo della macchina legislativa. Se una legge di Bilancio “snella” fatica, ragiona l’opposizione, che cosa accadrebbe davanti a scelte più impegnative?
Il bersaglio Giorgetti: esperienza contro gestione
L’affondo personale (“ventinovesima legge di Bilancio”) mira a indebolire la narrativa di competenza del ministro dell’Economia: tanta esperienza non avrebbe impedito—secondo Patuanelli—una gestione confusa e una fase emendativa andata “a strappi”. È un attacco che parla anche al mondo produttivo e ai corpi intermedi, sensibili alla prevedibilità delle regole.
Che cosa resta aperto
Con le scadenze a ridosso, i nodi politici da sciogliere restano gli stessi messi in fila dal M5S:
Pensioni: calibro della stretta e platee interessate.
TFR: modalità e tempi del silenzio-assenso; possibilità di opt-out semplice e informato.
Misure per i redditi bassi: rischio tagli e loro impatto su potere d’acquisto e consumi.
Sul tavolo c’è anche la tenuta della maggioranza: la prova del nove non è solo approvare la Manovra, ma come la si approva—con ordine e numeri larghi o all’ultimo minuto tra voti di fiducia e correzioni.
Leggi anche

ULTIM’ORA – Bufera a Chigi tra Crosetto e Salvini? Esce il dossier… IL RETROSCENA
La tensione dentro il governo torna a esplodere, e questa volta il terreno di scontro è uno dei dossier più
Conclusione: una Manovra “piccola” con effetti molto grandi
Al netto della contabilità, i capitoli contestati (pensioni, TFR, tutele ai più deboli) incidono direttamente sulla vita di milioni di persone. È per questo che il giudizio politico di Patuanelli—“un casino così non si è mai visto”—risuona oltre i confini della Commissione: mette in discussione metodo, merito e credibilità dell’esecutivo su un atto che, per definizione, misura la capacità di un governo di decidere, comunicare e tenere insieme la propria maggioranza.
Il resto si vedrà nelle prossime ore, tra l’ultimo giro di emendamenti e la prova dell’Aula: lì si capirà se l’attacco M5S resterà un colpo mediatico o diventerà la fotografia più fedele di questa legge di Bilancio.



















