Gaza City sotto assedio, opposizioni all’attacco: “Meloni venga in Parlamento”
La nuova devastante offensiva israeliana su Gaza City scuote la politica italiana. Mentre la città palestinese crolla sotto i colpi di carri armati, droni e bombardamenti aerei, il governo di Giorgia Meloni si limita a ribadire la sua “contrarietà” all’operazione. Una presa di posizione giudicata debole e tardiva dalle opposizioni, che chiedono con forza che la presidente del Consiglio riferisca in Parlamento e si voti sulla linea italiana.
Tajani e Crosetto: prese di distanza, ma senza conseguenze
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha provato a smorzare le polemiche, spiegando che la contrarietà italiana “non è certo per proteggere Hamas, che usa gli ostaggi come scudi umani, ma per i rischi che correva la popolazione civile”.
Un messaggio che però non ha convinto. Anzi, ha acceso ancora di più le critiche delle opposizioni.
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, pur ribadendo la “sacrosanta” lotta ad Hamas, ha sottolineato che l’offensiva su Gaza City “non è la decisione giusta” e che “deportare il popolo palestinese non mette in sicurezza Israele né gli altri Paesi della regione”. Per Crosetto serve “una possibilità di convivenza tra israeliani e palestinesi”.
Parole che mostrano una crescente preoccupazione interna all’esecutivo, ma che non si traducono in atti concreti: nessuna sanzione, nessuna pressione diplomatica, nessun embargo sulle forniture militari.
L’opposizione si compatta: “Complicità e silenzi inaccettabili”
Alla Camera e al Senato il coro è unanime: Meloni deve presentarsi in Aula.
Il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi ha tuonato: “Siamo stanchi delle banalità di Tajani. Le cose sono due: o siete complici o siete totalmente inadeguati”.
Dal Partito Democratico, Beppe Provenzano ha chiesto che il Parlamento sia chiamato a votare: “Ciascuno di noi deve dire da che parte della storia vuole stare l’Italia”. A fargli eco, il presidente dei senatori dem Francesco Boccia, che ha definito Netanyahu “un primo ministro criminale, ricercato dalla Corte penale internazionale”.
Durissimo anche l’intervento del capogruppo M5S a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli, che ha invitato il governo a “non tenere più la testa sotto la sabbia”. Dalla sinistra di Avs, Peppe De Cristofaro ha aggiunto: “Non ci possono essere più complicità e silenzi”.
Schlein: “Meloni frena l’Europa per seguire Trump e Netanyahu”
La segretaria del Pd Elly Schlein ha puntato il dito non solo contro l’Italia, ma anche contro l’immobilismo europeo, attribuendo parte delle responsabilità al governo Meloni:
“La contrarietà dell’Italia è tra le cause dell’immobilismo Ue. Abbiamo chiesto per anni una presa di posizione netta contro questi crimini. Dopo più di 60mila morti palestinesi, Meloni ancora sceglie Trump e Netanyahu, frenando una dura reazione europea”.
Conte: “Una vergogna senza fine”
Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha rincarato la dose, parlando di “vergogna senza fine”:
“Dall’Italia e dall’Europa niente sanzioni, niente embargo delle armi, niente ritorsioni diplomatiche ed economiche. Davanti a un genocidio in corso, le nostre istituzioni restano immobili”.
UN governo isolato
La crisi mediorientale mette sempre più in difficoltà il governo Meloni, stretto tra la linea prudente e dilatoria dettata da Palazzo Chigi e le crescenti pressioni interne ed esterne.
Le opposizioni, per la prima volta dopo mesi, si mostrano compatte e chiedono una svolta netta, con un passaggio parlamentare che obblighi il governo a rendere chiara e trasparente la sua posizione.
Ma per ora, mentre Gaza brucia e le vittime aumentano, l’Italia resta nel limbo: contraria a parole, ma immobile nei fatti.
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La nuova strage a Gaza City ha messo a nudo tutte le contraddizioni della politica estera del governo Meloni. Da un lato dichiarazioni di contrarietà, dall’altro la totale assenza di atti concreti: nessun embargo, nessuna pressione diplomatica, nessuna sanzione. Un immobilismo che, come denunciano le opposizioni, equivale a una complicità silenziosa con Netanyahu e con una strategia militare che sta devastando la popolazione civile.
Il fronte progressista, dal PD al M5S fino ad AVS, appare per la prima volta coeso nel chiedere un voto parlamentare che costringa Meloni ad assumersi le proprie responsabilità davanti al Paese e davanti alla storia. Ma la premier continua a tenere i piedi in due scarpe: allineata con Trump e Israele sul piano internazionale, mentre a livello interno prova a smorzare le polemiche con prese di distanza sempre più fragili.
Così, mentre le bombe cancellano Gaza e la comunità internazionale si divide tra chi invoca un cessate il fuoco e chi chiude gli occhi, l’Italia resta sospesa in una zona grigia che offende i valori stessi su cui dice di fondarsi. Il rischio per Meloni è duplice: perdere credibilità sul piano europeo e, al tempo stesso, lasciare alle opposizioni l’intera bandiera della pace e dei diritti umani. Un prezzo politico che potrebbe pesare a lungo.


















