Peter Gomez esplode in diretta TV: “Ipocrisia disgustosa. Fanno schi…. Vergogna” – VIDEO

Una vera e propria esplosione di rabbia, indignazione e dolore in diretta televisiva. A innescarla, le polemiche che da giorni travolgono i Patagarri, band romana salita sul palco del Concerto del Primo Maggio con un messaggio inequivocabile: “Free free Palestine, Palestina libera”, gridato dal frontman Francesco Parazzoli a fine esibizione. Parole che hanno suscitato reazioni indignate, accuse di antisemitismo e perfino richieste di censura.

A difendere con forza la band, e con toni infuocati, è stato Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, durante la trasmissione Tagadà su La7. Un intervento che ha immediatamente fatto il giro del web, accendendo il dibattito pubblico.

“Questa è gente o sono solo vigliacchi?”

“Coloro che polemizzano contro l’esibizione dei Patagarri fanno schifo”. È l’attacco durissimo con cui Gomez apre il suo intervento, senza cercare attenuanti. “Nessuno nega l’orrore del 7 ottobre – prosegue – ma di fronte a 1.400 morti ne fai 50mila, di cui 20mila bambini? E uno non può dire ‘Palestina Libera’?”.

La rabbia del giornalista si dirige contro l’ipocrisia del mondo politico e dei media mainstream, incapaci – a suo dire – di affrontare l’enormità della tragedia umanitaria a Gaza. “C’è un’ipocrisia disgustosa. Sono tutti in ginocchio con la lingua fuori. Ma è gente questa? Sono esseri umani? No, sono dei vigliacchi e basta”, ha tuonato, tra lo sconcerto dei presenti in studio.

Una melodia ebraica, un grido palestinese

A far deflagrare lo scontro è stata anche la scelta dei Patagarri di accompagnare il proprio brano con una melodia della tradizione ebraica, ispirata a un canto della Bucovina. Una decisione artistica che voleva forse evocare un intreccio di memorie, culture, popoli. Ma che è stata letta da alcuni come provocazione, soprattutto alla luce del grido “Free Palestine”.

Le polemiche si sono moltiplicate, sia in Italia che in Israele. Alcuni esponenti politici di destra, tra cui Maurizio Gasparri (FI) e Matteo Salvini (Lega), hanno parlato di “inaccettabile propaganda” in uno spazio pubblico finanziato con fondi pubblici. L’ambasciata israeliana in Italia ha diffuso una nota in cui si condanna “l’uso improprio di un evento culturale per veicolare messaggi divisivi”.

“Non ha detto ‘Viva Hamas’. Basta strumentalizzazioni”

Gomez però respinge ogni accusa e fa una netta distinzione tra la difesa della causa palestinese e il sostegno al terrorismo: “Quel ragazzo non ha mica detto ‘Viva Hamas’. Ha detto ‘Palestina Libera’, che è esattamente ciò che sostengono decine di risoluzioni delle Nazioni Unite. Parlano di due popoli e due Stati. È diritto internazionale, non estremismo”.

Il direttore attacca inoltre la codardia dei governi occidentali e di quelli arabi, che secondo lui hanno preferito “voltarsi dall’altra parte” di fronte alla strage umanitaria a Gaza. “Sono complici di questo orrore – ha aggiunto – e adesso se la prendono con una band che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio? Ma dove siamo finiti?”.

La sinistra in silenzio, la destra all’attacco

Il caso Patagarri ha diviso anche il mondo della politica italiana. Il centrosinistra, per lo più, ha scelto la via del silenzio o della cautela. Solo poche voci si sono levate in difesa del gruppo, tra cui alcuni esponenti di Sinistra Italiana e della società civile.

La destra, invece, ha colto l’occasione per rinfocolare il dibattito sull’uso politico degli eventi culturali, invocando maggiori controlli e persino il commissariamento del Concerto del Primo Maggio. Una proposta avanzata in queste ore dal deputato meloniano Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera.

Arte, memoria e libertà d’espressione

Nel frattempo, sui social è scoppiato un accesso dibattito tra chi difende il diritto della band a esprimersi liberamente e chi considera quel palco “non adatto” per certi messaggi politici. Alcuni hanno apprezzato l’intreccio tra musica e impegno civile, citando artisti come Manu Chao, Roger Waters o Bob Dylan. Altri parlano di provocazione gratuita.

Ma il caso Patagarri – e l’intervento di Gomez – riapre un fronte più profondo, che riguarda il senso stesso dell’arte in tempo di guerra. Fino a che punto è lecito spingersi? Cosa significa oggi esprimere solidarietà a un popolo oppresso, senza essere accusati di collusione con il terrorismo?

Leggi anche

“Non possiamo più tacere”

“Non possiamo più tacere – ha concluso Gomez – perché se taciamo, siamo complici. La libertà di parola vale per tutti, anche per chi oggi dice ‘Palestina Libera’. E se non lo capiamo adesso, non lo capiremo mai più”.

Nel silenzio assordante della politica, le parole del direttore del Fatto sono diventate in poche ore una bandiera per chi rifiuta la narrazione dominante, e un pugno nello stomaco per chi preferisce rimuovere, ignorare o censurare.

Il dibattito è aperto. La tensione resta altissima. E la domanda resta sospesa: è ancora possibile, in Italia, dire “Palestina Libera” senza finire sotto accusa?
VIDEO:

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini