Della riforma della Giustizia ne abbiamo e riparlato parecchio in questi giorni nei nostri articoli. Molte le critiche arrivate da diversi esponenti del mondo politico e non. Si tratta di un mini disegno di legge – perché questo è la riforma di Carlo Nordio, otto articoli compresa l’entrata in vigore – contro i giudici e contro la libertà di stampa, con il bavaglio sulle intercettazioni. Proprio da lui, ex pm ed ex editorialista di un giornale, che ovviamente nega che il bavaglio ci sia. E lo ripete più volte. Il governo Meloni vuole garantire la sua tenuta con un ddl che, assicura il vice premier Antonio Tajani, “avrebbe soddisfatto Berlusconi”.

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E Nordio non solo aggiunge un “mi dispiace che non veda la riforma”, ma fa molto di più, condanna l’invio da parte della procura di Milano nel 1994 dell’invito a comparire all’allora premier a Napoli tramite un giornale che “aveva avuto l’avallo dei magistrati che non hanno vigilato abbastanza”.
Sul tema è intervenuto di recente il direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez. In un video pubblicato sui social, infatti, Gomez ha attaccato duramente il governo soffermandosi sui motivi che hanno spinto Meloni e co. a intitolare tale riforma a Silvio Berlusconi. Guardate un po’…
“La riforma della Giustizia intitolata a Silvio Berlusconi non nasce per garantismo, ma per favorire i colletti bianchi e politici indagati, per eliminare l’abuso d’ufficio. Significa permettere o meglio non punire il sindaco e affidare senza gara un appalto, un parente, un amico. Per avvisare in anticipo gli indagati per reati gravi come truffa, bancarotta, corruzione senza prevedere un fermo provvisorio. Significa permettere a molti di loro di fuggire e mettere un ulteriore bavaglio ai giornalisti, significa nascondere ulteriormente le malefatte delle classi dirigenti. Questo lo scopo della riforma Berlusconi, non a caso dedicata a lui per favorire i colletti bianchi…” dice Gomez nel video.



















